Mao apre il tour dei Delta V e presenta in anteprima assoluta le sue nuove canzoni: l’intervista

Il cantautore torinese Mao, figura eclettica e amatissima della scena alternativa italiana, torna alla ribalta live come artista d’apertura del tour dei Delta V, che presentano il loro nuovo album “In fatti ostili” (Universal Music Italia). Un sodalizio che affonda le radici negli anni Novanta e che oggi si rinnova sul palco, unendo due mondi sonori affini per sensibilità, eleganza e visione. In occasione di questa collaborazione, Mao presenterà al pubblico anche alcuni brani inediti tratti dal suo prossimo album, atteso per il 2026: un ritorno autentico e carico di energia creativa.

a cura della redazione


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Ciao Mao, bentrovato! È un piacere ritrovarti su un palco così importante. Come stai vivendo questo nuovo inizio e cosa significa per te aprire il tour dei Delta V?
Diciamo che c’è una certa eccitazione per questa avventura che sta iniziando, dove avrò la possibilità di suonare queste nuove canzoni in club in giro per l’Italia. Poterlo fare con i Delta V, con i quali abbiamo condiviso tante esperienze in questi anni, mi regala un pizzico di sicurezza in più.

La vostra collaborazione ha radici lontane, sin dai tempi di “La mia cosa” e del videoclip “Il primo giorno del mondo”. Come è cambiato, nel tempo, il vostro rapporto artistico e personale?
Ormai abitiamo in città diverse e non riusciamo ad avere una frequentazione costante, ma periodicamente troviamo progetti e occasioni per fare cose insieme, a volte anche per caso. Per esempio recentemente ho incontrato Flavio Ferri perché stava producendo il disco di Davide Tosello, con il quale avevo fatto una collaborazione: è stata una bellissima sorpresa.

Il tour dei Delta V rappresenta un punto di incontro tra due universi musicali distinti ma complementari. Come si fondono, secondo te, le vostre poetiche sonore?
Dal mio punto di vista è sempre stato stimolante e divertente fare qualcosa insieme, che si tratti di scrivere una canzone, piuttosto che girare un videoclip. Sicuramente abbiamo un background musicale simile, ma non saprei trovare un motivo preciso, credo che si tratti di una piccola magia.

Durante il tour presenterai in anteprima alcuni brani del tuo nuovo album. Puoi raccontarci qualcosa sull’atmosfera e sui temi che attraversano queste nuove canzoni?
In questo tour avrò la possibilità di far ascoltare queste nuove canzoni in maniera intima, con la chitarra e la voce, come se venissi a trovarmi a casa. Anche senza gli arrangiamenti, ma con quell’urgenza di cantare queste nuove storie e provare l’effetto che fanno.

Hai sempre avuto una visione molto cinematografica della musica, anche grazie alla tua formazione e alla tua esperienza nel mondo del cinema. Quanto influisce oggi questo approccio nella tua scrittura e nei tuoi arrangiamenti?
Rimane sempre una grande passione il cinema, ma in questo lavoro ho avuto un approccio più fumettistico, nel senso che ho cercato di realizzare le canzoni come fossero una storia a fumetti dove i disegni diventano la musica che accompagna la storia cantata.

Sei stato protagonista di diverse stagioni della musica italiana, dagli anni di Mao e la Rivoluzione ai tuoi progetti più recenti. Guardando indietro, cosa pensi sia rimasto intatto nel tuo modo di fare musica?
Preferisco guardare avanti, anche se credo che di questo passo rimarrà ben poco non tanto del mio modo, ma di come abbiamo fatto musica fino ad adesso. Con l’avvento delle piattaforme di distribuzione digitale agli artisti non viene dato praticamente nulla, mentre ci sono investimenti ingenti sull’intelligenza artificiale che assorbe qualunque cosa. Con la scusa della comodità ci renderanno completamente schiavi.

Torino è spesso stata una musa per la tua creatività: quanto continua a ispirarti la città e quanto ritroveremo del suo spirito nel nuovo album?
Sì, anche se l’album si chiama “Acquario”, lo spirito è quello di un vermouth, profondamente torinese.

Collabori da sempre con artisti molto diversi tra loro da Morgan a Max Gazzè, dai Delta V a Bianco eppure hai mantenuto una forte identità personale. Qual è il segreto di questa coerenza?
Non credo ci sia un segreto, la coerenza è come se fosse il mio limite, ciò che mi permette di non perdermi nell’universo musicale. Nasco come cantante e devo seguire la mia voce, capire dove può arrivare e cosa può evocare (scusate il gioco di parole). Come un campo da gioco: se non lo delimiti non comincia la partita.

Oggi la scena musicale indipendente italiana è in grande fermento, ma anche molto frammentata. Che sguardo hai sul panorama attuale e che ruolo credi possa avere un artista “trasversale” come te?
Sono d’accordo sul fatto che la scena indipendente sia in fermento, ma frammentata e con tendenze all’atomizzazione. Spero di contribuire affinché questo stato di cose cambi e con la squadra di CortoCorto vogliamo continuare a organizzare serate come “Il Salotto di Mao”, dove dare spazio alla musica emergente.

Infine, Mao, se potessi dedicare una frase a chi verrà ad ascoltarti aprire i concerti dei Delta V, quale messaggio vorresti lasciargli prima ancora che parta la prima nota?
Grazie a tutti voi, perché le canzoni esistono quando c’è qualcuno che le ascolta.

Grazie Mao per il tuo tempo e complimenti per la tua carriera artistica!

Per saperne di più visita:
Facebook | Instagram
www.mao.it

(In copertina, Mao fotografato da Danilo Samà alla Pasticceria Zichella, nel quartiere San Salvario di Torino, nel 2025)

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