Il ritorno di Rocco Schiavone tra ombre, neve e verità nascoste
Aosta non perdona. È un luogo che sa essere bellissimo e spietato allo stesso tempo, e Antonio Manzini lo sa bene. In Sotto mentite spoglie, il vicequestore Rocco Schiavone torna a muoversi tra le sue vie innevate, con quella malinconia corrosiva che ormai è diventata la sua cifra più autentica. È quasi Natale — stagione di luci e falsi sorrisi — ma per Rocco le feste restano una ferita aperta. Ogni addobbo sembra un insulto, ogni canto natalizio un fastidio, e la neve, più che coprire, rivela.
a cura della redazione
La trama si apre con tre casi che si intrecciano come fili dello stesso destino: una rapina finita in tragedia, un cadavere riaffiorato da un lago con cento chili di ferro a zavorrarlo, e un chimico scomparso nel nulla. È il solito intreccio da manuale per Schiavone, ma Manzini lo racconta con un tono diverso: più intimo, più disincantato, come se anche il suo personaggio stesse imparando — a fatica — a convivere con le proprie ombre.
E in effetti, la vera indagine del romanzo non è soltanto quella dei delitti. È la continua esplorazione dell’animo umano: il suo lato più fragile, la paura di cambiare, la difficoltà di restare fedeli a se stessi quando tutto intorno sembra chiedere una maschera, una menzogna. Il titolo, Sotto mentite spoglie, non è soltanto un riferimento al mistero criminale, ma una metafora dell’esistenza stessa: nessuno è mai davvero ciò che mostra di essere, neppure Rocco.
Manzini scrive con il suo stile inconfondibile: ironico e dolente, nervoso e lirico. Ogni dialogo è una scheggia di verità, ogni descrizione un’immagine nitida e cinematografica. La lingua resta fedele a quella commistione tra parlata romana e ritmo alpino che ha reso celebre la serie. Eppure, dietro la durezza, si intravede una carezza: quella di un autore che conosce a fondo la stanchezza dei suoi personaggi e la trasforma in umanità.
I comprimari — Sandra, Italo, D’Intino — non sono semplici contorni. Crescono, si muovono, imparano a respirare accanto al loro capo. Perfino i rapporti con i superiori, di solito terreno minato, si sfumano in una comprensione che sa di maturità, forse persino di riconciliazione.
In questo nuovo capitolo, Schiavone resta l’uomo di sempre: sarcastico, irascibile, allergico alle regole, ma con un cuore che batte ancora, seppure sotto mentite spoglie. E forse è proprio questo il miracolo più vero di Natale ad Aosta: scoprire che anche chi ha perso quasi tutto può ancora credere, almeno un po’, nella possibilità di cambiare.
Con Sotto mentite spoglie, Antonio Manzini firma uno dei suoi romanzi più umani e malinconici. Un giallo che indaga la colpa, ma soprattutto la sopravvivenza. E che conferma, ancora una volta, come dietro il fumo della sigaretta di Rocco Schiavone si nasconda l’anima inquieta — e profondamente viva — di un uomo che non ha smesso di cercare la verità, neanche dentro se stesso.
Per saperne di più visita: sellerio.it
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