Johnson Mella, alla ricerca del groove: quando il soul incontra il presente

Tra Firenze e le radici della black music, Johnson Mella costruisce un percorso artistico che unisce soul, hip hop, R&B e jazz in una scrittura personale, nutrita di groove e consapevolezza. Con il nuovo EP Cerco una vibe, l’artista classe 2001 torna a raccontare il suo tempo attraverso suoni caldi e parole che oscillano tra dubbio e certezza, passato e presente. Un progetto che conferma la sua vocazione per il feeling e per una musica capace di far muovere il corpo e riflettere la mente.

a cura della redazione

Benvenuto su Che! Intervista
La tua musica nasce dall’incontro tra black music e cantautorato italiano: in che modo queste due anime convivono oggi nella tua scrittura?

Ciao!!
è un rapporto particolare che cerco ancora oggi di sviluppare la sfida è sempre quella di riuscire a dire quello che si vuole comunicare senza perdere Feeling

Hai citato spesso Pino Daniele e D’Angelo come riferimenti fondamentali: cosa hai imparato da loro, più come artista che come musicista?
Mi parli di due insegnanti..ogni cosa che hanno lasciato è un consiglio, un insegnamento …forse è propio la loro capacità nel saper comunicare e nel condividere un linguaggio ciò che vorrei imparare da questi giganti

Cerco una vibe sembra ruotare attorno al concetto di groove e feeling: che significato ha per te “trovare la vibe” in questo momento della tua vita?
“Cerco una Vibe” è l’idea di un momento che ferma il tempo  anche solo per un attimo, dove si riesce a vedere il quadro con tutta la cornice, pur essendo dentro alla tela.

Nei tuoi testi parli di un presente da osservare con dubbi ma anche con certezze: quali sono oggi le domande che ti poni più spesso quando scrivi?
Evito di pormi domande nella scrittura così che ciò che mi preme internamente posso uscire fuori con più naturalezza

Rispetto al primo EP Tirando le somme, quanto senti di essere cambiato artisticamente e umanamente?
Sono due lavori diversi e a distanza anche di anni, il giudizio artistico trovo che spetti ad altri ma a livello umano chiaramente le cose cambiano è un fatto organico

In brani come “Brown Sugar” alterni italiano e inglese: è una scelta stilistica o un’esigenza espressiva legata al tipo di suono che cerchi?
è un caso dove abbiamo il mix delle due, tutto nasce dagli ascolti e dalla globalizzazione, per poi farne una scelta tecnica e di stile per ottenere più ritmicità

Il tuo immaginario sembra molto cinematografico, anche grazie all’influenza di Spike Lee: quanto conta per te la dimensione visiva nella costruzione di una canzone?
Per quanto mi riguarda direi parecchio, Le arte visive mi hanno sempre influenzato, l’insieme di questi due mondi creano sempre gli immaginari giusti per quello che voglio comunicare ,  è proprio la collaborazione di queste due arti l’idea/manifesto di “Cerco una Vibe”

Le tracce dell’EP spaziano tra lounge, R&B e hip hop: quando inizi un brano parti più dal suono o dal messaggio che vuoi comunicare?
Non vedo differenza tra le due parole per come la vedo io, il suono forse è il messaggio più importante

“Senza titolo” chiude il disco in modo più intimo e morbido: che ruolo ha per te la vulnerabilità all’interno di un progetto così legato al groove?
Cercavo proprio questo, riuscire a comunicare un sentimento più fragile ed emozionale senza perdere Energia.
Spesso consideriamo il Groove come qualcosa a senso unico ed inscalfibile, in verità è in grado di comunicare tutte le emozioni perchè noi lo chiamiamo groove ma alla fine parliamo di energia.

Che tipo di artista senti di voler diventare: qualcuno che fotografa il presente o che prova a immaginare nuovi orizzonti sonori e narrativi?
Non mi prefisso niente, darò il mio meglio!!

Grazie!

Grazie a te e un grosso in bocca al lupo

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