“Ma chi è A”, il nuovo singolo di CAPOLUPO, si muove esattamente lì: nel punto in cui le risposte non bastano più e le domande diventano l’unico modo onesto per restare in contatto con sé stessi.
a cura della redazione
“Ma chi è A”, il nuovo singolo di CAPOLUPO, si muove esattamente lì: nel punto in cui le risposte non bastano più e le domande diventano l’unico modo onesto per restare in contatto con sé stessi.
Disponibile dal 27 marzo, il brano si presenta come una soglia, più che come una dichiarazione. Non cerca soluzioni, non offre appigli rassicuranti. Al contrario, apre uno spazio di riflessione in cui emerge con lucidità uno dei bisogni più profondi e meno confessati dell’essere umano: quello di sentirsi riconosciuti.
CAPOLUPO costruisce un racconto intimo e diretto, in cui la vulnerabilità non è un effetto stilistico ma una condizione reale. La scrittura si muove tra bilanci personali e tensioni irrisolte, restituendo la sensazione di un equilibrio precario tra ciò che si è stati e ciò che si vorrebbe diventare. È un brano che non alza mai la voce, ma proprio per questo riesce a colpire con maggiore precisione.
Il titolo stesso — “Ma chi è A” — suona come una domanda sospesa, quasi incompleta, e proprio in questa apparente mancanza trova la sua forza. Non è importante completarla: è importante abitarla. È lì che si annida il senso del pezzo, in quella ricerca di identità che passa inevitabilmente attraverso lo sguardo degli altri, tra bisogno di conferma e desiderio di autonomia.
Dal punto di vista sonoro, il brano accompagna questa tensione senza forzarla. L’arrangiamento resta essenziale, lasciando spazio alla parola e alla voce, che si muove con naturalezza tra fragilità e consapevolezza. Non ci sono sovrastrutture né eccessi: tutto è calibrato per sostenere il racconto senza distrarlo.
Interessante anche la dimensione visiva del videoclip, ambientato in un negozio di musica che diventa metafora di incontro e condivisione. Le storie che si intrecciano tra clienti e strumenti restituiscono un’idea collettiva dell’esperienza emotiva, come se ogni canzone fosse un frammento di vita capace di risuonare negli altri. Una scelta narrativa coerente con il cuore del brano: la ricerca di riconoscimento non è mai solitaria, ma si costruisce nel rapporto con ciò che ci circonda.
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