Un libro che non chiede di essere letto in fretta. Invita piuttosto a rallentare, a fare spazio, a sottrarsi per un momento al frastuono quotidiano per ascoltare una domanda semplice e insieme vertiginosa: sei felice?
a cura della redazione
La forza del testo sta proprio qui, in quell’interrogativo iniziale che sembra innocuo e invece scardina certezze, abitudini, narrazioni rassicuranti. Elena è una giovane donna “riuscita”: laurea brillante, affetti solidi, una relazione stabile, una carriera ben avviata. Tutto ciò che, secondo i parametri del mondo, dovrebbe coincidere con la felicità. Eppure, sotto la superficie, vive un’inquietudine sottile, una crepa interiore che nessun traguardo riesce a colmare. È da questa frattura silenziosa che nasce il racconto.
L’autrice sceglie una scrittura limpida, essenziale, mai enfatica. Il tono è quello della testimonianza, ma non scivola mai nell’autobiografismo compiaciuto: ogni esperienza personale è offerta al lettore come spazio di riconoscimento, non come modello da imitare. Il momento di svolta avviene in un luogo che, simbolicamente, è l’opposto del mondo che corre: una chiesa, il silenzio, l’assenza di rumore. È lì che la protagonista sperimenta per la prima volta una pace inattesa, una sensazione di essere finalmente vista, accolta, compresa. Non risolta, ma abitata.
Da quel silenzio nasce una gioia nuova, non euforica, non fragile, ma radicata. Una gioia che non si consuma condividendola, bensì si moltiplica. Ed è qui che il libro compie il suo gesto più radicale: ribaltare la logica dominante della performance, del successo, dell’accumulo, per proporre una felicità che passa attraverso la perdita, la rinuncia, il coraggio di lasciar andare ciò che non è essenziale.
Nella seconda parte del volume, quando Elena diventa suor Elena Francesca, il racconto si apre a una dimensione più universale. Il silenzio non è più solo un’esperienza personale, ma una vera e propria via: una “voce che non delude”, capace di raggiungere anche le ferite più nascoste del cuore. La preghiera, descritta senza retorica e senza dogmi, emerge come forza misteriosa e concreta insieme, uno spazio di verità in cui imparare a stare con se stessi e con gli altri.
È un testo che interroga chiunque si sia sentito, almeno una volta, straniero nella propria vita perfetta.
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