Fin da giovane, i palcoscenici scolastici e i corsi teatrali hanno rappresentato per lei un luogo di scoperta e trasformazione, capace di superare timidezze e incertezze. Laureata in Beni Culturali e Storia dell’Arte, ha saputo integrare il rigore degli studi con la spontaneità della recitazione, affrontando il mondo dello spettacolo con determinazione e autenticità. Attraverso il racconto delle sue esperienze – dalla formazione in importanti scuole teatrali, passando per la sfida del grande schermo, fino alla conduzione televisiva.
Intervista a cura di Noemi Aloisi
Introduzione a cura di Salvatore Cucinotta
Photo credit: Paolo Palmieri @thefalsepaolopalmieri
Benvenuta su Che! Intervista, Lucrezia! Fin da piccola ti avvicini al mondo della recitazione frequentando corsi teatrali. Cosa ha significato per te questo?
Grazie intanto per questa intervista. Sì, ho cominciato mentre frequentavo il liceo classico al corso di teatro della scuola con gli spettacoli di Luca Ricci e Massimo Boncompagni. Ricordo che le lezioni si tenevano di pomeriggio dopo l’orario scolastico due volte a settimana e io non vedevo l’ora che arrivassero quei giorni. Lì ho capito che forse questa passione andava un po’ oltre e doveva essere in qualche modo coltivata, anche se mi spaventava. Il teatro a scuola mi ha aiutato moltissimo a superare timidezze e vergogne, che sono normali a quell’età.
Sei laureata in Beni culturali e Storia dell’Arte, da che deriva la scelta di questo percorso formativo?
Una professoressa del Liceo mi fece innamorare di questa materia e decisi di portare avanti gli studi insieme a quelli di recitazione. L’arte ha a che fare con la bellezza, dimensione che mi ossessiona da sempre e soprattutto con l’eternità. Quadri e sculture o altre forme, non sono poi così lontani da una performance teatrale o da un film, che sono anche queste opere d’arte e che infatti si studiano quando si passa al settore dell’arte contemporanea o delle arti visive del XX secolo. Fare l’università mi ha permesso di esplorare e coltivare una cultura artistica che mi aiuta ancora ad indagare tante cose nel mio mestiere di attrice.
Anche durante gli studi non hai messo da parte la recitazione, infatti hai continuato a studiare frequentando diversi corsi, come è stato conciliare tutto?
Non facile, sicuramente. Non sono riuscita ad entrare nelle Accademie in cui ho provato, ma ho comunque studiato tantissimo presso varie scuole e con diversi corsi e docenti. Sono un’attrice che ha capito col tempo che non doveva avere paura di fare questo mestiere, e forse se lo avessi compreso prima mi sarei impegnata di più o diversamente per riuscire ad accedere ad un percorso accademico.
Ma che vuoi farci… è andata così e significa che così doveva andare. Sono piena di rimpianti in merito alla mia formazione, che mi affogano specie quando sento di non riuscire in questo lavoro. Ma cerco di limitare loro lo spazio e a volte dire a me stessa: va bene così.
Attualmente frequenti il corso avanzato per attori professionisti del “Centro Internazionale la Cometa”, con docenti preparati come Alessio Bergamo, Fabrizio Arcuri e Daniele Nuccetelli. Come ti trovi in questo contesto?
Benissimo. La Cometa è davvero un centro di studio incredibile pieno di stimoli, di colleghi bravissimi e di docenti tutti diversi ma ugualmente validi. Sto crescendo tantissimo come umana e come attrice, e poi tenersi in allenamento è linfa vitale per un attore. La stessa sensazione è stata per la scuola di Teatro la Scaletta di Sabrina Dodaro dove mi sono formata per diverso tempo, e che ringrazierò sempre.
Dal teatro passi al grande schermo, col passare del tempo infatti arrivano i primi ruoli. Ti senti più a tuo agio a teatro o davanti la telecamera?
Sono due spazi scenici totalmente diversi e a loro modo complicati da gestire. Non mi sento in nessuno dei due casi arrivata, e anzi ogni volta che lavoro sento quanto ancora mi manca e quanto ogni giorno c’è da imparare in questo mestiere. Non esiste un più o un meno, recitare mi fa sentire a mio agio sempre, che sia sul palco o su un set.
Al momento interpreti Miriam Sartor nella serie TV “Un passo dal cielo”, in onda su Rai Uno. Parlaci del tuo personaggio.
Beh l’unico modo per saperne di più è guardare la serie!! Tutti i giovedì su Rai Uno alle 21.30 ma trovate gli episodi anche su Rai Play. Posso soltanto dire che Miriam è stata un personaggio bellissimo da interpretare, piena di mistero ma anche di amore e senso di protezione. Nella serie è un po’ l’emblema di un legame unico e indissolubile, quello tra madri e figli, che ci influenza soprattutto da adulti e che spesso ci dimentichiamo o non vogliamo indagare. Non smetterò mai di ringraziare gli interi reparti e la produzione per questa bellissima opportunità.
Sei conduttrice e presentatrice, ti vedi meglio in questi ruoli o in quello di attrice?
La conduzione è davvero un’esperienza divertente che amo e che sto sperimentando da qualche anno a questa parte. Avere un contatto così diretto e immediato con il pubblico, ti porta a sviluppare una capacità di improvvisazione e di ritmo scenico che risulta molto utile quando poi torno a lavorare in una scena. Il palco non perdona mai e devi essere sempre pronto a tutto: tempi morti, cambi di programma, pubblico che va coinvolto. Devi coltivare una buona empatia, riuscire a restare in ascolto per capire cosa serve in quel momento, e soprattutto ti responsabilizza anche perché spesso è il conduttore a dettare il ritmo. Insomma il bello della diretta esiste davvero! In ogni caso la recitazione rimane il mio primo amore e in questo momento sto cercando di concentrare le mie energie maggiormente sul mio percorso attoriale.
Secondo la tua esperienza, credi che il teatro per chi vuole entrare nel mondo dello spettacolo come attore o presentatore, possa essere un valore aggiunto?
Il teatro non è un valore aggiunto, il teatro è ciò che serve per imparare a recitare a mio parere. È importantissimo. E infatti stimo e trovo eccezionali tantissimi colleghi che fanno tanto teatro o hanno una formazione da teatri stabili o accademie.
Il teatro ti aiuta ad usare il corpo, a trovare il personaggio, ad esagerare per poi tornare indietro, capire qual è la giusta misura. Il teatro insegna ad aggiungere, perché poi per togliere si fa sempre in tempo. Diventare credibili davanti ad uno schermo che rende la tua faccia gigante non è facile, servono movimenti impercettibili e minuscoli, ma se non si trova prima l’emozione, se non la si indaga con il corpo non risulteremo mai veri.
Al momento sei al lavoro con altri progetti che ci vuoi anticipare?
Dovranno uscire a breve altri progetti che ho già girato, e poi ho in cantiere uno spettacolo teatrale con dei colleghi che sono anche dei cari amici. Per il resto provini, provini e provini. Come diceva Matroianni, questo è un mestiere di attese, e quindi bisogna solo saper attendere. Difficilissimo per una agitata e con poca pazienza come me (ride).
Ti sei trasferita da San Giustino a Roma per studiare. Ormai il tuo posto è nella Capitale?
Roma è il posto in cui ho studiato, mi sono formata, ho capito chi volevo diventare e come arrivarci. Mi ha aperto tantissimi mondi, ma soprattutto mi ha fatto scoprire cosa non volevo. È importante anche capire le negazioni della propria vita e non solo le affermazioni. Siamo abituati ad un mondo dove dobbiamo essere sempre performanti e far vedere solo quello che sappiamo fare, siamo abituati solo a voler sentir dire Sì. Invece dentro noi stessi dobbiamo cercare di ascoltarci e raccontare dove non possiamo arrivare, dove siamo scomodi, cosa non siamo in grado di fare e cosa non vogliamo dalle persone che ci circondano.
È un processo difficile ma poi quando ne usciamo, ci sentiamo meglio. Ecco penso che Roma forse mi ha aiutato in questo, nel capire cosa non volevo essere.
Però la mia Umbria è ciò che chiamo Casa. È impossibile scrollarsi di dosso dove siamo nati o cresciuti, io sono e sarò sempre la ragazza di provincia e questo mi piace, fa parte della mia personalità. Magari ho una grande ambizione e un sogno, in cui riuscirò o meno chi lo sa, ma accettare quello che si è, è forse il primo passo per stare bene e per accedere a qualcos’altro che possiamo diventare.
Poi la mia Umbria ha un fascino tutto suo, di pace, di verde, di armoniosa semplicità. La mia famiglia e le mie radici sono lì. Lì è dove torno spesso, dove mi ritrovo se mi sono persa, dove tutto quello che mi circonda mi ricorda chi sono.
Grazie per il tuo tempo Lucrezia e complimenti per la tua carriera!
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Lucrezia: Grazie a voi.
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