Marino Alberti: “Ho aspettato”, l’amore inespresso nell’era delle connessioni rapide e superficiali

Dopo aver condiviso il palco con vere e proprie icone della musica italiana – da Loredana Bertè a Patty Pravo, da Emma Marrone alla P.F.M. – e aver conquistato milioni di stream, Marino Alberti torna a raccontarsi con “Ho Aspettato”, una ballata delicata e potente che esplora l’amore inespresso nell’era delle connessioni rapide e superficiali. Lo abbiamo incontrato per parlare di questo nuovo progetto, della sua evoluzione artistica e del ruolo che l’attesa gioca oggi nella vita e nella musica.

a cura della redazione


Benvenuto su Che! Intervista, Marino, benvenuto. È un piacere averti con noi. “Ho Aspettato” è un titolo che già dice molto: ci racconti da dove nasce questo brano così intimo?
Grazie a voi per questo invito,
parlarne ora è un dono squisito.
“Ho Aspettato” è nato in silenziosa sera,
quando la voce si fece leggera.

Le parole mancavano, erano finite,
così arrivò la musica a parlar di vite.
Viene da un luogo dentro al petto,
dove si cela ciò che non si è detto.

È un canto sussurrato, fragile e sincero,
nato da dentro, quindi niente di più vero.
Forse è giusto che resti così:
un sussurro d’anima che parte di lì.

Hai detto che volevi raccontare l’amore che non arriva mai, quello trattenuto. Quanto c’è di autobiografico in questa scelta tematica?
C’è molto di me, ma non di preciso,
è nato da un vuoto, e non da un sorriso.
È fatto di gesti che non han parlato,
di occhi che ho cercato e mai ritrovato.

L’amore trattenuto è un fuoco che resta,
non brucia la pelle, ma scalda la testa.
Non detto, non dato, ma sempre presente,
è quello che vibra più forte, e rimane silente.

Con questo brano ho provato a cantare
quel tipo d’amore che sa solo aspettare.

Hai osato molto anche nella forma: la struttura è sospesa, quasi minimale, e la voce è tenuta volutamente indietro, come se fosse trattenuta. Quanto è stato importante mantenere questa atmosfera così delicata?
Era essenziale restare sospeso,
come un equilibrista su un filo sottile, fragile e teso.
Ogni nota sull’orlo di poi spezzarsi,
come se il tempo potesse in qualche modo fermarsi.

Viviamo in un mondo che grida, che urla,
io ho scelto il sussurro, in questo caso forse la voce più furba.
questo è un canto che attende, che quasi scompare,

perché anche nel silenzio si può comunicare.

Il videoclip, diretto da Nicola “G. Man” Togni, accompagna perfettamente il brano. Come è nata la collaborazione e cosa volevate trasmettere con le immagini?
Con il Signor G. volevamo mostrare quel filo sottile

che ognuno ha vissuto, con un po’stile  
Abbiamo pensato ad un patto di pause, di spazi e rispetto,
di non dire tutto, ma restare in difetto.

Abbiamo evitato il solito racconto,
scegliendo l’attesa, al il gesto più pronto.

E G Man è un artista, con il terzo occhio che sente,
trasforma il silenzio in scena potente.

Hai lavorato in passato con nomi come Faso, Lewie Allen e Riccardo Kosmos. Quanto hanno influenzato il tuo percorso e la tua visione musicale?
Ogni incontro è stato un dono profondo,
è l’occasione di accogliere gli altri nel proprio mondo.
Non solo suoni, ma vite intrecciate,
visioni, silenzi, intuizioni improvvisate.

Faso è un’anima bella e sincera,

ho potuto conoscere una persona vera,
lui è musica pura, suona con una leggerezza

senza mai perdere la sua ricchezza.
Mi ha insegnato che il peso si allenta
se la musica resta attenta.

Allen mi ha dato la melodia pura,
quella che entra e poi più non si cura.
con Riccardo Kosmos, ogni suono ha un’anima, è certezza

ha una parete di suoni, una umanità e tecnica pazzesca.

Non è solo stile o tecnica fina,
è l’eredità che ogni nota destina.
Con loro ho imparato, senza pretesa,
che crescere è osare sì, ma anche cercare se stessi è la vera impresa.

Dopo tanti palchi importanti, da quelli condivisi con la P.F.M. a Emma Marrone, cosa significa per te oggi salire su un palco? È cambiato il tuo approccio rispetto agli inizi?
Il palco è l’unico posto dove mi sento a casa,
dove ogni paura viene evasa.
È lì che trovo pace, dove tutto diventa vero,
dove apro il cuore, senza mistero.

Non è solo un luogo dove amare,
è il posto dove posso davvero respirare.
Ogni volta che salgo, riconosco me,
lì trovo la forza che mi fa star bene, se hai provato qualcosa di simile sai com’è.

Il tuo brano parla anche di relazioni mai iniziate, vissute solo nella mente. È un tema molto attuale, che tocca un disagio collettivo. Che tipo di reazioni stai ricevendo dal pubblico?
Molti mi scrivono, “Parli di ciò che sento,
quello che taccio, che tengo dentro,

È emozionante sapere che non siamo unici,
che il dolore dell’attesa è in cuori simili.

È bello sapere che non siamo soli,
che il dolore condiviso può colmare i vuoti.

Chi ha amato senza dirlo, senza voce,
si ritrova magari in queste note con questa croce.
e per tutta quella comunità che ascolta silenziosa, 

non deve mai dimenticare che la musica ci sarà sempre per lei, è per quello che la musica è preziosa

“Aspettare è una forma di amore che nessuno celebra” – questa frase colpisce. Credi che ci sia spazio, nel panorama musicale di oggi, per queste narrazioni “minori”?
In questo mercato che urla e che chiede,
credo che ci sia più bisogno di qualche artigiano si ferma a creare, che si siede.
Le storie più lievi, che parlano piano,
arrivano al cuore, toccano l’umano.

La musica deve anche trasmettere ciò che il caos abbraccia,
raccontare di ciò che avviene o si sente, piaccia o non piaccia.
Le narrazioni minori, più sottili e sincere,
troveranno sempre spazio, come l’aria che non si vede.

C’è stato un momento particolarmente duro o catartico durante la scrittura di “Ho Aspettato” che ti ha segnato o che ricordi con intensità?
C’è stato un verso che proprio non voleva arrivare,
io, la chitarra, la penna e i fogli, stavamo per litigare.
Ho cercato a lungo, ma il senso sfuggiva,
finché il silenzio mi ha detto, “Ora arriva.”

Un attimo di resa, di fiducia totale,
e il verso è arrivato da sé, senza far male.
È stato il momento in cui ho capito davvero,
che “aspettare” è un amore sincero.

Guardando avanti: cosa possiamo aspettarci dopo “Ho Aspettato”? Cosa sogni di cantare, scrivere, vivere
Il mio sogno è continuare a raccontare,
ciò che è nell’ombra non smette di amare.
Non solo di amori, ma anche di paure,
di rinunce e sogni, di piccole avventure.

Voglio scrivere un disco che sia un abbraccio sincero,
un rapporto d’amicizia vero.
E vivere con gratitudine e senza paura,
sapendo che ogni canzone è una nuova avventura.

Grazie Marino per le tue risposte “in versi” e complimenti per tutto!

Per saperne di più visita:
Facebook | Instagram

Copy link