In un’epoca in cui lo scrolling compulsivo domina il nostro tempo e la nostra attenzione, RAMES sceglie una direzione controcorrente. Con il suo singolo “Positivo”, il rapper torinese propone un’alternativa concreta all’apatia digitale e alla paralisi emotiva. Non solo musica, ma un progetto culturale che parla ai giovani con sincerità e visione.
a cura della redazione
Benvenuto su Che! Intervista, Rames. Il tuo brano “Positivo” è molto più di una canzone: è un manifesto. Da dove nasce questa urgenza comunicativa?
Grazie per l’intervista! “Positivo” è il mio modo di reagire alle difficoltà e di proporre un’alternativa alla negatività che spesso ci circonda. Più che un’urgenza comunicativa personale o un manifesto, è un progetto che rispecchia le origini sociali e culturali del rap. “Positivo” lascia un messaggio chiaro e con un contenuto indelebile.
In un verso dici “mi sento più attivo, mentre il mondo intanto è spento come un dispositivo”. Quanto pensi che i social abbiano influenzato l’apatia generazionale che denunci?
Non penso che l’apatia sia creata direttamente dai social, ma questi sono il primo strumento per non agevolare la comunicazione e lo scambio tra le nuove generazioni. Questo non significa che siamo un mondo di apatici, ma l’abuso di social agevola la nuove generazioni ad avere rapporti interpersonali molto più deboli.
Il tuo messaggio si rivolge chiaramente ai giovani. Quali reazioni hai raccolto finora da chi ti ascolta? Hai ricevuto storie o testimonianze che ti hanno colpito?
No, non ho avuto nessuna testimonianza in particolare, avendo ancora un pubblico ristretto, ma ho ricevuto tanti apprezzamenti da addetti ai lavori e non.
“Positivo” è anche un invito a riaccendere la creatività. Qual è il tuo rapporto con l’immaginazione oggi, rispetto agli inizi del tuo percorso artistico?
Con il passare del tempo, rispetto a quando ho iniziato, sicuramente la creatività e l’immaginazione sono diminuite. Però, simultaneamente, è aumentato il bagaglio culturale che, a sua volta, ha amplificato e cambiato la visione sul tutto.
Hai dichiarato che scrivere ti fa sentire vivo. Come nasce un tuo brano? Cosa accende in te il bisogno di scrivere?
Il processo sulla produzione o la scrittura di un brano può nascere in diversi modi: da una semplice melodia, o da un progetto che mi viene in mente e che viene concretizzato nel processo creativo. L’accensione che avviene in me è molto semplice e spontanea. Cerco di catturare e racchiudere le mie idee, blocco le parti migliori e le trasformo in qualcosa di significativo.
Dopo una lunga pausa, sei tornato con coerenza e maturità. Cosa ti ha spinto a rientrare nel panorama musicale proprio adesso?
Dopo una lunga pausa ho deciso di tornare con una maggiore consapevolezza e una nuova prospettiva. La pausa mi ha permesso di crescere come artista, di conoscere nuove persone, di lavorare dietro le quinte e condividere in un secondo momento le emozioni e i progetti stessi con il pubblico. Questo è stato il momento giusto perché ho sentito che avevo qualcosa di significativo da dire. Infatti, sono molto soddisfatto di come la mia musica sta raggiungendo le persone e come si sta trasformando.
Il tuo rap si allontana dai cliché e punta tutto sul contenuto. Come vedi la scena rap italiana attuale? C’è spazio per messaggi come il tuo?
Personalmente, penso che non sia la scena musicale o l’industria ad agevolare una musica con più o meno contenuti, questo tipo di potere ce l’ha il pubblico. Se il pubblico apprezza i contenuti, gli artisti saranno incentivati a creare musica con contenuti. Il potere di scegliere e di influenzare la direzione della musica è nelle mani del pubblico, e gli artisti, le etichette, gli addetti ai lavori e l’industria, sono obbligati a rispondere alle sue richieste.
Hai parlato della possibilità di portare questo brano anche nelle scuole, nei centri giovanili, perfino nelle carceri minorili. Quanto credi nella funzione sociale della musica?
Credo nella funzione sociale della musica. Il rap ha il potere di unire le persone, di esprimere emozioni e pensieri, di ispirare e di educare. Portare la musica in contesti diversi può sicuramente essere un buon metodo per aiutare le persone e spronarle a raggiungere nuovi obbiettivi.
“Positivo” è un atto di resistenza contro il pensiero negativo e la disillusione. Ma qual è per te, oggi, il vero significato del “pensare positivo”?
Per me, pensare positivo significa avere una visione ottimistica della vita. Significa cercare di concentrarsi sulle opportunità, sulle soluzioni e sulla speranza, anche nei momenti difficili. La positività e un’azione di resistenza contro la negatività e la disillusione; pensare positivo ci permette di mantenere la speranza e la motivazione per costruire qualsiasi cosa migliore e superare ogni ostacolo.
Cosa possiamo aspettarci da Rames nei prossimi mesi? Hai già in mente nuovi progetti, collaborazioni o palchi da conquistare?
Ho già in mente nuovi progetti e collaborazioni che potrebbero andare a buon fine. Sono contento di condividere la mia musica e di sperimentare nuove sonorità. Sto lavorando per creare qualcosa di speciale, una rete solida, un team affiatato e un’unione di persone che non vede l’ora di condividere con voi anche tutto quello che succede dietro le quinte.
Grazie Rames e complimenti per tua carriera artistica!
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