Un mélange raro nel panorama italiano: pop melodico, orchestrazioni sinfoniche e narrazione teatrale. Con Angel Jeanne, RayRiver porta in musica la propria rinascita dopo anni segnati da alcol e dipendenze. Una ballad autobiografica che si apre a un respiro universale, intrecciando vissuto personale e riflessione collettiva.
Abbiamo incontrato RayRiver per parlare di questo debutto, della sua visione artistica e del significato di fare musica oggi.
a cura della redazione
RayRiver, benvenuto su Che! Intervista e grazie per essere con noi. Partiamo subito da “Angel Jeanne”: cosa rappresenta per te questo brano e perché hai scelto che fosse il tuo primo singolo ufficiale?
Innanzitutto grazie mille a voi, redazione di Cheintervista, per avermi dato l’opportunità di partecipare a questa graditissima intervista! Questo brano per me è estremamente importante, poiché dedicato ad una figura reale, la Angel Jeanne del titolo, mia Maestra Spirituale e Fondatrice della scuola gratuita di meditazione chiamata ‘Accademia di Coscienza Dimensionale’. Questa canzone ha il puro significato di esprimere la grandiosa e profonda gratitudine che ho nei suoi confronti. Ha il senso di un regalo, di una volontà di rendere felici. E se questo sentimento arriverà anche solo in piccola parte a chi ascolta allora significa che il sentimento del brano è davvero autentico.
“Angel Jeanne” nasce da un’esperienza personale di dolore e rinascita. Quanto è stato difficile trasformare una parte così intima della tua vita in musica?
In realtà è stato abbastanza naturale. Vivo l’arte non come uno sfogo o un rimuginare di traumi e dolori, bensì come una libera espressione che miri alla felicità, sia personale che del pubblico. Certo, ci sono state anche emozioni forti durante la scrittura e la registrazione, ma questo non è altro che il risultato della bellezza nell’essere giunti ad un riscatto.
La figura di Angel Jeanne è reale ma assume nel testo anche una dimensione mitica. Come sei riuscito a bilanciare biografia e immaginario simbolico nella scrittura?
Penso che la vita possa essere vissuta con volontà poetica, senza che questo significhi vivere in un mondo di fantasia. Angel Jeanne è talmente importante per me che per forza di cose il mio lato artistico non poteva che renderla in maniera ancor più magica, o mitica come avete scritto. Dico sempre che quando si sceglie di scrivere una storia non stiamo facendo un documentario, e quindi è naturale che i sentimenti intervengano in forma ancor più forte. Il tutto però mantenendo la realtà delle cose: Angel è reale e la sua importanza lo è altrettanto, ogni giorno della mia vita, e questo già di per sé è talmente straordinario che non poteva essere trasposto in parole e musica con povertà di sentimenti.
La tua musica unisce pop, sinfonia e teatro, creando un linguaggio ibrido. Come hai sviluppato questo stile e quali sono i riferimenti che ti hanno ispirato?
Fin da piccolo i miei genitori mi hanno spesso portato a teatro a vedere molte opere liriche, e li ringrazierò sempre per questo. Questa forma d’arte mi è rimasta nel cuore, e la considero la più elevata, data l’incredibile concentrazione di grandi talenti che ingloba in sé: dai cantanti al direttore d’orchestra, dagli orchestrali al regista, scenografi, costumisti, ecc. Quindi semplicemente ho cercato di emulare quella concezione di unione tra musica e narrazione, apportando anche il mondo delle colonne sonore cinematografiche. I riferimenti diretti possiamo quindi dire che siano due su tutti: Mozart e Wagner. Il primo immenso genio musicale, il secondo grandissimo innovatore, che entrambi hanno saputo rivoluzionare in maniera egregia la musica in generale e nello specifico il mondo dell’opera lirica.
Nel brano la dimensione orchestrale è centrale: archi, fiati e un crescendo che ricorda il cinema. Quanto conta per te l’aspetto visivo e narrativo nella composizione musicale?
Direi che è fondamentale. La musica, come qualsiasi altra forma d’arte, è essenzialmente narrazione. Ogni tipo di arte racconta una storia, e la musica non è da meno. Ecco perché il nostro umore può cambiare repentinamente all’ascolto di un brano: la musica, e l’arte in genere, sono estremamente vicine alla vita! L’arte ci dovrebbe ricordare di fare in modo di essere più consapevoli nel voler essere noi a scrivere la storia della nostra vita, e non farla scrivere a qualcun altro. L’arte ci dovrebbe appunto permettere di ricordarlo, la spiritualità ci permetterebbe di farlo.
In un panorama musicale dominato dall’omologazione sonora, la tua scelta va in direzione opposta. È un atto di coraggio o una necessità personale?
Direi più una necessità personale, perché il coraggio è semplicemente qualcos’altro di molto più nobile, che non ha niente a che fare con lo scrivere una canzone, quantomeno per ora. Più che necessità però lo definirei appagamento. La necessità sta nell’essere creativo, nel comporre e disegnare architetture sonore, mentre la scelta dello stile rientra nell’appagamento che esso mi dona. Fare questo tipo di musica, peraltro con questo preciso significato, mi rende davvero estremamente felice.
Hai parlato del brano come di una “lettera aperta” a chi vive fragilità simili alle tue. Quale messaggio desideri arrivi più forte a chi ti ascolterà?
Che non bisogna arrendersi, e al tempo stesso di non cadere nei miei stessi errori, che sono gli errori di purtroppo tanti altri ragazzi nel mondo. Ma soprattutto che la spiritualità può fare tanto, anzi per quanto mi riguarda è tutto, se hai la fortuna di trovare una Guida, come Angel Jeanne, che non ti obbliga a fare nulla e non chiede nulla in cambio. Ho smesso di fumare solamente meditando qualche giorno seguendo la tecnica di Angel Jeanne, con l’alcol ci ho impiegato un mese. Non l’avrei mai nemmeno potuto immaginare, visto quanto ero dipendente da entrambi. Quindi semplicemente e senza alcuna retorica, ma con molta serietà e senza fronzoli, la cosa che mi sento di dire è che le droghe sono la morte e l’arte e la spiritualità sono la vita.
Oltre alla musica, sei anche regista: il cortometraggio Nel silenzio ricordai Angel Jeanne è stato premiato in diversi festival. In che modo cinema e musica si intrecciano nel tuo percorso creativo?
Innanzitutto per onestà devo dire che il cortometraggio è stato più che altro selezionato in vari festival, mentre è stato premiato ad uno, il festival di Vittorio Veneto che ci ha poi permesso di essere ospitati e premiati anche ad un evento collaterale della 82.ma Mostra del Cinema di Venezia. Un momento bellissimo! Tornando all’interessantissima domanda, per me musica e cinema si intrecciano in maniera automatica. Se prima avevo detto che secondo me l’opera lirica è l’arte più elevata, il cinema per ora è sicuramente la più completa, perché le contiene pressoché tutte e in più ha anche il montaggio e lo spazio infinito. Quindi, da amante delle colonne sonore, il cinema sarà sempre strettamente legato alla musica. Sono due mondi che per forza di cose coincidono, e per forza di cose voglio esplorarli entrambi.
In Italia, i dati su dipendenze, ansia e depressione tra i giovani sono allarmanti. Pensi che l’arte possa davvero avere un ruolo nel processo di cura e consapevolezza collettiva?
Certo che sì, ma solo l’arte che è fatta con uno scopo che non sia quello del facile consenso o del facile scandalo. L’arte è portatrice di messaggi, e se tutti gli artisti portassero messaggi positivi allora vi sarebbero molti più esempi positivi da seguire. L’arte dovrebbe infatti, secondo me, suggerire proprio un esempio portato dal vissuto singolare dell’artista e dal suo riscatto, non dalla sua depressione. Penso ci sia un profondo bisogno di arte sociale, realmente vicina al popolo e alle sue esigenze, e quindi anche un’arte molto più vicina all’azione spirituale. Basti dire che Arthur Rimbaud, grande poeta francese, sosteneva che bisognava farsi veggenti…
Quale direzione vuoi dare al tuo percorso artistico dopo “Angel Jeanne”? Ci sarà un progetto più ampio che unisca musica e narrazione visiva?
Direi che hai proprio colto nel segno! Posso dire che molto presto usciranno fantastiche novità in tal direzione!
Grazie Ray e complimenti per tutto!
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