“Luna Calamita”: il lato silenzioso dell’estate secondo Iside

C’è chi usa la luna come fondale, decorazione da videoclip o emoji da caption. E poi c’è chi, come Iside, la mette al centro del suo universo sonoro. Con il nuovo singolo “Luna Calamita” (Daylite/The Orchard), la giovane cantautrice sarda non si limita a evocare l’astro notturno come simbolo estetico: lo trasforma in presenza viva, in interlocutore silenzioso che ascolta e trattiene tutto ciò che non riusciamo a dire. In un’estate inondata da hit urlate e ritornelli prêt-à-porter, il brano di Iside si distingue per delicatezza, profondità e consapevolezza stilistica.

a cura della redazione


Siamo lontani dalle spiagge da cartolina e dai cliché estivi. “Luna Calamita” si muove su coordinate più intime: Afrobeat, pop, R&B si fondono in una produzione sofisticata (firmata da Kidd Reo, Krade e Young Cruel) che privilegia sospensioni e dettagli, piuttosto che drop e fuochi d’artificio. Un’estetica notturna, quasi cinematografica, che rifiuta l’iperstimolazione per restituire spazio all’ascolto — e all’ascoltarsi.

La luna che canta Iside è una complice silenziosa, «una calamita» che attrae pensieri, paure, desideri inespressi. La sua voce, sussurrata e vibrante, racconta relazioni fragili, stanze condivise ma letti divisi, distanze emotive che resistono anche nella prossimità. «Le possibilità son 0002. Nella stanza il letto è separato in due»: è la cronaca discreta ma lucidissima di una generazione che vive l’amore tra incomunicabilità e tentativi, tra connessione digitale e disconnessione affettiva.

Ma c’è anche altro. In “Luna Calamita” pulsa una leggerezza nuova, non di superficie ma interiore: quella che arriva quando si smette di combattere il silenzio e si impara ad abitarlo. Lo dice chiaramente la stessa Iside: «Non è una fuga: è una piccola pausa consapevole, un modo per tornare a sentirsi interi». E questa sospensione diventa anche politica, in un panorama musicale che spesso esige velocità, semplificazione e immediatezza.

Il videoclip, diretto da Matteo Varchetta e Kidd Reo, accompagna il brano con coerenza visiva e poetica: niente luoghi da sogno, ma scorci di Sardegna autentica, vissuta. Un’isola che non è sfondo esotico, ma radice e punto d’origine. Lontana da stereotipi, la Sardegna emerge come luogo dell’ascolto, dell’ombra, della riflessione. In una parola: dell’identità.

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