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In un’epoca dominata da algoritmi, numeri e strategie di posizionamento, ONISCO sceglie una strada controcorrente: quella della libertà creativa assoluta. Un progetto nato nel 2025 che mette al centro il suono, la melodia e l’esperienza emotiva, rifiutando etichette e compromessi. Con una produzione costante e una presa di posizione netta contro l’uso dell’intelligenza artificiale nell’arte, ONISCO si racconta come un luogo aperto, inclusivo, umano. A partire dall’ultimo singolo Spell, un viaggio tra pop ed elettronica che parla di trasformazione, amore e cambiamento irreversibile.

a cura della redazione


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ONISCO è definito come “musica e nient’altro”. Cosa significa davvero questa affermazione nel panorama musicale attuale?
Significa cercare di mettere la musica al centro del progetto, prima dell’immagine e di tutto il resto. Per me quello che conta è cercare di produrre dei brani che abbiano una linea melodica definita. Credo che nel panorama attuale l’immagine spesso prevalga sulla musica. Non importa più se un brano sia bello o meno, quello che conta è chi lo canta e il modo in cui ci viene proposto, per non dire imposto. Penso che sia importante dare alla musica il giusto valore, e che ogni tanto dovremmo fermarci e chiederci “sto ascoltando davvero una bella canzone? Mi piacerebbe anche se la cantasse uno sconosciuto? Mi piacerebbe anche se non fossi costretto a sentirla ripetutamente?”

Il progetto nasce con l’idea di essere libero da algoritmi e condizionamenti esterni: quanto è difficile oggi difendere questa libertà creativa?
Ho dovuto aspettare parecchio per potermi permettere di dare vita a questo progetto in totale libertà, senza qualcuno che mi dicesse cosa cantare, in che lingua cantare, come vestirmi, a che programma partecipare. Ho creato una carriera altrove che mi permettesse di investire sulla musica in totale libertà.  Questo percorso ha fatto in modo che mi liberassi completamente da ogni tipo di aspettativa. Non compongo per fama, successo e soldi, ma compongo solo perché amo farlo, amo produrre i miei brani e voglio che esistano. L’algoritmo costringe a dei canoni, io non voglio averne.

ONISCO viene descritto come un concetto aperto, a cui chiunque può far parte. In che modo questa visione si riflette nella vostra musica?
Il progetto Onisco è incentrato sulla musica e tutto il resto passa in secondo piano. Mi piace pensare al progetto come un luogo sicuro dove nessuno viene giudicato in alcun modo, un luogo accogliente e inclusivo in cui conta solo la musica. Chiunque può far parte del progetto, anche solo ascoltandolo. Sono sempre contenta di avere un dialogo con chi sente la mia musica, di accogliere suggerimenti, anche critiche se necessarie. Vorrei che attraverso la musica ci si sentisse meno soli. Inoltre, ho notato quanto oggi possa essere discriminante la musica, ho visto sminuire e scartare musicisti eccezionali solo perché “non si vestono nel modo giusto” oppure “non sono abbastanza fotogenici” o ancora peggio “sono troppo vecchi”. Lo trovo terribile. Il concetto di musica non può limitarsi a questo. Onisco è un progetto aperto a qualsiasi professionista abbia davvero voglia di fare buona musica.

Dal debutto con “Poison” fino a “Spell”, avete mantenuto una pubblicazione molto costante. È una scelta artistica o anche una forma di disciplina creativa?
Artisticamente parlando sono come un cavallo imbizzarrito, quindi nessuna forma di disciplina, purtroppo, solo un grande allenamento. In realtà eravamo convinti che pubblicare un pezzo al mese per il primo anno potesse risultare vantaggioso per l’intero progetto, oggi non so dire se lo sia stato o meno, ma sicuramente è stato un gran bel lavoro. Dal 2026 pubblicheremo un brano ogni due mesi, e onestamente lo preferisco perché dietro alla composizione e alla produzione di ogni brano c’è un lavoro enorme, e trovo assurdo eclissarlo con un’altra uscita dopo solo un mese.

“Spell” racconta un amore così potente da sembrare un incantesimo. Da dove nasce l’esigenza di parlare di sentimenti in modo così diretto e viscerale?
Credo che l’esigenza di scrivere “Spell” sia nata dalla consapevolezza di un grande amore, uno di quelli che all’inizio fa paura, di quelli che rischia di far mettere in discussione tutto. All’inizio può sembrare fuori controllo, come se fosse un incantesimo o una maledizione, ma piano piano si trasforma in libertà, in certezza, e i dubbi spariscono. Volevo dire a tutti che non bisogna avere paura dei cambiamenti anche se fanno paura, perché possono rivelarsi meravigliosi.

Nei vostri brani convivono introspezione e desiderio di far ballare. Come trovate l’equilibrio tra profondità emotiva ed energia sonora?
Credo grazie al pianoforte. Quasi tutti i miei brani nascono al piano, perché penso che quando una melodia funziona piano e voce, significhi che è una buona melodia. Il suono del pianoforte ha qualcosa di malinconico, ed è di grande ispirazione in fase di scrittura. In realtà, quasi tutti i brani dance che abbiamo pubblicato, nella versione piano e voce, sono parecchio malinconici! Per questo motivo mi piace vestirli con un arrangiamento che li alleggerisca, che non faccia trasparire la pesantezza del brano. Mi diverte molto farlo e mi rispecchio davvero tanto in questo concetto. 

Avete una posizione chiara e netta contro l’intelligenza artificiale nell’arte. Cosa temete si possa perdere affidandosi a processi non umani nella creazione musicale?
Credo che affidare la creazione di una qualsiasi opera d’arte a una intelligenza artificiale sia una sconfitta per l’umanità e per l’evoluzione. Penso che sia irrispettoso nei confronti della storia del genere umano. L’arte è passione, immedesimazione, condivisione. È emozione. L’intelligenza artificiale non ha emozioni. Copia, rimescola le carte e ruba. Penso che chi non sa comporre non dovrebbe farlo e basta. Penso che far comporre un brano a una IA e pubblicarlo sia come truffare il pubblico.

Il cambiamento è un tema centrale in “Spell”: “I don’t want to be the same”. Quanto la musica di ONISCO parla anche di trasformazione personale?
In “Spell” racconto come la consapevolezza dell’amore mi abbia cambiato in modo irreversibile. È qualcosa da cui non si torna indietro perché si insinua nel profondo, e dopo non ci si accontenta più. Dà un senso di libertà e sicurezza. Almeno per me è stato così… Credo che in qualche modo questo mi accada anche quando produco un brano. Ogni produzione nuova per me rappresenta una crescita artistica importante, sto diventando molto più pignola e selettiva. Credo che l’intero progetto sia un percorso di crescita e cambiamento, e penso che questo si rifletta molto nella mia musica e nei miei testi.

Il progetto ONISCO sembra più un percorso che una destinazione. Avete un’idea di dove volete arrivare o preferite lasciare che sia la musica a guidarvi?
Assolutamente nessuna idea. Nessuna aspettativa. Ci lasceremo guidare dalla musica e dagli eventi…

In un mondo che corre veloce, cosa sperate che chi ascolta ONISCO porti con sé dopo aver spento la musica?
Spero che porti con sé una sensazione di forza, di speranza, di libertà.  Spero che la musica sia come una ricarica, spero che spengano e dicano “ok, non sono solo, posso riuscire a fare tutto, ad arrivare dove voglio”.  La musica mi ha tenuto compagnia sempre, è stata e continua ed essere una grande compagna di vita che non mi abbandona mai. Conosco la forza che può dare un brano, conosco quella sensazione di adrenalina. Spero che la mia musica sia questo per chi l’ascolta

Complimenti ed un grosso in bocca al lupo per i tuoi progetti

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