“L’impronta del lupo” di Jo Nesbø (Einaudi, collana Stile libero – traduzione di Kampmann E.)

Jo Nesbø firma un thriller cupo e stratificato che affonda le radici in una Minneapolis ferita, segnata da gang, traffici d’armi e fratture sociali mai ricucite. È un romanzo che procede per indagini parallele, per piani temporali che si osservano e si riflettono, fino a convergere in una verità destabilizzante. Fin dalle prime pagine, Nesbø dimostra di voler andare oltre l’ingranaggio del genere: qui il crimine è solo l’innesco di una più ampia riflessione su colpa, giustizia e memoria.

a cura della redazione


Sponsored by


Il punto di partenza è un omicidio del 2016: un trafficante d’armi ucciso in quello che sembra un regolamento di conti. Le tracce conducono a Tomas Gomez, figura apparentemente ordinaria, dietro cui si staglia l’ombra del “Lobo”, killer leggendario che vent’anni prima aveva terrorizzato la città. A inseguire questa ombra è Bob Oz, detective ostinato e imperfetto, consumato da dipendenze e fallimenti. Non è un eroe classico: è un uomo che sbaglia, cade, ma continua a scavare, perché non sa fare altro.

Nesbø costruisce Bob Oz come una coscienza inquieta, un personaggio che indaga mentre si disgrega, e che più si avvicina alla verità più comprende che il male che sta affrontando non nasce dalla vendetta, ma da una idea distorta e lucida di giustizia. È qui che il romanzo cambia passo: L’impronta del lupo diventa un’esplorazione morale, un territorio ambiguo in cui le categorie di colpevole e innocente si sfaldano.

Sei anni dopo, una seconda linea narrativa entra in scena: un autore norvegese di true crime arriva a Minneapolis per raccontare quei fatti. Il suo sguardo, apparentemente esterno, si intreccia progressivamente con le ferite ancora aperte dei protagonisti, rivelando un coinvolgimento più profondo del previsto. Il dispositivo metaletterario è usato con intelligenza: la scrittura che indaga la scrittura, la narrazione che si interroga sul proprio diritto di esistere.

La prosa di Nesbø è tesa, essenziale, ma attraversata da una densità psicologica che rende ogni passaggio carico di significato. La città stessa diventa personaggio: Minneapolis non è solo sfondo, ma organismo vivo, teatro di un passato che non smette di reclamare attenzione. Quando le due indagini – quella del passato e quella del presente – si avvicinano fino a toccarsi, la rivelazione finale non è un semplice colpo di scena, ma un ribaltamento etico che costringe il lettore a rivedere tutto ciò che credeva di aver capito.

Per saperne di più visita: .einaudi.it

Copy link