Artista poliedrica, voce potente e graffiante, MamaBaba attraversa pop, blues e jazz con uno sguardo narrativo che unisce musica e teatro. Dopo esperienze importanti come The Voice Senior e progetti legati all’impegno sociale, pubblica Blues Hotel, un concept album che racconta un’umanità fragile e autentica, come se ogni canzone fosse una stanza da attraversare. Un disco che si ascolta come un romanzo e si vive come uno spettacolo.
a cura della redazione
Sponsored by
Benvenuta su Che! Intervista, Blues Hotelè costruito come un luogo simbolico: un albergo dove le vite si incrociano. Quando hai capito che questa metafora poteva diventare un intero album?
Due anni fa uscì il mio primo inedito, ‘Blues Hotel’, prima collaborazione in assoluto con Lotus Music Production. Da quel momento, anche se nel frattempo davo vita ad altri progetti, pensavo e ripensavo a quel brano. Da lì ho iniziato a “popolare” questo albergo e nel giro di poche ore, ho ideato e scritto i titoli e i testi sui vari personaggi.
I personaggi che abitano questo “hotel” – il Gatto, la Prostituta, l’Uomo d’Affari, il Barbone – sembrano archetipi più che figure reali. In quale di loro senti di riconoscerti di più, anche solo in parte?
Ognuno di questi personaggi porta in sé qualcosa di noi. Difficile scegliere. Forse Il Barbone, perché anch’io ho imparato a “stare sull’uscio” e guardare gli altri che si affannano a raggiungere obiettivi a volte futili, a scapito dell’amicizia e della correttezza morale.
La tua musica affonda nel blues ma dialoga con la tradizione cantautorale italiana. Che rapporto c’è, per te, tra racconto e melodia?
Un rapporto fondamentale. Io solitamente prima scrivo i testi e poi ricerco la melodia giusta che li rappresenti. Ho sempre cantato fondamentalmente in inglese, ma ho intrapreso la strada cantautoriale in italiano per far sì che la mia scrittura, le mie storie e i miei sentimenti vengano recepiti da tutti.
Nel disco emerge un’umanità fragile, disillusa ma ancora viva. È uno sguardo che nasce più dall’osservazione del mondo o da esperienze personali?
Entrambe. Sono una persona che ha passato una serie di avventure, la maggior parte delle quali non particolarmente positive; ma mi sono sempre rialzata. So che cosa è la disillusione, ma non riesco a non credere nel prossimo. E’ più forte di me!
In passato hai unito musica e impegno sociale, come nel recital contro il femminicidio. Quanto è importante per te che una canzone abbia anche una responsabilità emotiva e civile?
Quando scrivo, quando penso ad un progetto, ho sempre chiaro in mente che l’obiettivo debba essere certo esprimersi, ma nel contempo far sì che anche altre persone si immedesimino nel racconto, nella storia, trovando magari un conforto e una “cura”. Questo, a parer mio, dovrebbe sempre essere insito in ogni testo o melodia (perché anche solo la musica può avere significato).
Dopo l’album Sguardo ad Oriente, ispirato al pop cinese, torni a un universo più blues e narrativo. Questo ritorno è una scelta istintiva o una nuova fase della tua identità artistica?
Nel mio piccolo universo, l’identità artistica non esiste. Esiste lo svegliarsi alla mattina con una nuova, stimolante idea. Un nuovo progetto che esprima e intensifichi le vibrazioni della mia anima. Certo, il Blues permea sempre le mie azioni, ma poi, come in questo ultimo album, devia e si espande verso altri orizzonti musicali, senza perdere la sua identità.
Blues Hotel viene descritto come un viaggio da ascoltare come un romanzo. Che tipo di lettore/ascoltatore immagini mentre attraversa queste stanze musicali?
Più che immaginarlo, diciamo come lo vorrei: attento al testo, alla sequenza delle tracce e degli intrecci che si intersecano tra un personaggio e l’altro. Lo vorrei scevro da pregiudizi “musicali”. Gli estimatori del “Blues alla Vecchia” qui rimarranno sicuramente delusi. Perché in questo album, il Rock, il Pop colto, il Soul ci sono e si espandono. In Blues Hotel i personaggi sono Blues, ed è la musica che li descrive.
La figura del Portiere, che accetta il denaro senza fare domande, sembra custodire una legge crudele: “non lasciare tracce”. È una critica al nostro modo di vivere le relazioni oggi?
Il Portiere può avere varie interpretazioni. Questa è una. Potrebbe avere anche una interpretazione mistica, rappresentare Dio che ci porge le chiavi della nostra vita e ci lascia il libero arbitrio. Oppure il Super Uomo, che guarda il mondo dall’alto… sicuramente in tutto il disco, la difficoltà e la superficialità delle relazioni si percepisce e si tocca con mano.
Partecipare a The Voice Senior ti ha dato una nuova visibilità: come convive questa dimensione televisiva con un progetto così intimo e concettuale come Blues Hotel?
Strano a dirsi, ma la gente che mi riconosce e che mi ferma per strada dopo The Voice Senior, mi dice ha colto la mia essenza e che l’ho emozionata. Questa è la stessa cosa che mi dicono dopo aver ascoltato la mia musica o avermi vista in un concerto. Ciò significa che non è il mezzo che crea la comunicazione, ma la persona stessa. Certo, la televisione ti “butta” letteralmente nella fossa dei leoni davanti a milioni di persone. Quindi si subisce come una forma di violenza. Ma se sei lì non per vincere ma per mostrare chi sei, la gente lo percepisce, nello stesso modo in cui lo capisce quando ascolta un tuo brano.
Se dovessi invitare qualcuno a entrare nel tuo “hotel”, cosa speri che porti via con sé dopo aver ascoltato questo disco: una risposta, una domanda o una ferita luminosa da custodire?
Vorrei si portasse via tutte le chiavi delle stanze e che ogni tanto, nel tempo, aprisse una delle porte, per affrontare le varie vicissitudini in cui la vita ci coinvolge.
Complimenti ed un grosso in bocca al lupo per tutto
Per saperne di più visita
Instagram | Facebook | YouTube | Spotify
se ti piace quello che facciamo dona, IL TUO CONTRIBUTO è importante
Ogni storia è unica! RACCONTACI LA TUA! Contattaci adesso!








