Khamilla: tra note, emozioni e coraggio – Un brindisi a chi siamo davvero

Con il successo di Rocky senza braccia, Khamilla, nome d’arte di Camilla Tetti, si è affermata come una delle voci più intense e originali del nuovo cantautorato femminile italiano. Ora, con il suo nuovo singolo Barbera, torna a esplorare l’animo umano attraverso melodie blues e pop, raccontando il coraggio di affrontare le proprie fragilità e di riscoprire se stessi. In questa intervista, Khamilla ci porta dentro il suo mondo musicale e creativo, fatto di profondità, sfumature e un’intensità capace di toccare il cuore di chiunque l’ascolti.

a cura di Antonio Capua


In Barbera parli di affrontare le proprie ombre e di accettare la fragilità. Cosa ti ha ispirato a scrivere una canzone così intima e potente e quanto di personale c’è in questo brano?
Tutte le mie canzoni sono ispirate dal mio vissuto e in Barbera parlo di un amore viziato che non sembrava più potermi dare il calore di cui avevo bisogno. Scrivere questo brano mi ha aiutato a capire che era la relazione con la mia rabbia interiore la prima che avrei dovuto affrontare per riuscire a vivere un amore sano.

La melodia di Barbera è nata su una tastiera giocattolo, un’immagine quasi poetica. Quanto è importante per te mantenere una componente giocosa e sperimentale nel tuo processo creativo?
Nel giocare e nell’atto di sperimentare risiedono la curiosità e l’apertura mentale che sono aspetti importantissimi per tutte le attività artistiche. Non bisogna mai accontentarsi di ciò che si crea, anzi, secondo me, si deve sentire sempre il bisogno di cercare il “nuovo”.

Il vino rosso, simbolo di convivialità e introspezione, è al centro del tuo nuovo singolo. Come mai hai scelto questo elemento come metafora e che messaggio speri di trasmettere attraverso questa immagine?
Ho scelto questa immagine perché il vino rosso rappresenta un ambiente conviviale e caldo e la “Barbera” in particolare è sempre stato il vino da pasto che i miei nonni piemontesi avevano sempre in tavola. 

La tua musica è un mix di influenze, dal blues al jazz, passando per il pop. Quali sono gli artisti o le esperienze che hanno contribuito maggiormente a plasmare il tuo stile unico?
La musica di Amy Winehouse mi ha insegnato la schiettezza nei testi e quel R&B sensuale di cui solo lei era capace. Invece uno dei momenti in cui ho capito che volevo lasciarmi influenzare da queste sonorità black è stato alle elementari: la mia insegnante di Italiano aveva iscritto tutta la classe ad un coro Gospel e amavo cantare quelle linee melodiche così esplosive e libere, è un ricordo speciale. 

Con Rocky senza braccia hai raccontato la lotta per superare i propri limiti. Quali sfide personali o artistiche hai dovuto affrontare e come pensi che la musica ti abbia aiutata a superarle?
La musica mi ha insegnato la pazienza, la resilienza e l’importanza dell’ascolto. Scrivere in particolare mi ha fatto capire quanto sia importante avere il coraggio di affrontare psicologicamente le mie esperienze personali per poterle raccontare. 

Il rapporto con il pubblico è centrale nel tuo modo di fare musica. Cosa provi quando ti esibisci dal vivo e in che modo l’energia del pubblico influenza le tue performance?
Durante le mie performance, cerco sempre di guardare il pubblico negli occhi per instaurare una connessione sincera. Adoro godermi gli attimi di silenzio che ci sono tra la fine di una canzone e gli applausi perché secondo me trattengono un’energia magica indescrivibile. La cosa più importante quando mi esibisco è che il pubblico si senta a casa e si senta compreso nella mia musica.

La tua carriera è iniziata giovanissima, ma la tua musica ha già un profondo spessore emotivo. Come riesci a conciliare l’essere una giovane donna in un’industria spesso complessa con il desiderio di esprimere emozioni autentiche e complesse?
Essere una giovane donna nell’industria musicale vuol dire proprio farsi carico della responsabilità di raccontare emozioni complesse. Sono fortemente convinta che ci sia il bisogno di cantautorato femminile nell’industria musicale più che mai. Forse un domani riuscirò a conciliare tutto questo, per il momento faccio musica nella maniera in cui credo si possa arrivare a una nicchia di pubblico che ha bisogno di sentire questo genere di musica e di argomenti che cerco di portare. 

L’inclusione e l’accettazione sono temi centrali nella tua poetica. In che modo pensi che la tua musica possa contribuire a creare uno spazio di dialogo e connessione, soprattutto tra le nuove generazioni? 
Spero che tra i miei testi le persone capiscano quanto sia prezioso essere fragili e salvaguardare la propria sensibilità per dialogare con se stessi.

Torino, la tua città natale, ha una lunga tradizione musicale. Quanto ha influenzato il tuo percorso artistico crescere in questa città e in che modo le tue radici si riflettono nelle tue canzoni?
Torino è la grigia città elegante di cui tutti dovrebbero respirare l’aria almeno una volta nella vita. Sicuramente gli ambienti e i luoghi dove vivi certi momenti tornano in qualche modo nei miei testi: mi viene in mente quando cito la zona di San Salvario nel mio singolo American Psycho.

C’è un progetto in particolare che vorresti realizzare, un palco su cui desideri esibirti o un messaggio che vorresti lasciare al tuo pubblico?
Mi piacerebbe essere selezionata tra i finalisti di Musicultura perché è un contest cantautorale che stimo molto e vorrei riuscire a mettermi alla prova su un palco più grande. Il messaggio che voglio lasciare al mio pubblico è di fidarsi della propria sensibilità e essere più istintivi, perché questo è il modo in cui sto cercando di lavorare per mettere sempre più autenticità e passione in ciò che faccio.

Grazie Khamilla ed un grosso in bocca al lupo
Continua a seguirci su Che! Intervista

Per saperne di più visita
Instagram | Facebook

Copy link