Un racconto intenso e autentico della musica e della rinascita artistica di Levi

Dal 28 novembre 2025 arriva sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica L’amore da ubriachi, il nuovo singolo di Levi. Il brano racconta l’intensità e la fragilità di un amore impossibile da sostenere nel tempo, tra desiderio, ricordi e fugaci momenti di vicinanza, segnando un vero e proprio punto di svolta nel percorso musicale dell’artista. Con un sound più maturo e ballad che valorizzano la sua voce e la sua narrazione emotiva, Levi porta il pubblico in un viaggio attraverso i sentimenti più complessi e autentici.

a cura della redazione


Levi, benvenuto su Che! Intervista. Con L’amore da ubriachi apri una nuova fase della tua carriera: quali emozioni provi nel condividere con il pubblico questa nuova identità artistica?
E’ un’emozione unica. Mi sento molto fortunato ad avere questa opportunità e per questo ringrazio innanzitutto il team che mi sta aiutando. Sono frenetico ed eccitato ogni volta che parlo del brano e che lo canto. Allo stesso tempo percepisco una forte responsabilità, so che è un’occasione molto importante e non ho intenzione di bruciarla quindi sto molto attento ai miei passi. Sono sempre stato molto testardo, di quelli che se non ci sbattono la testa non capiranno mai la lezione ma sta volta so che devi fidarmi e affidarmi.

    Il brano racconta una storia di amore intenso ma effimero: quanto c’è di autobiografico e quanto invece nasce dalla tua capacità narrativa come cantautore?
    Fino ad oggi ho sempre scritto riguardo la mia vita. Anche L’amore da ubriachi parla di una mia storia d’amore passata. In generale mi piace tanto scrivere i miei pensieri, le mie preoccupazioni e in generale delle mie giornate. Quando vivo qualcosa di emotivamente forte capita che nasca una canzone, come in questo caso.

    Nel videoclip emergono Chiara e Lorenzo come protagonisti di un amore “tossico” ma irresistibile: quale messaggio speri arrivi attraverso queste immagini?
    Chiara e Lorenzo sono stati eccezionali nel rappresentare quell’amore che vive molti attimi superficiali, belli nel momento in cui accadono ma che nascondono il dolore di una relazione che non può durare. Mi piacerebbe mettere alla luce queste problematiche di coppia che, se prese in tempo, si possono risolvere. Anche se so di essere molto giovane per parlare d’ amore spero che, attraverso la mia storia, anche le coppie della mia età possano lottare da subito se credono nel loro rapporto. Allo stesso tempo sottolineare come sia necessaria la comunicazione di coppia, sia per sollevare problematiche scomode oltre che a parlare dei bei momenti.

    Hai parlato di una “rinascita artistica” e di autenticità assoluta nel nuovo progetto. In che modo questa libertà ha influenzato la scrittura e l’arrangiamento del brano?
    Stavo affrontando un periodo difficile quando ho conosciuto tutto il team che è risucito a darmi la forza necessaria per esprimermi al 100%. Grazie a loro non ho avuto paura di raccontarmi e mi sono sentito libero anche di esprimere le mie fragilità. Sono fortemente convinto che questo aspetto della creazione e della genesi del nuovo personaggio artistico sia stato fondamentale per scrivere L’amore da Ubriachi nella maniera più diretta e sincera possibile.

    Musicalmente, L’amore da ubriachi si allontana dalle tue precedenti produzioni dance-pop per immergersi nelle ballad. Quanto è stato naturale per te questo cambiamento di direzione sonora?
    Inizialmente avevo un po’ paura in un cambiamento cosi radicale. Sempre per il discorso di fidarsi e affidarsi, sono riuscito a lasciarmi andare, mi sono fatto guidare da mani esperte ed è nato qualcosa che forse mi piace anche di più. Ho sempre pensato all’idea di allentarmi un po’ dalla mia comfort zone ma avevo timore nel farlo da solo. Ringrazio chi mi ha aiutato in questo perché ha tirato fuori un lato di me che non avrei mai trovato da solo.

    La tua formazione include studi di pianoforte e canto, con influenze che vanno dai Bee Gees a Franco Battiato. Come si riflettono queste radici nel tuo nuovo singolo?
    Grazie all’Academia che sto frequentando a Milano ho la possibilità di conoscere sempre nuova musica e non mi precludo mai la possibilità di ascoltare anche generi musicali distanti dai miei. Nel mio percorso artistico mi sono innamorato della musica del Maestro Battiato e non ho perso nemmeno uno dei suoi live (purtroppo visti solo tramite streaming). Da quelle esibizioni cerco sempre di “rubare” la sua attitude sul palcoscenico, come raccontare una storia tramite le proprie canzoni. I Bee Gees sono stati come babysitter nella mia infanzia in cui sono cresciuto tra pane e musical come Grease o La febbre del sabato sera. Da quei momenti in poi non ho smesso di ascoltarli.

    Oltre alla musica, stai completando il tuo percorso universitario in Odontoiatria. Come riesci a conciliare studio e carriera artistica, e cosa ti dà la musica che nessun’altra esperienza può darti?
    Nella mia famiglia vivere di arte non era contemplato. Sono dovuto scendere al compromesso di frequentare una “vera università” (come direbbe mio papà). Però, alla fine dei miei percorsi accademici ed artistici, ringrazio tanto i miei genitori per avermi consigliato di intraprendere entrambi le strade e per avermi dato la possibilità di farlo. Nel mio futuro potrò scegliere cosa sia meglio per me (anche se un po’ già lo sapevo). Io non avrei mai potuto eliminare la musica dalla mia vita, e tutt’ora quando finisco le lezioni in università prenoto una sala prove (che a Milano fortunatamente è pieno) e vado a cantare. In quelle ore, chiuso in quella stanza di un garage o di un sotterraneo, mi sento me stesso mi sento vivo.

    Nel processo creativo sei seguito da un team professionale: manager, produttori e arrangiatori. Quanto è importante per te lavorare con collaboratori che condividono la tua visione artistica?
    E’ fondamentale farsi aiutare. E non è nemmeno facile riuscire a trovare un team che condivida la tua idea artistica. Io mi sento molto fortunato. Prima di conoscere i ragazzi portavo il progetto avanti da solo e inevitabilmente non riuscivo ad ottenere risultati. Oggi posso capire come sia necessario se si vuole vivere di musica. E se posso dirla tutta è molto più bello condividere il viaggio.

    Il tuo pubblico principale è composto da giovani tra i 18 e i 30 anni. Quali emozioni o riflessioni speri che il brano susciti in loro?
    Spero che torni a vivere un po’ quell’amore “antico”, quello dei miei genitori per intenderci. Quell’amore che ha lottato e che ha sofferto ma che è ancora vivo. Al giorno d’oggi si è un po’ persa questa visione e alla prima difficoltà si getta la spugna. Così facendo si perde l’importanza di ciò che è stato condiviso e vissuto. Vorrei che si tornasse a comunicare in una coppia e che si affrontassero i problemi consapevoli anche che a volte può non funzionare.

    L’amore da ubriachi è solo l’inizio di un percorso che definirà il tuo nuovo progetto. Quali sono i tratti distintivi della tua identità artistica che vuoi comunicare attraverso i prossimi lavori?
    Credo che ogni artista che decide di esporsi senta il bisogno di raccontarsi. Ogni artista ha una storia che è unica perché vissuta direttamente da lui/lei. Io vorrei raccontare la vita di un 25enne che fa fatica a dormire per raggiungere i suoi sogni, che sta costruendo la sua vita mettendo da parte molte cose, e ha degli ideali di libertà e amore che non vede più nella società di oggi. Tutto questo perché l’ho vissuto, e ora voglio cantarlo a tutti.

    Grazie Levi e complimenti per la tua carriera artistica!

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