Classe 1998, pugliese, penna e voce delicate ma incisive: Petite Amélie è una giovane cantautrice che trasforma emozioni, esperienze e visioni del mondo in musica. Dai primi palchi locali fino agli incontri con figure come Red Ronnie, passando per l’esperienza al CET di Mogol, il suo percorso si snoda tra autenticità e ricerca espressiva. Con Via del silenzio n.2 inaugura ufficialmente il suo progetto musicale, un brano che parla di infanzia, sogni e dolori, ma anche di speranza e resistenza.
Abbiamo avuto il piacere di dialogare con lei.
a cura della redazione
Benvenuta su Che! Intervista, Petite Amélie, è un piacere averti con noi. Vorrei partire proprio dal tuo esordio: come descriveresti l’emozione di lanciare il tuo primo singolo Via del silenzio n.2?
Ciao, grazie per avermi ospitata in questo spazio. Questo momento della mia vita è pieno di emozioni e nuovi inizi. Il lancio del primo singolo è un inizio che attendo da anni.
Sono emozionata, felice e anche un po’ ansiosa perché non ho idea di che viaggio farà questa canzone.
La tua musica intreccia autobiografia ed elementi universali: quali esperienze personali hanno maggiormente influenzato questo brano?
Le esperienze personali che hanno influenzato questo brano sono sicuramente esperienze infantili o vissute in adolescenza.
Una volta che sono riaffiorate nella mente le ho trasformate in parole e musica. Sono esperienze un po’ tristi da un lato ma anche significative per la mia identità sia personale che artistica.
Scrivere canzoni significa spesso rielaborare emozioni. C’è stata una fase del tuo percorso in cui la scrittura è diventata una vera necessità?
Sicuramente. Scrivere è un processo impegnativo ma anche importante, ti porta a camminare necessariamente verso un percorso interiore e quando usi la scrittura come diario personale o come una raccolta di eventi, è normale vederla diventare necessità.
Hai iniziato a scrivere giovanissima, a soli 15 anni. Guardandoti indietro, come pensi sia cambiata la tua voce artistica in questi anni?
La mia voce artistica è cambiata tantissimo negli anni. Sono cresciuta, ho vissuto esperienze nuove e diverse, sono diventata una persona completamente diversa. Il genere musicale delle mie canzoni è rimasto sempre lo stesso. Quello che è cambiato è tutto il resto. In passato scrivevo canzoni d’amore e politiche, ora scrivo diversamente. Parlo sempre di esperienze vissute in prima persona o prese in prestito dal mondo, e lo faccio con la mia solita identità artistica, però c’è qualcosa di diverso, sono parole cresciute, adulte e non più acerbe.
Nei tuoi testi parli di amore, politica, vita ed emozioni: quanto è importante per te unire il personale al collettivo, la tua storia alle istanze del presente?
Per me è importante, davvero molto importante. Vorrei tornare a scrivere di politica perché credo che sia fondamentale avere una propria opinione personale, costruire una propria posizione. Da soli non siamo niente. E io lo sono stata spesso nell’ambito artistico. Sono sempre stata una solista. Ma nella musica e anche nella vita, la solitudine deve essere sostituita da una collettività e da un insieme di valori, idee e opinioni.
Nel tuo percorso hai incontrato realtà come il CET di Mogol e figure come Red Ronnie. Qual è stata l’esperienza o il consiglio che ti ha lasciato un segno più profondo?
Ricordo in particolare un momento in cui ero al CET in un’aula insieme a Mogol ma ciò che mi è rimasto nel cuore è sicuramente l’intera esperienza di quei giorni. Il tempo passato a scrivere canzoni, a stringere amicizia tra noi, a vivere pienamente ogni singolo istante. Ricordo la mia forte emozione l’ultimo giorno, sono scoppiata in lacrime dalla felicità. È stata davvero una bella magia.
In Via del silenzio n.2 emerge una forte tensione tra dolore e speranza. Come riesci a bilanciare questi due poli nella tua scrittura?
Dolore e speranza sono due temi che mi accompagnano spesso sia nella vita reale che nella mia scrittura. Io in primis sono divisa tra due poli opposti: luce e buio, rumore e silenzio e a volte anche dolore e speranza. Bilanciarli mi riesce naturale. Si può scrivere di dolore e nello stesso tempo di speranza perché è quello che avviene nella vita di tutti i giorni. Puoi essere pieno di dolore ma conservare una luce interiore che resta lì e non si spegne mai.
Sei una giovane artista pugliese: quanto le tue radici e il contesto in cui sei cresciuta hanno contribuito alla tua identità musicale
Sicuramente i luoghi e le tradizioni incidono incosciamente e non. Per quanto mi riguarda io mi descrivo un’ “artista del mondo”. Sono legata alla mia terra fino a un certo punto. Cerco sempre di farmi toccare, emozionare e anche ispirare da ogni parte d’italia e se dovesse accadere di visitare altri posti, sicuramente anche da ogni parte del mondo.
Lanciare un progetto oggi, tra piattaforme digitali e nuove modalità di fruizione, è una sfida complessa: quale rapporto hai con la dimensione online della musica?
La dimensione online è sicuramente importante nel mondo della musica. I musicisti oltre a suonare hanno anche una forte presenza online, io inclusa. Non scrivo e basta ma penso e creo contenuti per promuovere la mia musica tramite i miei profili social. E mi piace farlo perché posso essere creativa in altri modi.
Ma da un lato mi dispiace che noi musicisti dobbiamo sforzarci per attirare il pubblico in questo modo, parlo almeno di noi che siamo indipendenti. Non tutti riescono ad arrivare nonostante il talento. Io stessa ho paura di non farcela mentre spero che un video o un post vada virale. Ed è triste.
Quali sono i sogni e i traguardi che vorresti raggiungere con la tua musica nei prossimi anni?
Con la mia musica vorrei arrivare sicuramente al cuore delle persone. Vorrei avere un mio pubblico, essere seguita nei miei concerti, pubblicare un album e soprattutto non essere più sola. Vorrei far parte di un percorso come quello che può offrire un’etichetta discografica. Ma su questo ci sto lavorando. Work in progress.
Grazie Amélie del tuo tempo e complimenti per la tua carriera artistica!
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