Christian Raimo firma uno dei suoi romanzi più intimi e stratificati, un’opera che unisce memoria privata e immaginario collettivo, educazione sentimentale e storia industriale, lutto e desiderio di comprensione. Pubblicato da La Nave di Teseo, il libro si muove con naturalezza tra il memoir, il romanzo di formazione tardivo e il giallo familiare, trovando nella figura del padre il proprio centro emotivo e narrativo.
a cura della redazione
Il protagonista, che porta il nome dell’autore, è un uomo di cinquant’anni, insegnante di liceo, sospeso in una vita che sembra sempre sul punto di ricomporsi senza mai riuscirci del tutto. Il padre Raffaele, morto da dieci anni, torna a visitarlo in sogni insistenti e vividi: non come un fantasma, ma come qualcuno che semplicemente se n’è andato, lasciando dietro di sé una domanda irrisolta. È da qui che prende avvio l’indagine: un ritorno all’origine, alla leggenda familiare di un’invenzione capace di cambiare la storia del cinema e, insieme, di segnare nel profondo il destino di una famiglia.
Raimo costruisce il romanzo come un lungo inseguimento, in cui il passato non è mai nostalgia sterile, ma materia viva da interrogare. La ricerca del padre diventa così ricerca di sé, in un gioco di specchi generazionale che richiama la figura di Telemaco: non l’eroe che uccide il padre per prendere il suo posto, ma il figlio che lo rincorre per potersi finalmente riconoscere. Solo ora, infatti, Christian si accorge di somigliargli più di quanto abbia mai ammesso.
Il libro attraversa decenni di storia italiana e globale come se fossero fotogrammi di un unico, lunghissimo film. Le estati al paese, i Bud Spencer e Terence Hill, Apocalypse Now, Bergman, la crisi economica, l’epopea e il declino della Technicolor: tutto confluisce in una narrazione che riflette sul potere delle immagini e sul colore come metafora della memoria, della promessa industriale, dell’illusione di progresso. L’Italia che emerge è quella di una classe operaia che ha intravisto il paradiso e ne ha conosciuto l’inferno, lasciando dietro di sé eroi silenziosi e sconfitte mai del tutto elaborate.
La scrittura di Raimo è piana, intelligente, attraversata da una malinconia vigile e mai compiaciuta. Nei rapporti con gli studenti, spesso comici e spiazzanti, e nelle relazioni sentimentali irrisolte, il protagonista incarna una fragilità contemporanea che non cerca alibi, ma senso. È proprio in questa fragilità che il romanzo trova la sua forza più autentica: L’invenzione del colore è un libro sulle generazioni che riescono a parlarsi solo quando cadono le difese, quando il dolore apre finalmente uno spazio di verità.
Per saperne di più visita: lanavediteseo.eu
Ogni storia è unica! RACCONTACI LA TUA! Contattaci adesso!
se ti piace quello che facciamo dona, IL TUO CONTRIBUTO è importante








