“Le cose di cui io e mia madre non parliamo” di Michele Filgate, Mondadori

Copertina di libro rosa intenso con grandi lettere gialle: 'Le cose di cui io e mia madre non parliamo'; sottotitolo arancione: 'Quindici scrittori e scrittrici rompono il silenzio'; a cura di Michele Filgate.

Le cose di cui io e mia madre non parliamo” di Michele Filgate, pubblicato da Mondadori, è un’opera che non si limita a narrare, ma scava, interroga e restituisce voce a ciò che per troppo tempo è rimasto sepolto nel silenzio.

a cura della redazione


Nato da un saggio autobiografico divenuto virale, il libro si trasforma in un’antologia corale che esplora uno dei legami più universali e complessi: quello tra madre e figlia (o figlio). Filgate, con lucidità e pudore, parte dalla propria esperienza — l’abuso subito e, soprattutto, il mancato intervento della madre — per interrogare una frattura emotiva che va oltre il singolo evento e si radica nella struttura stessa del rapporto. Il risultato è un’opera che non cerca consolazione facile, ma verità.

La forza del volume risiede nella pluralità delle voci coinvolte. Scrittori come André Aciman, Melissa Febos, Carmen Maria Machado e Brandon Taylor offrono prospettive diverse, spesso dissonanti, ma sempre autentiche. Ogni contributo è un tassello di un mosaico emotivo complesso, dove convivono amore e risentimento, desiderio di vicinanza e bisogno di distanza, memoria e rimozione.

Aciman, ad esempio, trasforma la sordità materna in una riflessione poetica sul linguaggio e sull’ascolto, suggerendo che comprendere qualcuno significhi spesso andare oltre le parole. Febos intreccia mito e autobiografia con una scrittura viscerale, esplorando come il rapporto con la madre possa influenzare anche le scelte più estreme e intime. Machado, con la sua consueta lucidità narrativa, mette in discussione i modelli tradizionali di maternità, mentre Taylor offre una confessione disarmante sulla difficoltà di provare empatia, ribaltando ogni aspettativa emotiva.

Eppure, nonostante la varietà dei temi e degli stili, ciò che unisce questi racconti è una tensione comune: il bisogno di dire ciò che non è stato detto. Il silenzio, in questo libro, non è assenza ma presenza ingombrante, una forza che modella le relazioni e le identità. Scrivere diventa allora un atto di resistenza, ma anche di riconciliazione — non necessariamente con l’altro, ma con sé stessi.

Per saperne di più visita: mondadori.it

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