Domenica 15 marzo 2026 alla Gipsoteca di Cento (FE), dove l’Associazione Sol Omnibus Lucet APS ha portato in scena una riduzione di Orfeo all’Inferno di Jacques Offenbach, trasformando il celebre titolo operettistico in un atto d’affetto e riconoscenza verso il Maestro Gian Paolo Luppi.
a cura della redazione
Più che una semplice rappresentazione, lo spettacolo si è configurato come un tributo autentico, capace di intrecciare leggerezza e profondità. La scelta dell’opera non è casuale: Orfeo all’Inferno, caposaldo dell’operetta ottocentesca, incarna perfettamente quello spirito brillante e dissacrante che tanto ben si presta a celebrare la vita attraverso l’arte. Offenbach, con la sua scrittura ironica e travolgente, costruisce un mondo dove il mito classico viene ribaltato in chiave comica, e proprio in questa libertà narrativa si inserisce la forza dell’omaggio.
La trama, ben nota ma sempre irresistibile, abbandona ogni pathos tragico per lasciare spazio a una dinamica coniugale esilarante: Orfeo ed Euridice non sono più amanti ideali, bensì una coppia logorata. L’evasione di Euridice con Plutone, le ambizioni seduttive di Giove e le grottesche interferenze di John Styx danno vita a un susseguirsi di situazioni comiche, culminanti nel celeberrimo Can-Can, qui eseguito con energia contagiosa.
Sul piano interpretativo, il tenore Domenico Peronace offre un Orfeo vocalmente solido e scenicamente convincente, capace di bilanciare canto e ironia con naturalezza. Accanto a lui, il soprano Giada Maria Zanzi tratteggia un’Euridice vivace e brillante, dotata di una presenza scenica fresca e di una vocalità agile, perfettamente in linea con il carattere dell’operetta.
Elemento centrale dello spettacolo è stato Maurizio Tonelli, che ha ricoperto sia il ruolo registico sia quello attoriale, interpretando Giove e John Styx. La sua prova si distingue per versatilità e tempi comici ben calibrati, contribuendo a mantenere alto il ritmo narrativo e a valorizzare l’impianto brillante della messinscena.
Sul versante musicale, la concertazione affidata a Fabio Luppi si rivela precisa e attenta, capace di sostenere le voci e di restituire la vivacità della partitura offenbachiana anche nella dimensione ridotta dello spettacolo. Il Coro Vocialvento, preparato da Chiara Molinari, si dimostra compatto ed efficace, arricchendo le scene corali con equilibrio e partecipazione.
Da segnalare anche l’eleganza dei costumi di Mirta Zagonara, che contribuiscono a creare un’atmosfera coerente e visivamente accattivante, senza mai sovrastare l’azione scenica.
Ma oltre agli aspetti tecnici e artistici, ciò che resta è il senso profondo dell’iniziativa: ricordare Gian Paolo Luppi non con toni solenni, ma attraverso la vitalità della musica e del teatro. Un artista completo — pianista, direttore, compositore e docente — che ha lasciato un segno tangibile nella formazione e nella crescita di molti musicisti. Questo spettacolo ne ha restituito lo spirito, celebrandone la passione con il linguaggio che più gli apparteneva.
Perché, come insegna Offenbach, anche nell’inferno più surreale può risuonare la gioia della musica — e, in questo caso, il ricordo di chi alla musica ha dedicato la vita.
Per saperne di più visita: vocialvento.it | YouTube
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