Con il nuovo singolo e video “Ora che hai tutto”, Odorico Del Corso apre il percorso verso il suo prossimo progetto discografico, confermando una scrittura intima, riflessiva e attenta al peso delle parole. Il cantautore lombardo, originario di Vimercate, racconta attraverso immagini semplici e simboliche una storia di memoria, consapevolezza e perdita, invitando l’ascoltatore a interrogarsi sul confine sottile tra il raggiungimento di un traguardo e la vera felicità.
a cura della redazione
Benvenuto su Che! Intervista, Odorico, “Ora che hai tutto” è il brano che dà il titolo al suo nuovo progetto discografico: da quale esigenza artistica e personale nasce questa canzone?
“Ora che hai tutto” nasce da una riflessione molto semplice, ma che credo riguardi tutti: a volte passiamo anni a inseguire qualcosa convinti che, una volta raggiunta, ci sentiremo finalmente completi. Poi però ci accorgiamo che, nel frattempo, abbiamo perso o trascurato ciò che davvero dava senso alle nostre giornate. È una canzone nata da esperienze personali, ma anche dall’osservazione delle persone che ho intorno. Sentivo il bisogno di raccontare quella sensazione di vuoto che può arrivare anche quando, apparentemente, hai ottenuto tutto ciò che volevi.
Il brano affronta il tema della consapevolezza, ma suggerisce anche che capire non sempre basta per cambiare le cose. Che riflessione ha voluto portare al pubblico?
Credo che la consapevolezza arrivi spesso troppo tardi. Capire un errore non significa automaticamente poter tornare indietro e sistemarlo. Nel brano volevo raccontare proprio questo: il momento in cui realizzi il valore di qualcosa quando ormai si è allontanata. Non è una canzone pessimista, però; è più un invito a vivere con maggiore presenza, prima che le cose diventino solo ricordi.
Nel testo emerge l’idea che spesso si confonda il traguardo con la felicità. Quanto questa considerazione nasce dall’osservazione della società contemporanea?
Moltissimo. Viviamo in una società che ci spinge continuamente verso il prossimo obiettivo: successo, approvazione, risultati, immagini da mostrare. Ma raramente ci insegna a fermarci e a riconoscere il valore di quello che abbiamo già accanto. Spesso il traguardo viene venduto come sinonimo di felicità, ma non sempre è così. A volte arrivi dove volevi arrivare e scopri che ciò che ti rendeva davvero felice era rimasto indietro.
Il video è ambientato in un giardino, tra sculture classiche e presenze quotidiane come gli scoiattoli. Che significato ha questa scelta visiva?
Volevo un luogo che trasmettesse quiete, memoria e una certa sospensione nel tempo. Il giardino, con le sculture classiche, ha qualcosa di eterno ma anche fragile. Gli scoiattoli e gli elementi più quotidiani servivano invece a riportare tutto su un piano reale, umano. Mi piaceva il contrasto tra qualcosa che sembra immobile e qualcosa che continua a vivere e muoversi. È un po’ il cuore della canzone: il passato che resta fermo dentro di noi mentre la vita continua ad andare avanti.
La clip racconta un rapporto che sembra vivere ormai soltanto nella memoria. Quanto è importante, nella sua scrittura, il tema del ricordo?
Tantissimo. Il ricordo è una parte centrale della mia scrittura perché credo che molte emozioni prendano davvero forma solo col tempo. Spesso capiamo ciò che abbiamo vissuto solo quando lo guardiamo da lontano. Nelle mie canzoni il ricordo non è mai solo nostalgia: è uno spazio in cui cerco di dare un senso alle cose, di conservarle, o semplicemente di osservarle con più lucidità.
Lei ha definito il brano non come un atto d’accusa, ma come un invito a fermarsi e guardare meglio ciò che si possiede già. Che tipo di ascolto spera possa generare questa canzone?
Spero possa generare un ascolto sincero, intimo. Non volevo puntare il dito contro qualcuno, ma creare uno spazio di riflessione. Mi piacerebbe che chi ascolta la canzone si fermasse anche solo per un momento a pensare alle persone, ai gesti o alle piccole cose che magari sta dando per scontate. Se il brano riesce a far nascere questa domanda, allora ha già fatto il suo percorso.
Dopo l’album d’esordio “Quando chiudi gli occhi”, il suo percorso sembra confermare una forte attenzione alla parola e all’introspezione. Come è evoluta la sua scrittura da quel primo lavoro a oggi?
Credo che oggi la mia scrittura sia più essenziale e consapevole. In “Quando chiudi gli occhi” c’era un’urgenza molto emotiva, quasi istintiva. Oggi sento di cercare maggiormente l’equilibrio tra quello che provo e il modo in cui lo racconto. Cerco parole più semplici, ma anche più precise. Mi interessa sempre di più togliere il superfluo e lasciare spazio alle immagini, ai silenzi, alle sensazioni che restano addosso.
A gennaio 2026 è uscito “Non è la verità”, singolo che ha anticipato il nuovo progetto. In che modo quel brano dialoga con “Ora che hai tutto”?
“Non è la verità” e “Ora che hai tutto” dialogano molto tra loro perché entrambi parlano di consapevolezza e del modo in cui rileggiamo la nostra vita. “Non è la verità” nasce da quel momento in cui ci guardiamo indietro, tiriamo le somme di ciò che abbiamo vissuto e proviamo a convincerci che, in fondo, vada bene così. Ma dentro di noi sappiamo che non è del tutto vero. “Ora che hai tutto” prosegue quel percorso emotivo: è come il passo successivo, il momento in cui smetti di raccontarti certe cose e inizi davvero a vedere ciò che hai perso o lasciato indietro.
Il suo stile unisce delicatezza, intensità emotiva e una narrazione molto personale. Quali sono gli elementi che considera fondamentali nella costruzione di una canzone?
Per me una canzone deve prima di tutto essere vera. Anche quando nasce da immagini poetiche o simboliche, deve contenere qualcosa che sento autentico. Poi vengono le parole, che per me hanno un peso enorme: cerco sempre immagini semplici ma capaci di lasciare spazio a chi ascolta. E infine la musica, che deve accompagnare il testo senza sovrastarlo, creando un’atmosfera che renda credibili le emozioni che sto raccontando.
Con “Ora che hai tutto” prende forma un nuovo album: che direzione artistica e sonora dobbiamo aspettarci da questo prossimo capitolo della sua carriera?
Sarà un disco molto personale, probabilmente il più personale che abbia scritto finora. Dal punto di vista sonoro ci saranno ancora atmosfere intime e cantautorali, ma con una ricerca più ampia nei suoni e negli arrangiamenti. Mi interessa creare brani che restino delicati ma che abbiano anche una forte intensità emotiva. Credo che il filo conduttore del progetto sarà proprio questo: la ricerca di ciò che resta autentico in mezzo al rumore, alle aspettative e alle illusioni che spesso ci costruiamo intorno.
Grazie Odorico e complimenti per la tua carriera artistica!
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