Luisiana racconta “La paura non esiste”: fragilità, consapevolezza e luce dentro il buio

Con “La paura non esiste”, album d’esordio in uscita venerdì 24 aprile su tutte le piattaforme digitali per tuma records, con distribuzione Believe, Luisiana inaugura ufficialmente il proprio percorso discografico. Il progetto artistico del cantautore siciliano Sebastiano Inturri si muove tra alternative pop, synth pop, dream pop e suggestioni lo-fi, costruendo un paesaggio sonoro intimo e sospeso. Più che una semplice raccolta di brani, il disco si presenta come una biografia interiore: un attraversamento emotivo in cui la paura viene osservata, compresa e trasformata in consapevolezza.

a cura della redazione


Benvenuto su Che! Intervista, Luisiana, e grazie per essere con noi. “La paura non esiste” è il tuo album d’esordio: con quale emozione presenti al pubblico un progetto così personale e intimo?
Grazie. Lo presento con un misto di gratitudine e vulnerabilità. È un disco che nasce da qualcosa di molto profondo e personale, quindi condividerlo significa espormi completamente. Allo stesso tempo sento di aver trasformato un’esperienza difficile in qualcosa che può creare connessione con gli altri, e questa è la parte che mi emoziona di più.

Il disco nasce da un’idea forte: la paura non come destino, ma come pensiero che può essere riconosciuto e trasformato. Quando hai capito che questo sarebbe diventato il centro del progetto?
Me ne sono reso conto mentre scrivevo i brani. All’inizio non avevo un concetto preciso in mente, stavo semplicemente cercando di dare un senso a quello che stavo vivendo. A un certo punto ho capito che tutte le canzoni parlavano della stessa cosa: del confronto con la paura e della possibilità di attraversarla senza lasciarsi definire da essa.

Hai definito l’album “la luce in fondo al tunnel”, nato dopo un periodo buio fatto anche di ansia e attacchi di panico. Quanto è stato importante mettere in musica questa esperienza personale?
È stato fondamentale. La musica è stata il modo più sincero che ho trovato per elaborare quello che stavo vivendo. Scrivere queste canzoni mi ha aiutato a guardare in faccia certe emozioni e a dare loro uno spazio. In qualche modo il disco è diventato sia una testimonianza di quel periodo sia il segno che era possibile uscirne.

“La paura non esiste non racconta una cronologia di eventi, ma un percorso interiore. Come hai lavorato sulla scrittura per trasformare percezioni, fragilità e consapevolezze in canzoni?
Ho cercato di scrivere in modo molto istintivo, senza forzare una narrazione lineare. Mi interessava raccontare sensazioni più che fatti. Molte immagini e molte parole nascono da stati d’animo precisi, da momenti in cui cercavo di capire cosa stessi provando. Credo che le canzoni funzionino proprio quando riescono a lasciare spazio all’ascoltatore per ritrovarsi dentro quelle emozioni.

Dal punto di vista sonoro, l’album intreccia alternative pop, synth pop, dream pop e atmosfere lo-fi. Che ruolo hanno avuto questi linguaggi nel costruire l’identità emotiva del disco?
Per me il suono è sempre stato parte integrante del racconto. Le atmosfere dream pop e lo-fi mi hanno permesso di creare uno spazio più intimo e sospeso, mentre il synth pop ha portato energia e movimento. Ogni scelta sonora è stata fatta per accompagnare l’emozione del brano, non solo per una questione estetica.

La title track, in rotazione radiofonica dal 24 aprile, rappresenta il cuore del progetto. Perché proprio questo brano è diventato il punto più essenziale e diretto dell’album?
Perché racchiude il messaggio che tiene insieme tutto il disco. È probabilmente il brano più diretto che abbia scritto sull’argomento e quello in cui ho sentito meno il bisogno di nascondermi dietro metafore. È una sorta di dichiarazione, il momento in cui smetti di combattere contro la paura e inizi a ridimensionarla.

Nel disco convivono brani più istintivi e liberatori con momenti più sospesi e fragili. Quanto era importante restituire tutte le sfumature di un percorso emotivo senza semplificarlo?
Era essenziale. Credo che la crescita personale non sia mai lineare e che le emozioni convivano spesso in modo contraddittorio. Non volevo raccontare una storia di guarigione perfetta, ma un percorso reale, fatto di slanci, ricadute, dubbi e nuove consapevolezze. Mostrare tutte queste sfumature era il modo più onesto per raccontarlo.

Il progetto prende forma tra Milano e la Sicilia, con il contributo di Daniele Zanotti, Sergio Bancone, Andrea Massei e Filippo La Malfa. In che modo questa squadra ha aiutato a tradurre la tua visione in suono?
Sono stati fondamentali perché hanno saputo comprendere l’intenzione emotiva dietro ogni brano. Ognuno ha portato sensibilità, esperienza e idee diverse, ma sempre al servizio delle canzoni. È stato un lavoro di grande ascolto reciproco, e credo che il disco sia il risultato di questo equilibrio tra visione personale e collaborazione.

Luisiana nasce dalla necessità di raccontare la città da dentro, con un immaginario urbano nitido e un linguaggio diretto. Che rapporto c’è tra i luoghi che vivi e le emozioni che racconti nelle tue canzoni?
C’è un legame molto forte. I luoghi che attraverso ogni giorno finiscono inevitabilmente dentro la mia scrittura. La città per me non è solo uno sfondo, ma uno spazio emotivo fatto di incontri, solitudini, rumori e contrasti. Molte immagini che uso nascono proprio dall’osservazione di ciò che mi circonda.

Dopo l’uscita dell’album e le prime date de La paura non esiste Tour, quali aspetti della tua ricerca sonora e identitaria desideri approfondire nei prossimi passi del progetto Luisiana?
Vorrei continuare a esplorare il rapporto tra intimità e immediatezza, sia nei testi che nella produzione. Mi interessa spingermi ancora più a fondo nella ricerca sonora, sperimentando nuove contaminazioni senza perdere l’identità che sto costruendo. Credo che questo primo album sia un punto di partenza: ho ancora tante cose da raccontare e nuovi modi per farlo.

Grazie Luisiana e complimenti per la tua carriera artistica!

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