Amélie Nothomb torna a interrogare l’infanzia come luogo fondativo del dolore e dell’immaginazione, scegliendo ancora una volta l’autobiografia come lente narrativa, ma spogliandola di ogni indulgenza sentimentale. Il risultato è un romanzo breve, affilato, ironico e crudele, capace di trasformare un’estate di guerra in una lezione universale di sopravvivenza emotiva.
In uscita con Voland Editore il 24 Febbraio 2026.
a cura della redazione
Estate 1942. Bruxelles è sotto la minaccia dei bombardamenti e la piccola Adrienne, quattro anni appena, viene spedita a Gand, nella casa semidiroccata di una nonna ostile, quasi mostruosa nella sua ferocia quotidiana. La vecchina — ripugnante e al tempo stesso irresistibilmente comica — odia chiunque, disprezza le figlie, domina la casa con sadismo domestico e venera una sola creatura: Pneu, un gatto obeso, tirannico, elevato a divinità domestica. In questo microcosmo claustrofobico, la bambina è un’intrusa, una presenza tollerata più per capriccio che per affetto.
Nothomb racconta questa prigionia infantile con una prosa chirurgica, capace di evocare l’orrore senza mai cedere al patetico. Il punto di vista è quello di una bambina lucidissima, già armata di un’intelligenza fuori scala, che reagisce alla violenza psicologica non con la fuga, ma con la parola. Nasce così il mantra che dà il titolo al libro: “Meglio così”. Una formula apparentemente remissiva, che diventa invece un atto di ribellione silenziosa, un dispositivo mentale per riorganizzare il dolore, addomesticarlo, renderlo narrabile.
Il romanzo è attraversato da un umorismo nero irresistibile, marchio di fabbrica dell’autrice, che riesce a far sorridere anche nei momenti più disturbanti. Ma sotto la superficie brillante si muove una riflessione profonda sul potere dell’immaginazione come strumento di resistenza, sulla capacità dei bambini di trasformare l’ostilità in gioco, la paura in racconto.
Dopo Primo sangue, dedicato alla figura del padre e premiato con riconoscimenti prestigiosi, Meglio così segna un passaggio altrettanto intimo: è il romanzo della madre, presenza finora sfuggente nell’opera nothombiana, evocata qui attraverso l’assenza e il distacco. Un libro che completa idealmente un dittico familiare, scavando nelle origini affettive e nei traumi primari che hanno plasmato la voce dell’autrice.
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