“La quiete oltre la finestra”: Corrado Degliangioli tra viaggio, memoria e canzoni necessarie

Dalla vita concreta nell’azienda ittica di famiglia alla scoperta quasi accidentale della musica, Corrado Degliangioli ha costruito un percorso artistico sincero e profondamente umano. Con La quiete oltre la finestra, il suo nuovo disco, il cantautore siciliano racconta un anno e mezzo di distanza, di letture, di mare, di amore e di ferite aperte sul mondo. Un album intimo, narrativo, che guarda alla canzone d’autore come spazio di riflessione e di verità. Lo abbiamo incontrato per esplorare il suo viaggio interiore, le storie dietro le canzoni e il senso profondo del suo scrivere.

a cura della redazione


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Benvenuto su Che! Intervista, Corrado. La tua storia artistica sembra nascere più da un incontro che da una scelta programmata: quando hai capito che la musica non era più solo una passione, ma una necessità?
Non c’è stato un momento preciso, tutto è venuto da solo, dall’incontro con Silvana, la mia ragazza di allora. Da lì in poi è stato ‘naturale’, ricordo benissimo la prima canzone che scrissi, ma non so spiegare il perché, e sinceramente non mi preoccupa più di molto andare a cercarlo.

In La quiete oltre la finestra racconti un periodo di distanza e solitudine: quanto il viaggio, fisico e interiore, ha trasformato il tuo modo di scrivere e di guardare il mondo?
Molto ! Leggere è come viaggiare, e la lettura  influenza ovviamente, impari nuovi termini, si affina la tua scrittura, conosci molti posti, molte storie. Leggere è viaggiare stando seduti su una sedia.

Il titolo dell’album evoca pace, ma anche una consapevolezza amara: che significato ha oggi per te quella “quiete” e cosa si nasconde oltre quella finestra?
La consapevolezza amara di essere un uomo molto fortunato per essere nato in questo luogo piuttosto che in altri luoghi martoriati. Dietro la mia finestra non si nasconde nulla, mi è ben chiara e visibile la quiete che c’è, come mi è chiara e visibile la quiete che manca dietro le finestre di uomini e donne meno fortunati.

Molte canzoni nascono da luoghi reali del tuo paese, dal mare al Bukowski: quanto è importante per te il legame con i luoghi nella costruzione delle tue storie?
Molto importante! Il Bukowski è il pub dove ho conosciuto veramente la musica, e continuo a conoscere ancora oggi. Ben più importante è l’anima dei posti a cui sono legato, dovuta anche alle persone che ci girano intorno.

Nei tuoi testi convivono amore, nostalgia, letteratura e una forte attenzione al sociale: come riesci a tenere insieme l’intimità personale e lo sguardo sul mondo?
È una cosa che mi viene spontanea. Non mi sforzo, quando scrivo, sono semplicemente me stesso, senza veli.

In brani come Le bombe di democrazia dai voce a chi non ce l’ha: senti una responsabilità particolare quando la canzone diventa denuncia?
Si ! Anche questa è una cosa che mi viene spontanea. Non sopporto le ingiustizie, grazie al cielo mi indigno ancora, soprattutto quando vedo uomini accumulare il proprio potere per poi comportarsi come bulli nei confronti dei più deboli. Non esistono potenti buoni, assolutamente, hanno tutti la stessa faccia.

La letteratura ha un ruolo centrale nel tuo immaginario, da Kerouac a Conrad, fino a Moby Dick: cosa ti offre la scrittura degli altri che poi ritrovi nella tua musica?
Mi permette di dare uno sguardo attento al mondo, descritto in mille modi diversi. Kerouac non è Conrad, come Melville non è Jack London. Però tutti raccontano fatti, storie, vere o non vere, ognuno dal loro punto di vista. La magia della lettura è che ti permette di osservare da vicino i punti di vista di migliaia di scrittori ognuno diverso dall’altro, e questo è bellissimo.

Regina della Selva e Viaggi e miraggi sono dichiarazioni d’amore e di perdita molto dirette: quanto è difficile esporsi così tanto davanti a chi ascolta?
Non è difficile esporti quando l’amore è molto forte .

Musicalmente il disco è delicato ma ricco di sfumature: come nasce l’equilibrio tra semplicità cantautorale e ricerca sonora nei tuoi brani?
Volevo questo sound e l’ho ottenuto soprattutto grazie alla collaborazione del mio produttore Salvo Arderuccio, musicista eccezionale. È stato un caso conoscerci, ci capiamo benissimo, e credo che avremo molta strada da fare insieme.

Che tipo di “viaggio” senti di dover affrontare in futuro, come uomo e come cantautore?
Il viaggio che mi offrirà la strada, che è la vita. C’è una canzone a cui sono molto legato, si chiama Racing in the street, di Bruce Springsteen. Ecco, è tutto lì, correre, non fermarsi mai, mettermi sempre in discussione, leggere e imparare. Siamo già pronti per formare una band e intraprendere un bel viaggio, che non sarà breve

Grazie Corrado e complimenti per la tua carriera artistica!

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