Maria Elisa Aloisi torna a dare voce e azione a Ilia Moncada, avvocata intuitiva e tenace, capace di leggere le pieghe più nascoste dell’animo umano. Il nuovo romanzo si apre sotto il segno dell’estate e della fuga: Filicudi appare inizialmente come un approdo luminoso, un luogo sospeso tra mare, silenzi e promesse di rinascita. Ma, come spesso accade nella narrativa noir più raffinata, è proprio dietro la bellezza più evidente che si nasconde la materia oscura del racconto.
a cura della redazione
Ilia Moncada arriva sull’isola cercando distanza da una storia sentimentale conclusa male e da un lavoro che continua a chiederle lucidità, presenza, resistenza. La lussuosa villa che la accoglie dovrebbe rappresentare una parentesi di tregua, ma fin dalle prime battute l’atmosfera si carica di ambiguità. I sorrisi sembrano maschere, le relazioni custodiscono zone d’ombra, la luce mediterranea non cancella il sospetto: lo rende, semmai, ancora più netto.
La scomparsa di una ragazza spezza definitivamente l’illusione del rifugio estivo e trasforma Filicudi in un labirinto morale. Da quel momento, l’isola non è più soltanto scenario, ma personaggio vivo e inquieto: custodisce segreti, superstizioni, antichi racconti e paure collettive. La notte di San Giovanni, con la leggenda delle streghe e del fiore magico consegnato al diavolo, diventa una soglia simbolica attraverso cui il romanzo interroga il confine tra credenza popolare e verità criminale.
Maria Elisa Aloisi costruisce una trama che unisce il ritmo dell’indagine alla densità psicologica dei rapporti umani. Il mistero non si limita alla domanda su cosa sia accaduto alla ragazza scomparsa, ma si allarga progressivamente a un interrogativo più profondo: chi mente, chi manipola, chi si nasconde dietro un ruolo rispettabile? Il vero “diavolo” di Filicudi non appartiene necessariamente alla superstizione, ma può celarsi nei gesti quotidiani, nelle relazioni più intime, nelle forme sottili del controllo e dell’inganno.
Il punto di forza del romanzo è ancora una volta Ilia Moncada. Non una detective tradizionale, ma una professionista dello sguardo e dell’ascolto, abituata a misurarsi con innocenza e colpa non come categorie astratte, bensì come territori fragili, contraddittori, spesso contaminati. Il suo talento non consiste solo nel trovare indizi, ma nel percepire ciò che le persone tentano di nascondere persino a se stesse.
Per saperne di più visita: mondadori.it
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