Con “Piazzolla y más allá”, disponibile da venerdì 19 giugno su tutte le piattaforme digitali e in formato fisico, il Quinteto Revolucionario e Silvio Zalambani danno vita a un progetto che parte dall’eredità artistica di Astor Piazzolla per spingersi verso nuove prospettive espressive. La formazione ufficiale della Fondazione Astor Piazzolla di Buenos Aires incontra il sassofonista e compositore italiano, tra gli interpreti europei più autorevoli del tango contemporaneo, in un album che alterna composizioni del maestro argentino a brani originali firmati da Zalambani, Leonardo Sánchez e Cristian Zárate. Registrato a Buenos Aires, il disco non si limita all’omaggio, ma racconta un tango vivo, aperto, meticcio e proiettato nel XXI secolo.
a cura della redazione
Benvenuti su Che! Intervista, Quinteto Revolucionario e Silvio Zalambani, e grazie per essere con noi. “Piazzol-la y más allá“nasce dall’eredità artistica di Astor Piazzolla: che cosa rappresenta per voi questo nuovo album?
Dalla fine degli anni Cinquanta e per le tre decadi successive, Piazzolla è stato la figura principale di riferimento tra coloro che hanno rivoluzionato il tango, proiettando questo genere, fino ad allora prevalentemente popolare, ad un livello artistico e concertistico mai raggiunto prima.
Naturalmente le generazioni successive, in qualche modo, sono state tutte influenzate dal nuovo sti-le di Tango Nuevo piazzolliano, che è divenuto uno degli stili cardine del tango contemporaneo nonché una base specifica di studio e di evoluzione del genere Tango di fine Novecento.
Questo nostro disco è la testimonianza di come la sua musica venga interpretata oggi, in questa prima parte di nuovo millennio, riadattata e proiettata al tempo stesso nella dimensione del linguaggio contemporaneo del tango nel panorama musicale attuale a Buenos Aires e nel mondo.
Il titolo suggerisce un movimento preciso: partire da Piazzolla per andare “oltre”. In che modo avete cercato di rispettare la tradizione senza trasformarla in qualcosa di immobile?
La tradizione è insita proprio nel linguaggio col quale a Buenos Aires si suona questo genere, di qualsiasi stile ed epoca si tratti. Ovvio che oggi, la dimensione di questa musica, oramai accademizzata da quarant’anni, ha fortissime basi nel passato ma incorpora al tempo stesso caratteristiche prese a prestito da altre musiche in qualche modo affini in alcuni dei codici musicali, in particolar modo la musica folklorica riguardo alle scomposizioni poliritmiche inserite, il jazz per la parte armonica e melodica e la musica classica, anche contemporanea, per la forma compositiva e di orchestrazione. In ogni caso, seppur a volte ciò possa ricordare altro, la musica di tutto il disco è eseguita con tutte le inconfondibili caratteristiche interpretative del linguaggio tanguero ma proiettato nel nostro tempo attuale.
Il Quinteto Revolucionario è considerato uno degli ensemble più importanti nell’interpretzione dell’opera piazzolliana. Quale responsabilità comporta confrontarsi con un repertorio così centrale nella storia del tango moderno?
Come dicevo, oramai Piazzolla fa parte della storia del tango e il suo stile si studia da decenni, il Quinteto Revolucionario si distingue da tutti gli altri progetti dedicati ad Astor proprio per il fatto di mantenere ben chiaro il suo stile musicale ma eseguendolo come è usuale oggi, quindi già oltre ri-spetto all’originale.
Non a caso è stato scelto dalla Fondazione Astor Piazzolla proprio come gruppo rappresentante la miglior interpretazione al mondo della sua musica.
Silvio Zalambani, il tuo percorso ti ha portato a rappresentare l’Italia in diverse edizioni della “Cumbre Mundial del Tango“. Che cosa significa, per un musicista italiano, entrare in dialogo così profondo con Buenos Aires e con il Tango Nuevo?
Nel mio caso, non essendo nato né vissuto mai a Buenos Aires, il percorso di avvicinamento a quella musica e alla cultura di quella città, è avvenuto in un tempo necessariamente lungo di circa trent’anni, necessario per farmi apprendere tutte quelle cose, anche extra musicali, tipiche della cultura porteña e più in generale argentina, senza le quali per me sarebbe stato impossibile potere oggi confrontarmi alla pari con questi musicisti, senza incorrere in parodia o scopiazzature banali di un idioma musicale che in quel modo si suona solo a Buenos Aires e dintorni.
L’album alterna composizioni di Astor Piazzolla a brani originali firmati da Silvio Zalamba-ni, Leonardo Sánchez e Cristian Zárate. Come avete costruito l’equilibrio tra memoria, rilettura e nuova scrittura?
La scelta del repertorio è stata fatta in particolar modo da Cristian Zárate, pianista e responsabile musicale del quintetto ed arrangiatore di tutto il disco, ed ovviamente me; abbiamo cercato e trovato una sintesi sapendo bene quale apporto poteva portare ciascuno dei musicisti coinvolti e soprattutto me col mio sax soprano, il resto è venuto in modo del tutto naturale semplicemente suonando insieme.
Cristian Zárate firma tutti gli arrangiamenti del disco. Quanto è stato importante il lavoro sull’arrangiamento per dare unità a materiali diversi e farli dialogare dentro un’unica visione sonora?
L’apporto di Cristian è stato fondamentale, lo si nota sia nella varietà formale e strutturale che compositiva ed orchestrale con la quale i brani sono stati realizzati, anche là dove vi sono parti improvvisate o richiami a stili musicali ben distinti rispetto al tango, ma che oramai sono inseriti in questa musica già da alcuni anni, Cristian in questo è un maestro e in assoluto uno dei più importanti autori ed interpreti proprio del tango contemporaneo,
Nel progetto convivono strumenti simbolo del tango moderno e una forte apertura verso linguaggi più attuali. Quali elementi rendono, secondo voi, il tango del XXI secolo così dinamico e ancora capace di evolversi?
La capacità di evolversi del tango da sempre è dipesa dalla fantasia e dalla preparazione musicale dei musicisti, coinvolti in questa musica in base all’evoluzione sociale e storica della società del tempo in cui questi hanno vissuto, anche oggi, come sempre, c’è chi si esprime ripetendo o proponendo canoni stilistici del passato e chi non si accontenta e porta in avanti questa musica. Il Tango di questo XXI secolo, dopo un lungo periodo di crisi che ha coinciso esattamente con l’epoca piazzolliana, ha riportato in auge l’aspetto compositivo musicale e l’uso di formati orchestrali inusuali, inserendo strumenti e stilemi presi da altre musiche e partendo proprio da ciò che aveva fatto Astor, spostando ulteriormente il limite ancora oltre. Il segreto sta proprio nel riproporre tutto questo in un modo in cui emergano sempre le caratteristiche musicali e culturali proprie di Buenos Aires dell’e-poca presente, con tutti i paradossi e le implicazioni culturali e sociali di quella città.
Il disco è stato registrato a Buenos Aires sotto la direzione dell’ingegnere del suono Mariano Beyoglonian. Che ruolo ha avuto la città nella costruzione dell’atmosfera e dell’identità dell’album?
Come sto dicendo a tutti già da un po’ e anche riguardo alla realizzazione di questo album, senza Buenos Aires questo progetto e questa musica non esisterebbero, la capitale argentina è il filo con-duttore e il collettore di questa musica, persino le mie composizioni sono nate in quel luogo durante i miei viaggi negli anni precedenti. Mariano è uno dei tecnici del suono più rinomati in Argentina e ne ho avuto la conferma diretta seguendo il suo modo di lavorare e i suoni che è riuscito a ricreare nello studio Fort Music dove abbiamo registrato; raramente mi è capitato di ascoltare i brani appena incisi già con una presa diretta di suono e un ascolto praticamente uguale a ciò che esce dal disco inciso.
Piazzolla y más allá non si presenta come semplice tributo, ma come prosecuzione di una ricerca artistica. Che cosa continua a insegnare oggi Piazzolla ai musicisti contemporanei?
Credo che l’insegnamento principale di Astor nel tango sia stato andare oltre e non accontentarsi di ciò che c’è già, ma la storia del tango e della sua città ha già insito al suo interno questa regola; ciascun musicista e persino le orchestre storiche dell’epoca d’oro del tango ballato avevano ciascuna il proprio stile inimitabile e inviolabile, così è sempre stato e sempre sarà ogni volta che questo genere si evolverà. Questo è ciò che sta accadendo in questi ultimi anni, ovvio che per coloro che incentra-no tutto su un singolo musicista o un singolo stile, tutto ciò rappresenta uno stravolgimento ma se ciò non avvenisse sarebbe la dichiarazione ufficiale di morte di questa musica, rimarrebbe solo nelle accademie e nei musei, mentre invece così non è.
Dopo questo album, quali nuove strade desiderate esplorare per continuare a raccontare un tango radicato nella tradizione, ma aperto al futuro e al dialogo tra culture diverse?
In questo momento la cosa primaria è fare arrivare questo disco, la nostra musica e il messaggio di questo progetto ovunque in tutto il mondo, partendo proprio da Buenos Aires, quello che sarà lo vedremo di conseguenza.
Grazie Quinteto Revolucionario e Silvio Zalambani e complimenti per tutto!
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