“Noi che balliamo nel labirinto di spine” di Beatrice Corradini (Mondadori, Maggio 2025)

“Noi che balliamo nel labirinto di spine”, romanzo di Beatrice Corradini per Mondadori, è un’opera sorprendentemente potente che si muove con disinvoltura tra i territori della narrativa di formazione e il sottile respiro del mistero.

a cura della redazione


Al centro della storia c’è Max, adolescente intrappolato in un limbo esistenziale fatto di assenze, rabbia e silenzi. Suo padre se n’è andato senza spiegazioni, la sorella Rachele è scomparsa nel nulla, e la madre sembra aver perso qualsiasi luce. La provincia – mai nominata ma palpabilmente vera – si stringe attorno al protagonista come un labirinto grigio di cemento, un non-luogo dove ogni strada sembra condurre al medesimo senso di impotenza.

L’autrice costruisce una geografia emotiva di straordinaria densità: la Fabbrica abbandonata, i pomeriggi di fumo e frasi lasciate a metà con Tobia, Cosma lo Zingaro e Guido, l’eco sorda di gesti ripetuti fino alla nausea. In questo paesaggio desaturato irrompe Fiore, nuovo compagno di classe e catalizzatore di un cambiamento che Max non sapeva di desiderare, né di meritare.

Fiore è tutto ciò che Max non riesce a essere: vulnerabile, enigmatico, aperto. E proprio per questo diventa bersaglio. Ma la violenza che Max riversa su di lui è solo un sintomo, un segnale: dentro Max c’è un dolore stratificato, un’urgenza che cerca voce. E Fiore, con la sua gentilezza ostinata, sarà lo specchio e insieme la chiave di un viaggio che conduce Max dentro e fuori da sé.

La scrittura di Corradini è priva di retorica, ma densa di consapevolezza. Ogni frase è calibrata, ogni dialogo restituisce verità emotiva senza sforzo apparente. C’è una profondità sincera nel modo in cui affronta l’adolescenza: non come cliché generazionale, ma come territorio di battaglia in cui il cuore, il corpo e la mente lottano per riconoscersi.

Il romanzo non si sottrae al mistero – quello letterale della scomparsa di Rachele, ma soprattutto quello interiore, più sfuggente, legato all’identità, alla memoria, al desiderio di salvezza. E nel raccontarlo, Corradini ci offre un affresco corale in cui ogni personaggio – anche i secondari – ha uno spessore, un passato non detto, una traiettoria fragile.

Per saperne di più visita: www.mondadori.it

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