Con il remix di “Wendy”, brano dei Delta V estratto dall’album “In fatti ostili”, Mao firma una rilettura elettronica e cinematografica che rinnova il dialogo artistico tra due realtà centrali della scena alternativa italiana. La collaborazione affonda le radici negli anni Novanta, dal brano “La mia cosa” contenuto in “Psychobeat” alla partecipazione di Mao nel videoclip de “Il primo giorno del mondo”, e trova oggi una nuova continuità nel progetto “In fatti ostili RMX”. Tra atmosfere rarefatte, paesaggi sonori notturni e un videoclip girato a Tokyo da Nicolas Fransolet, “Wendy” diventa l’occasione per osservare una canzone da una prospettiva nuova, senza tradirne l’identità originaria.
a cura della redazione
Benvenuto Mao, e grazie per essere con noi. Il remix di “Wendy” segna un nuovo capitolo della tua collaborazione con i Delta V: che cosa rappresenta per te questa uscita?
Grazie a voi per avermi invitato. Credo rappresenti un’altra tappa di un percorso che abbraccia almeno due epoche musicali: gli anni Novanta e la musica digitale.
Il tuo rapporto con i Delta V nasce molti anni fa, già ai tempi di “Psychobeat” e del brano “La mia cosa”. Come è cambiato nel tempo questo dialogo artistico?
C’è sempre stata stima e curiosità rispetto al lavoro dei Delta V, quindi diciamo che sono cambiati gli aspetti tecnici e quelli legati alla vita, ma il motivo del dialogo rimane lo stesso.
Durante il tour di “In fatti ostili” sei stato artista d’apertura dei concerti dei Delta V. Quanto il confronto dal vivo ha contribuito a far nascere o rafforzare l’idea di questo remix?
Fare un po’ di strada insieme è sempre un elemento importante per conoscersi e fare esperienze condivise. Quest’ultimo tour in particolare mi ha fatto diventare ancora più fan di Flavio Ferri e del suo stile “sciamanico”, anche alla chitarra. Quindi mentre facevo il remix speravo che adottassero questa versione di “Wendy” dal vivo, così avrei visto Flavio suonare tutta l’intro con un bel chitarrone.
“Wendy” viene riletta in una chiave elettronica, rarefatta e cinematografica. Qual è stato il primo elemento del brano originale da cui sei partito per costruire questa nuova versione?
Il riff di pianoforte: l’ho risuonato anche con la chitarra acustica perché mi sembrava l’elemento che potesse caratterizzare di più il brano.
La scrittura dei Delta V è sempre stata riconoscibile per eleganza sonora e introspezione. Che effetto ti ha fatto proiettare una loro canzone in un paesaggio più astratto e notturno?
Più che a un’ambientazione quando ho cominciato a lavorare al remix, ho cercato di mantenere anche a livello sonoro un’ambivalenza. Nel senso che per me la canzone è intima e mondana, come a dire che contiene aspetti di quotidianità spicciola e spazi siderali. Quindi ho cercato di estrarre ancora di più le suggestioni elettroniche che erano presenti nelle tracce, ma anche di aggiungerne di acustiche, come le chitarre, ed evidenziare quelle già presenti, come la voce di Marti.
Il remix mantiene intatta l’identità del brano, ma ne amplifica la componente evocativa. Quanto è importante, in una reinterpretazione, trovare equilibrio tra rispetto dell’originale e libertà creativa?
L’importante credo sia amare la canzone. Se veramente il brano ti piace anche se dovessi stravolgerlo, ci sarebbe un motivo che lo mantiene fedele all’originale.
Il videoclip ufficiale diretto da Nicolas Fransolet è stato girato a Tokyo e costruisce un immaginario sospeso tra urbanità, movimento e percezione emotiva. In che modo le immagini dialogano con la nuova veste sonora di “Wendy”?
Penso che visualizzi con stile questi opposti di cui parlavamo prima: per esempio la maestosità di un vulcano con il pupazzetto di un gattino.
“Wendy” è anche l’ultimo capitolo del progetto “In fatti ostili RMX”, che rilegge l’album attraverso artisti e produttori della scena alternativa italiana. Che cosa aggiunge questo lavoro collettivo alla vita del disco originale?
Credo proprio che gli aggiunga vita, nel senso che una canzone vive quando c’è qualcuno che la ascolta. In questo senso il remix è un’altra occasione di ascolto.
Mentre prosegue il tuo lavoro sul nuovo album, questo remix sembra inserirsi in una ricerca sonora molto visiva e personale. Quanto questa esperienza ha dialogato con il tuo percorso attuale?
È stato stimolante confrontarsi con un altro tipo di scrittura per cercare di immergersi e integrarsi.
Dopo “Wendy” e “In fatti ostili RMX”, quali nuove forme di collaborazione, rilettura e contaminazione sonora ti piacerebbe continuare a esplorare?
A me piace scrivere e produrre le canzoni, e in questo momento il prossimo passo è il mio nuovo disco di inediti. Spero comunque che ci siano altre occasioni per continuare a collaborare e a confrontarmi con altri artisti.
Grazie Mao e complimenti per tutto!
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