Dopo l’album Mar Viola e una carriera che li ha visti condividere il palco con band come Il Muro del Canto e Daiana Lou, i Lady and the Clowns tornano con un nuovo singolo: Rebel Ship. Un brano che segna un ritorno alle origini, esplorando sonorità folk arricchite da un suggestivo assolo di tromba e da un velo di malinconia. La nave, metafora centrale del testo, diventa simbolo dei comportamenti umani, delle ostinazioni e delle scelte che spesso ci tengono ancorati a rotte senza futuro.
Abbiamo incontrato il trio romano per parlare di questo nuovo lavoro e del loro percorso musicale sempre in evoluzione.
a cura della redazione
Benvenuti su Che! Intervista e grazie per essere con noi. Rebel Ship rappresenta un nuovo capitolo del vostro percorso: cosa significa per voi questo brano e perché avete scelto proprio ora di pubblicarlo?
Grazie a voi per questa opportunità. Rebel Ship è stato un brano impulsivo. Più degli altri forse. Volevamo che prendesse luce subito, avevamo urgenza di comunicare nuovi messaggi e non volevamo aspettare anni come abbiamo fatto in precedenza.
La nave che affonda è una metafora potente dei comportamenti umani. Come nasce questa immagine e cosa volete trasmettere con essa?
In generale, abbiamo spesso utilizzato figure ed immagini marinaresche nei nostri testi. In questo caso l’immagine è nata spontaneamente da una nostra conversazione, da una riflessione sui rapporti umani.
La metafora della nave ribelle vuole descrivere quei rapporti che, nonostante le complessità, vale la pena esplorare per la loro ricchezza e profondità. La nave ribelle è l’antitesi del mare calmo e della nave che si lascia affondare: pur essendo a volte difficile da gestire, è autentica, tramuta la difficoltà in vitalità.
Rispetto ai vostri lavori precedenti, in questo singolo emerge un suono folk inedito per voi. Cosa vi ha spinto verso questa direzione musicale?
In realtà riprende molto alcune delle sonorità che avevamo nel momento in cui abbiamo iniziato a suonare insieme, che però non abbiamo mai esplicato in modo così palese.
Molti dei nostri brani sono nati come canzoni acustiche poi riarrangiate in chiave power trio. Anche Rebel Ship nasce da un arpeggio di chitarra acustica scritto tempo fa, solo che in questo caso abbiamo voluto provare a valorizzarlo, senza stravolgerlo, costruendoci una canzone intorno.
Non pensiamo ci snaturi, anzi. Rappresenta un nostro brano crudo e naturale, permettendoci al tempo stesso di concentrarci sul messaggio.
L’assolo di tromba aggiunge un colore particolare al brano. Come è nata l’idea di inserirlo e quale atmosfera volevate evocare?
All’interno degli altri progetti musicali che seguiamo e tra le nostre collaborazioni ed amicizie siamo fortunati a poterci interfacciare spesso con altri artisti provenienti da background musicali diversi dai nostri e di tanto in tanto ci piace coinvolgerli. Per noi le esperienze trasversali, in ambito musicale e non, sono solo motivo di arricchimento e sperimentazione.
Basti pensare al violino di Fulvio Farcomeni che abbiamo inserito in Forbidden Seas, traccia del nostro primo album Mar Viola. In uno dei nostri ultimi live abbiamo anche coinvolto Davide Carini, sassofonista, per sostituire la chitarra in un assolo per il solo gusto di sperimentare e soprattutto suonare assieme.
Collaboriamo anche in altri progetti con Lucilla De Montis e abbiamo pensato che il suono acceso della tromba avrebbe coronato perfettamente le sonorità pulite e squillanti di questa canzone, rafforzandola ulteriormente.
Sul come nascano le idee poi è difficile dirlo, ad esempio abbiamo inserito il mandolino solo perché lo abbiamo visto appeso al muro dello studio di registrazione, la Kate Academy. Forse in questo caso ci siamo avvicinati con la musica alle tecniche che si usano in altre arti, come la pittura: la creazione di Rebel Ship è stata come la ricerca dei colori adatti a dipingere un quadro. Un po’ maliconico, è vero, ma con tonalità calde e brillanti.
Avete dichiarato che “Rebel Ship” nasce da una delle vostre conversazioni sui comportamenti umani. Quanto il dialogo interno al gruppo influisce sulla scrittura delle vostre canzoni?
Normalmente il dialogo non influisce così direttamente come lo ha fatto per questa canzone, al tempo stesso però non possiamo dire che non contribuisca.
In generale nostri testi, frutto principalmente delle idee di Sara, vogliono analizzare i comportamenti umani, le nostre reazioni ad essi, alla vita, alla società. In tutti i brani di Mar Viola è possibile percepire questa analisi come un filo conduttore comune. Più che nascere dai nostri discorsi, possiamo dire che nascano da un dialogo molto più ampio e generazionale, come ad esempio nel caso di Disillusione, uno dei singoli del nostro album.
Parlando non solo tra di noi ma anche con chi ci circonda e soprattutto con i nostri coetanei, ci siamo resi conto di condividere spesso le stesse sensazioni, paure, speranze. È questo pool comune che alla fine sta alla base dei nostri testi e a volte anche della componente musicale dei nostri brani.
Nel testo ci sono molte domande esistenziali: vi considerate più dei cantautori che cercano risposte o dei narratori che amano lasciare spazio all’ascoltatore?
Sicuramente cerchiamo risposte e molto spesso non le troviamo! Ma ci piace anche interpellare il pubblico sollecitando le loro menti. Le domande retoriche ci aiutano a capire che non siamo soli in questa ricerca e che anche il nostro pubblico non lo è.
Il vostro stile mescola rock, funk, alternative e ora folk. Quanto è importante per voi la contaminazione e la libertà di muovervi tra i generi?
Tanto importante quanto seguire una dieta equilibrata; fa male mangiare sempre le stesse pietanze, è veleno suonare sempre le stesse cose.
Abbiamo sempre sperimentato e contaminato i nostri brani con varie influenze, senza limitarci e mettendo ciascuno un po’ del proprio background musicale. Sicuramente è stato questo approccio a definire l’originalità del nostro stile attuale, quindi possiamo dire che la contaminazione tra i generi è per noi essenziale.
I vostri live sono noti per energia e teatralità, con elementi ironici come la banana gonfiabile. Quanto conta per voi l’aspetto performativo oltre alla musica?
Ogni performance dal vivo deve dare un’esperienza diversa al pubblico. Il nostro obiettivo non è quello di riportare fedelmente i brani e basta, bensì di arricchirli con l’energia, il divertimento e, perché no, anche l’ironia che solo il rapporto diretto con le persone riesce a dare.
Quello che si ha tra palco e pubblico è uno scambio non solo di musica, ma anche di emozioni, per questo l’aspetto performativo è essenziale: tutto quello che proviamo sul palco si unisce alla musica e viene trasmesso, in un flusso continuo e reciproco.
Dal primo EP Who’s the Lady? al disco Mar Viola fino a Rebel Ship, come sentite di essere cambiati come band in questi anni?
Troviamo più corretto dire che abbiamo raffinato e definito il nostro stile. Per questo ci sentiamo di affermare che scrivere un brano folk non ci rende folk, come scrivere un brano funk non ci rende funk.
Anche se Rebel Ship apparentemente si discosta dalle nostre produzioni più recenti, è sempre stata nelle nostre corde, in quel calderone di influenze e generi sui quali ci siamo sviluppati.
Quali sono le prossime rotte della vostra “nave ribelle”? Ci saranno nuovi singoli, un album, o magari collaborazioni in arrivo?
È ancora florida la collaborazione con gli sviluppatori di Downtown Club, il racing game disponibile per Meta Quest per il quale abbiamo scritto i brani musicali presenti nel gioco. Ci sono anche delle date in vista che ci faranno giricchiare per l’Italia quindi state attenti che magari andate a bere con amici e vi ritrovate ad un nostro concerto! Non sarete più le stesse persone di prima.
Intanto ci vediamo prossimamente a Roma, sabato 25 ottobre al B-Folk e giovedì 20 novembre al Let It Beer, poi chissà!
Grazie ragazzi e complimenti per la vostra carriera artistica!
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