In un panorama musicale che spesso privilegia l’eccesso, l’enfasi e la corsa al ritornello ad effetto, Lara Serrano sceglie la sottrazione. Con “Silenzio Assenzio”, la cantautrice genovese classe 1998 torna dopo l’EP Parole Sciolte e lo fa con una scrittura asciutta, ma densa di significato, restituendo al silenzio il suo valore più autentico: quello di una scelta consapevole, non di una fuga.
a cura della redazione
Il brano si muove su una linea sottile che intreccia intimità personale e riflessione sociale. Se da un lato racconta di rapporti che si consumano senza scontri né epiloghi fragorosi, dall’altro si inserisce nel contesto della cosiddetta “società liquida”, descritta da Zygmunt Bauman, dove i legami evaporano come oggetti di consumo, tra desiderio di libertà e incapacità di sostenere l’impegno. Serrano fotografa con lucidità un vuoto sempre più diffuso: quello delle parole che non arrivano, dei silenzi che diventano assenza.
Musicalmente, il brano si distingue per un’atmosfera sospesa, costruita su linee melodiche essenziali che lasciano spazio alla voce, autentica protagonista. È una scelta stilistica coerente con il tema: ridurre per mettere a fuoco. Il testo si apre con immagini concrete e personali («Ho il cuore pieno perché remo contro. / Perché penso troppo.»), fino a esplodere nella forza evocativa del ritornello: «Ti lascio in un silenzio denso, in un silenzio assenzio».
Qui sta la chiave del singolo: il silenzio diventa un atto di dignità, mentre l’assenzio richiama, con la sua ambivalenza letteraria da Baudelaire a Verlaine, qualcosa che brucia e stordisce, ma che lascia un segno indelebile. È un brindisi amaro al passato, un addio che non urla, ma scolpisce.
Il verso «Mi devi un tramonto a Roma, alla terrazza del Pincio a cantare a squarciagola» rende la capitale un luogo sospeso: la scena mai vissuta, la promessa mancata che resta come debito con se stessi. Serrano trasforma la memoria in metafora, confermando una scrittura che sa essere intima e universale al tempo stesso.
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