Compositore pluripremiato, autore di colonne sonore per registi del calibro di Cristina Comencini, Dario Argento, Aurelio Grimaldi e Ridha Behi, Marco Werba (Marc Adam Werblowsky) ha saputo coniugare sensibilità artistica e rigore accademico per costruire un linguaggio musicale profondamente riconoscibile. Con una carriera che spazia tra cinema d’autore, produzioni internazionali e impegno nella formazione dei giovani musicisti, Werba continua ad essere un punto di riferimento nel panorama della musica per immagini. In questa intervista esclusiva, ci avviciniamo alla sua visione artistica e ai suoi nuovi progetti.

a cura della redazione


Maestro Werba, benvenuto su Che! Intervista e grazie per aver accettato il nostro invito. Iniziamo con una domanda aperta: Cosa significa oggi per lei comporre musica per immagini?
Bella domanda. Ha lo stesso significato che aveva quando iniziai nel 1987, scrivendo la mia prima colonna sonora per il film “Zoo” di Cristina Comencini: la passione per l’unione tra musica e immagini. La forza emotiva della musica unita alla forza emotiva delle immagini. Quando la scena di un film che ha già una sua profondità emotiva si unisce a quella della musica, l’effetto raddoppia. Il 99% del pubblico che assiste alla visione di un film non percepisce la presenza della musica se non come emozione data dall’insieme dell’opera audiovisiva. Quindi spesso gli spettatori non sono consapevoli che quell’emozione che hanno vissuto è stata data non solo dall’interpretazione degli attori e dalla qualità della regia ma anche dal commento musicale. In qualche modo la musica “invisibile” che noi scriviamo colpisce lo spettatore a livello inconscio, questo è un fenomeno che ho studiato nel corso degli anni. La passione verso la musica cinematografica, iniziata quando vidi il film di fantascienza “Logan’s Run”, con le musiche del premio Oscar Jerry Goldsmith, è rimasta invariata in questi primi quaranta anni di attività. Il momento più emozionante è stata la collaborazione con Dario Argento per il film “Giallo”.

Da poco si è concluso il primo Concorso Internazionale di Musiche per Film d’Azione Scoring Action Movies, da lei ideato e tenutosi a Narni. Ci racconta come è nata questa iniziativa e quali obiettivi si propone per il futuro?
Sognavo da tempo di organizzare un concorso di composizione specifico per i film d’azione. Molti mi dicevano che organizzare un concorso necessitava di uno staff e di diversi mesi di preparazione. Invece l’ho organizzato da solo, in pochi mesi, solo con il supporto logistico del M° Cristiana Pegoraro (che ha ospitato la serata di premiazione all’interno del suo “Narnia Festival”) e del supporto morale del M° Franco Bixio, (compositore ed editore con molti anni di esperienza nel settore delle colonne sonore). Cristiana Pegoraro e Franco Bixio hanno fatto parte della Giuria e la loro presenza è stata importante per i vincitori del concorso. In questa prima edizione il livello delle composizioni è stato molto alto e non è stato facile decidere a chi assegnare i premi. I due vincitori ex aequo del primo premio, Ana Beyron e Carlo Putignano, hanno presentato ai membri della giuria una musica eccellente, in perfetta sintonia con le scene che avevano scelto per scrivere un nuovo commento musicale. 

Lei ha tenuto numerose Masterclass, anche in diverse lingue. Quanto è importante per lei la trasmissione del sapere musicale e che ruolo hanno queste esperienze nella sua carriera?
Amo comunicare il mestiere del compositore di musica applicata a giovani compositori ma anche ad un pubblico di appassionati. Pochi mesi fa sono stato in Spagna per tenere un concerto e dopo l’esibizione ho raccontato al pubblico come si scrive la musica di un film, come si svolge il lavoro e in che modo si dialoga con il regista per raggiungere i risultati migliori nei tempi previsti. Devo dire che il pubblico era molto interessato a conoscere i trucchi del mestiere. 

Nel 2021 ha vinto il Globo d’Oro per la colonna sonora di “Native”. Che significato ha avuto per lei questo riconoscimento e come si inserisce all’interno del suo percorso artistico?
Vincere il “Globo d’Oro” della stampa estera in Italia è stato molto importante. Già quando scrissi il mio primo commento musicale per il film “Zoo” di Cristina Comencini arrivai secondo in lista per il “Globo D’oro”. Per un pelo non lo vinsi. Il destino ha voluto invece che mi fosse assegnato questo importante riconoscimento per il piccolo thriller indipendente “Native”, diretto da John Real. 

Tra le sue collaborazioni più prestigiose c’è quella con il Premio Oscar Francis Lai. Che ricordo ha di quel lavoro condiviso sul film “Amore e Libertà  Masaniello”?
Ho un ricordo molto bello della collaborazione con il M° Francis Lai. Lo conobbi durante il premio “Colonna Sonora” e andai a trovarlo nella sua casa a Parigi diverse volte. Quando il regista Angelo Antonucci mi chiese di coinvolgere un premio Oscar nella scrittura del tema d’amore per il suo film “Amore e Libertà, Masaniello” proposi subito il nome di Francis Lai. Organizzammo il viaggio a Parigi per andarlo a trovare e lui accettò di scrivere il tema d’amore. Questa è stata l’unica volta in cui il premio Oscar Francis Lai ha scritto un brano all’interno della colonna sonora di un altro compositore. Francis era una persona stupenda, umile e generosa. Sono rimasto molto dispiaciuto quando sono venuto a sapere che ci aveva lasciati. 

Quando ho eseguito in Spagna il tema di “Love Story”, durante un concerto, c’era la sua foto proiettata sullo schermo e ho avuto un momento di tristezza e nostalgia. Pochi giorni fa sono stato a Parigi e sono tornato nella strada dove abitava. Speravo di trovare una targa dove fosse scritto “Qui è vissuto Francis Lai” e invece non c’era nulla.

Parliamo di “Hello Beautiful”, il suo recente lavoro realizzato con la “London Symphony Orchestra”. Com’è stato incidere con un’orchestra di quel livello e cosa rappresenta per lei questa colonna sonora?
Questo è stato uno dei traguardi più importanti del mio percorso artistico. Sognavo da anni di incidere con la “London Symphony Orchestra“, una delle migliori orchestre al mondo. Con il film d’autore “Hello Beautiful” sono riuscito a coronare questo sogno. Ho convinto il regista Ziad Hamzeh che sarebbe stato prestigioso per il film incidere a Londra con quella orchestra e ho rinunciato al mio compenso per riuscire ad ottenere questo risultato. Ancora non riesco a credere di essere riuscito a lavorare con questi musicisti straordinari. Spero di tornare a lavorare con loro nel 2026 per un altro lavoro. Il manager dell’orchestra, Mario De Sa, è una persona in gamba. Sono andato a trovarlo a Londra alcuni mesi prima di iniziare la collaborazione con la LSO. 

In carriera ha spaziato tra generi molto diversi: thriller, biografico, drammatico, azione. Come cambia il suo approccio compositivo a seconda del genere del film?
Ci sono compositori come Ennio Morricone, Georges Delerue e John Barry che sono riusciti a mantenere uno stile personale pur passando da un genere cinematografico all’altro. L’approccio non cambia. Il metodo compositivo è lo stesso ma nel caso dei film storici bisogna decidere se usare lo stile del periodo storico in cui è ambientato il film e se usare o meno gli strumenti musicali dell’epoca. Nel film “Amore e libertà, Masaniello” ho preso una “licenza poetica” e ho usato strumenti moderni come il pianoforte, che non erano legati all’ambientazione storica. Nel film “Il Conte di Melissa” invece ho usato il clavicembalo, il flauto dolce e altri strumenti del periodo barocco. 

Ha composto anche molte opere sinfoniche e da camera. In che modo la sua esperienza nel cinema influenza la sua musica assoluta e viceversa?
Ottima domanda. Nelle composizioni da concerto ho usato frammenti di temi scritti per il cinema. Alcune delle composizioni che ho scritto per la sala da concerto sono molto cinematografiche. L’Adagio per le vittime di Auschwitz (pubblicato da “Soundiva Classical”), ad esempio è stato usato in due film. 

Nel “Concerto per pianoforte e orchestra”, che non è stato ancora eseguito, ci sono diversi stili musicali (neo classico, atonale e minimalista) che convivono insieme. 

Il suo manuale “La Musica nel Cinema Thriller” è diventato un riferimento per chi si approccia a questo genere. Cosa l’ha spinta a scrivere questo testo e che riscontro ha avuto nel mondo accademico e tra i colleghi?
In Italia mancava un libro che analizzasse la scrittura delle musiche per i film di genere (Thriller, horror e fantascienza). Ho cercato di colmare questo vuoto con questo piccolo manuale pubblicato dalle edizioni “Falsopiano”. Non so quanto sia stato divulgato ma l’ho comunque condiviso nel corso degli anni con gli allievi che ho avuto durante le varie masterclass. La mia ex insegnante di storia della musica, Maria Francesca Agresta, mi aveva proposto di scrivere un libro a quattro mani sulla Musica nei film storici. Scrivere un libro è molto faticoso. Per il momento non me la sento di affrontare questa nuova “avventura”.

Quali sono i progetti che la entusiasmano maggiormente e che può già anticiparci?
Difficile dirlo. Ci sono vari progetti cinematografici nei quali dovrei essere coinvolto ma non si sa mai se e quando questi film verranno realizzati. Da tempo sogno di scrivere le musiche di un western e l’anno prossimo il regista Thomas Churchill, con il quale ho collaborato sulle musiche del thriller/horror “The Three Killer Pigs”, dovrebbe realizzare un suo western. Sarebbe stimolante scrivere un commento musicale lontano dalle influenze dello stile morriconiano. Se dovessero invece chiedermi di seguire le orme di Morricone mi piacerebbe chiedere ad Andrea Morricone di dirigere l’orchestra. Avrebbe un valore simbolico, in quanto sarebbe un omaggio a suo padre. 

Grazie maestro per la sua intervista e complimenti per la sua carriera!

Per saperne di più visita:
Facebook | Instagram

Copy link