In un’estate dominata dai tormentoni da spiaggia, Iside sceglie la notte. La cantautrice sarda – classe 2003, voce intensa e scrittura personale – torna con “Luna Calamita”, un singolo che sfugge alle convenzioni del pop stagionale per raccontare ciò che accade quando si spegne il telefono e si accende l’ascolto. Una canzone che non cerca effetti speciali, ma si affida alla potenza del non detto. Tra Afrobeat e malinconia urbana, Iside canta il lato magnetico e silenzioso dell’estate.
a cura della redazione
Iside, benvenuta su Che! Intervista. “Luna Calamita” è un titolo evocativo e misterioso: da dove nasce e cosa rappresenta per te?
Il brano nasce da un momento di introspezione dentro la mia cameretta (che ritengo essere il mio spazio intimo per eccellenza). Il titolo, in particolare, richiama una luna che accompagna e che guida e che per me rappresenta la chiave per guardare dentro me stessa.
Negli ultimi anni la luna è tornata al centro dell’estetica pop, ma nel tuo brano non è un simbolo generico: è quasi un personaggio. Che rapporto hai con questa presenza notturna?
Per me la luna, essendo una guida spirituale, è una metafora che rappresenta quasi una “compagna di vita”. Inoltre, il simbolo della luna, l’ho sempre sentito particolarmente vicino, in quanto il mio stesso nome la richiama nella mitologia antica. Ha assunto per me negli anni un legame emotivo e affettivo molto forte.
«Chiudo gli occhi, spengo il cell»: nei tuoi versi il silenzio non è assenza, ma rifugio. Quanto è importante, oggi, imparare a restare nel vuoto?
Personalmente, ritengo che il vuoto non sia sempre sinonimo di assenza, in quanto in esso si può scoprire qualcosa in più di se stessi. Bisogna avere coraggio a non temere il vuoto e considerarlo come spazio per ritrovarsi e fortificarsi.
Il sound del brano è curato, essenziale, mai urlato. Com’è nato il lavoro con Kidd Reo, Krade e Young Cruel?
Il brano è nato nella mia cameretta e si è poi concretizzato con l’incontro di Kidd Reo. Inizialmente abbiamo sperimentato sulla base di quello che avevo scritto, ma ci siamo accorti fin da subito che mancava qualcosa. Ed è qui che sono entrati in gioco Krade e Young Cruel. La nostra unione ci ha permesso di portare a termine l’idea iniziale e siamo rimasti positivamente sorpresi del risultato.
C’è una Sardegna che si allontana dagli stereotipi da cartolina e si racconta con nuovi suoni, nuove parole. Quanto conta l’isola nella tua scrittura?
L’isola fa parte di me e della mia musica e da sempre mi accompagna in questo viaggio. Vivendo in una realtà isolana, noto la presenza di fattori sia positivi che negativi rispetto a coloro che vivono in realtà differenti. La mia isola, però, mi sostiene e mi dà belle opportunità che sono fiera di portare avanti. Questo sicuramente stimola la mia scrittura e mi spinge a migliorarmi ogni giorno in un settore molto competitivo ma affascinante.
Nelle immagini del videoclip diretto da Matteo Varchetta non ci sono paesaggi perfetti, ma luoghi vissuti. Cosa volevi raccontare visivamente di questa canzone?
L’immagine che volevo trasmettere era proprio questa: i colori di ambienti vissuti e con una storia alle spalle. Semplici e minimal, ma con tante storie da raccontare. In primis la mia, fatta di ambienti naturali, tipici e lontani dagli stereotipi.
Il brano parla anche di relazioni sospese, intime ma distanti. Quanto c’è della tua generazione in quei versi spezzati delle 02?
La mia generazione porta il peso del cambiamento e della consapevolezza anche di un amore diverso da quello delle generazioni precedenti. Le diverse dinamiche di oggi, dovute anche ai social, hanno cambiato dei tratti relazionali e il modo in cui vediamo l’altro. La comunicazione è istantanea, ma forse a volte rimane sospesa tra le righe di qualche messaggio, e perdersi è molto facile.
Sei molto attenta all’identità visiva dei tuoi progetti. Come costruisci il tuo immaginario? Da dove trai ispirazione?
La mia immagine, e quello che cerco di trasmettere visivamente, sono il risultato di un mix di ispirazioni e di autenticità. Cerco sempre di mostrare ciò che sono e ciò che voglio raccontare con un pizzico di aiuto da chi ha un’identità visiva che mi affascina e che sento vicina.
In un panorama musicale spesso frenetico e performativo, tu scegli i mezzi toni. È una scelta artistica o anche politica, in qualche modo?
È una scelta artistica e personale che rappresenta me e quello che sono.
Cerco di prendermi i miei spazi, i miei tempi, e di seguire il mio percorso senza addentrarmi troppo in luoghi non di mio interesse.
Se la luna attrae chi non ha paura del silenzio, che tipo di ascoltatore immagini per “Luna Calamita”? A chi ti stai rivolgendo davvero?
Mi rivolgo a tutti: a chi nel vuoto vede qualcosa di spaventoso e a chi invece lo accoglie a braccia aperte e vede in esso un punto di forza. La luna è metaforicamente una guida, una forza che ci accompagna quotidianamente. Tengo presente, inoltre, che ognuno possa avere la propria interpretazione delle mie parole e credo che questo non faccia che arricchirle.
Grazie Iside e complimenti per la tua carriera!
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