A 24 anni, Maya si presenta come una voce in evoluzione, capace di trasformare fragilità, ricerca personale e desiderio di libertà in un percorso musicale sempre più definito. Con il nuovo EP “PUNKINARA”, in uscita l’8 maggio, l’artista marchigiana inaugura una fase di rinascita creativa, costruita tra teatralità, attitudine rock, sperimentazione e voglia di portare la propria musica dal vivo.
a cura della redazione
Benvenuta Maya, “PUNKINARA” viene presentato come un nuovo inizio: che cosa rappresenta per lei questo EP nel suo percorso artistico e personale?
Questo album vuole essere la rappresentazione di un passato. Un passato che ha delineato per molto tempo, il mio modo di approcciarmi, sia alla musica, che alla vita quotidiana. Di un passato con cui ho fatto pace. E si, viene presentato come un nuovo inizio, perché credo che, solo affrontando, accettando e perdonando il proprio passato, si riesca ad andare avanti e migliorarsi ogni giorno di più.
La sua storia nasce anche da un’adolescenza vissuta in modo introspettivo, quasi “dietro le quinte”. Quanto ha influito quel periodo sulla necessità di trovare nella musica una forma di espressione?
Il passato ha influito notevolmente sulla mia vita. Ed è uno dei motivi principali per cui ho iniziato ad approcciarmi alla musica. Dapprima come ascoltatrice, per poi iniziare ad esprimere i miei sentimenti, nella maniera più spontanea che conosco. Lo ripeto spesso: la musica mi ha salvato la vita, soprattutto il punk. Immagina una ragazzina alternativa, vestita di nero e con borchie e catene, che cerca di destreggiarsi in una società che non tollerava la diversità. Ora la situazione è un po’ migliorata, ma non molto tempo fa, il peso dell’essere alternati, era molto più imponente. E ciò mi ha sempre fatta sentire sbagliata. È per tutte queste motivazioni, che ho trovato la mia casa, nella musica. In quel modo, riuscivo a non sentirmi completamente persa nel mondo.
Il teatro e il musical hanno avuto un ruolo decisivo nella sua crescita. In che modo il palcoscenico l’ha aiutata a superare timidezze e paure?
Il palcoscenico è quella sfida, che ogni artista deve affrontare. Il musical ed il teatro, mi hanno aiutata a reagire a timidezza e ansia sociale, dandomi una forte spinta. Il primo impatto, non nascondo che sia stato un bel colpo per la Maya ragazzina. Ma essere lì, essere vista, essere sotto i riflettori, mi ha fatto capire che, siamo noi stessi, a doverci mettere in condizione di affrontare le nostre paure, per riuscire a superarle. Il dover stare su di un palco, senza poter scappare per la buona riuscita di uno spettacolo, mi ha “costretta” se così si può dire, a restare ed affrontare le insicurezze.
Nel suo progetto convivono teatralità, energia rock e una forte componente emotiva. Come descriverebbe oggi la sua identità musicale?
Un artista, per poter essere tale, deve essere prima di tutto, un performer. Anche in questa consapevolezza, il teatro ha giocato un ruolo fondamentale. Quindi, come meglio definire la mia identità artistica, se non come “performance”.
“PUNKINARA” viene raccontato come una trasformazione profonda, non solo estetica ma anche interiore. Quali aspetti di sé ha sentito il bisogno di lasciare alle spalle?
Con questo album, ho sentito il bisogno di dire addio alla vocina interiore che per anni, mi ha ripetuto “la vera te, non piacerà mai”. Chiaramente non si può piacere a tutti, ma prima di qualsiasi cosa, si deve piacere a se stessi. Quando si prende questa consapevolezza, non si ha più paura di mostrarsi per quello che si è davvero. Quando lo si fa’, si può scoprire che, là fuori ci sono persone esattamente come te, con insicurezze e fragilità.
Ogni brano dell’EP sembra contribuire alla costruzione di una nuova immagine artistica. Che tipo di racconto ha voluto creare attraverso questo lavoro?
Attraverso questo lavoro, ho voluto disegnare un percorso ben preciso, ripercorrendo ogni singola emozione ed ogni singola ferita. Non è stato semplice, mettersi a nudo, andando a riaprire vecchie cicatrici, ma come detto prima, se non si affrontano determinate situazioni, non si può andare avanti. In ogni brano, c’è un tassello di me, quella ragazza che vuole migliorarsi e non sentirsi più invisibile.
Lei ha dichiarato di aver ritrovato se stessa anche attraverso sonorità alternative. Quali influenze musicali sente più vicine alla sua sensibilità attuale?
Di influenze, ne ho davvero tantissime. Sarebbe quasi riduttivo dire che si contano sulle dita di una mano. Ma su una cosa sono certa, se parliamo di un artista nello specifico, mi sento di citare Yungblud. Lui si, che è stato una scoperta, non solo in campo artistico, ma anche se parliamo di carisma, personalità e fragilità. È stato lui a farmi capire che non sono sola al mondo. Il progetto che portata avanti, quello di una community che ha in comune molto di più del semplice stile di abbigliamento, mi ha dato la motivazione ad uscire fuori come ME STESSA senza filtri. Grazie a lui ho conosciuto ed imparato ad amare la vera me, con pregi e difetti.
Dopo contest, formazione e prime pubblicazioni, quanto è importante per lei oggi scrivere, comporre e produrre musica in modo sempre più autonomo?
Produrre in totale autonomia, sarebbe una svolta, per un semplice motivo. Cambio idea talmente tante volte durante la realizzazione di un brano, tra testo, metrica ecc, oppure semplicemente ho idee strampalate, che dovrei andare in studio a registrare anche alle 3 di notte. Di certo non è una passeggiata per le persone con cui collaboro, me ne rendo conto. Sono perfezionista, questo si, ma quando inizio ad essere quasi ossessiva, non facilito il lavoro agli altri. Potrei tranquillamente prendere il cellulare in piena notte e telefonare dicendo “ma sai al posto di quella frase potremmo provare con questa”. Non mi sorprenderebbe se mi riattaccassero
“PUNKINARA” è un progetto pensato anche per il live. Che rapporto desidera costruire con il pubblico durante le esibizioni dal vivo?
Desidero stingere un rapporto un rapporto che si basi sulla trasparenza e sullo scambio vero. Il mio obiettivo non è solo esibirmi, ma comunicare e trasmettere l’autenticità delle emozioni. Vorrei poter gridare al mondo intero, che le fragilità è ciò che ci rendono unici. Che l’unicità è sinonimo di diversità, quella costruttiva, quella che ci fa crescere, sperimentare, provare, fare. E soprattutto, che la diversità, non è sinonimo di sbagliato.
Questo EP viene definito “solo l’inizio”: quali sono le ambizioni e le direzioni artistiche che immagina per il futuro di Maya?
Questo EP è il punto di partenza, ma il viaggio punta alla scoperta di territori, dove la musica va a braccio con l’impatto emotivo. Le mie ambizioni per il futuro vanno oltre la discografia; puntano alla costruzione di uno spazio in cui la diversità sia un simbolo di potenza. Mi piacerebbe unire le persone attraverso la musica, comunicando a cuore aperto e celebrando l’unicità come la nostra risorsa più grande.
Grazie Maya e complimenti per la tua carriera artistica.
Per saperne di più:
Instagram | YouTube
Se apprezzi il nostro lavoro, il tuo contributo è importante.
Ogni storia merita spazio. Raccontaci la tua
Contattaci adesso









