Corpi alla deriva, voci nel silenzio: il debutto abrasivo di Giuliana Vitali.
Con Nata nell’acqua sporca, Giuliana Vitali firma un esordio letterario intenso, capace di scavare nell’animo umano senza concessioni alla retorica o alla consolazione. Lo fa con uno stile asciutto, teso come un nervo scoperto – “fil di ferro che raschia la pagina”, scrive Silvio Perrella – in un romanzo che è insieme cronaca intima, discesa agli inferi e tentativo di risalita.
a cura della redazione
Protagonista è Sara, giovane donna napoletana, cresciuta in un vuoto che ha il volto sfocato di un padre emigrato e quello rigido di una madre distante. In questo spazio emotivamente inabitabile, il silenzio è l’unico linguaggio appreso. La fuga diventa così un gesto di sopravvivenza prima ancora che di ribellione: un fidanzato tossicodipendente, una casa lasciata alle spalle, l’ingresso in un mondo di eccessi, smarrimenti e legami distorti.
Il romanzo si struttura come un flusso di coscienza emotivo, a tratti visionario, dove le esperienze di Sara si intrecciano con quelle di altri tre “compagni di deriva”. Amicizie viscerali, amori tossici, corpi esplorati e violati: la materia narrativa è fatta di carne e memoria, di una fame d’amore che si consuma nella distruzione e nel desiderio di rinascita. Il corpo, qui, è frontiera e prigione, simbolo di perdizione e strumento di conoscenza.
Ma Nata nell’acqua sporca è anche – e forse soprattutto – un romanzo sulla memoria: l’infanzia e l’adolescenza di Sara si riflettono e si deformano nel presente, in un gioco di specchi che non lascia tregua. Ogni scelta sembra rispondere a un dolore primordiale, ogni gesto d’amore è contaminato da una mancanza originaria.
Per saperne di più visita: giulioperroneditore.com
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