Con “L’estate tutto l’anno”, disponibile dal 20 marzo 2026, Riki Cellini firma un nuovo capitolo del suo percorso artistico, un disco che è insieme dichiarazione d’intenti e viaggio emotivo. Tra inediti e riletture di grandi classici della musica italiana, il cantautore costruisce un ponte tra passato e presente, rivendicando una libertà stilistica rara e una fedeltà autentica alla propria identità. Un album che non insegue il tempo, ma lo attraversa.
a cura della redazione
Benvenuto su Che! Intervista, Riki Cellini: “L’estate tutto l’anno” è il tuo nuovo disco-manifesto. Che significato ha per te questa uscita oggi?
È un disco che ho fortemente voluto, al quale lavoro da molto tempo e che racconta molto di me, del mio modo di fare la musica, di viverla, di proteggerla e di coccolarla. Segna in generale un ritorno alla musica vera, quella suonata ed è proprio questo il significato più importante: l’autenticità.
Il titolo racchiude un’immagine forte e simbolica: cosa rappresenta per te l’“estate” come stato mentale e filo conduttore del disco?
L’estate è un tema ricorrente in molte delle mie precedenti canzoni. Mi vengono in mente “Mare profumo di mare”, “D’estate”, “With my dog”, tanto per citartene qualcuna. L’estate ha una forza simbolica molto importante, spesso legata all’infanzia, ai primi amori, alle prime scoperte, all’indipendenza, alla libertà. Da buon meteoropatico, naturalmente, è una stagione che amo. Nel disco è il fil rouge che non è altro che uno stato mentale, un impulso a guardare oltre. È quel calore che non svanisce, quel desiderio o necessità di cose vere, quelle che puoi toccare con mano. Sono sicuro che se scaviamo nella nostra memoria a caccia di momenti belli emergono ed emergeranno sempre quelli più semplici, fatti di acqua e farina, di estati che se ne vanno su qualche sole arancione che teniamo stretto, di occhi che abbiamo avuto il tempo di guardare e ricordare solo perché eravamo lì e in nessun’altro multiverso. Ecco “L’estate tutto l’anno” è questo!
Dopo oltre trent’anni di carriera, continui a muoverti fuori dalle logiche delle mode: quanto è importante oggi difendere questa libertà artistica?
È importantissimo difendere la propria libertà artistica, con determinazione e umiltà. Nella vita come nella musica non mi è mai piaciuto sentirmi parte o, ancor meglio, inseguire una moda o una tendenza del momento. Sono un indipendente vero e questo mi ha permesso, da sempre, di potermi dedicare nella musica con assoluta libertà senza cadere nella trappola dell’usa e getta, delle cosiddette leggi di mercato.
Il disco alterna brani inediti e riletture di grandi classici: come hai lavorato per creare un dialogo autentico con la tradizione senza cadere nella nostalgia?
Per non cadere nella nostalgia, le ho semplicemente portate nel mio mondo, facendole mie, cucendomele addosso, con rispetto e amore per la tradizione cantautorale italiana. Fare una copia sarebbe stato un esercizio di stile. Per “L’estate tutto l’anno” ho ricercato invece la verità emotiva.
La tua versione di “Azzurro” ha segnato un’inversione stilistica molto forte: cosa ti ha spinto a reinterpretare un brano così iconico in modo così personale?
Rileggere “Azzurro” è stato un azzardo, lo so. Farlo senza rifugiarsi nella nostalgia, come ti raccontavo poco fa, è una scelta artistica precisa. Non ho voluto aggiornare il classico di Celentano ma dialogarci, capovolgendolo emotivamente. Un viaggio tra passato e presente, in cui ogni nota è un omaggio sentito e ogni parola racconta un legame che va oltre il tempo. Una riflessione sul tempo che passa, sulle occasioni mancate, su ciò che resta quando l’infanzia smette di essere un rifugio e diventa memoria.
“L’amore domani”, il nuovo singolo, ruota attorno a una domanda universale: che idea di amore emerge oggi dalla tua scrittura?
Indubbiamente la forza e la potenza del sentimento vero, capace di rimanere fermo e stabile nonostante intorno crollino le certezze. È un momento storico impegnativo quello che stiamo vivendo e sento il bisogno, con la mia musica, di equilibrio e di leggerezza, concetto da non confondere con la banalità.
Musicalmente il disco attraversa jazz, pop, soul e disco: quanto è importante per te mantenere questa varietà sonora all’interno di un progetto così coerente?
Mi è sempre piaciuto esplorare territori differenti, mettendomi in gioco e in discussione pur rimanendo fedele e coerente a me stesso. È una esigenza artistica indispensabile per nutrire la mia creatività, che si riflette poi nei miei lavori.
Hai scelto, in alcuni casi, di lavorare in presa diretta e di “togliere” invece che aggiungere: quanto il silenzio e lo spazio contano nella tua musica?
Contano tantissimo. Un silenzio, per chi lo sa ascoltare, pesa quanto una nota. La scelta della presa diretta su alcuni dei brani del disco non è un caso. È una scelta che non ha scorciatoie e la direzione è stata proprio quella di togliere invece che aggiungere. In alcuni casi per riscoprire il significato e la forza delle parole; in altri per entrare in una sfera musicale emotiva ed essenziale, reale.
Nel tuo percorso hai attraversato musica, radio, teatro e comunicazione: quanto queste esperienze influenzano oggi il tuo modo di raccontare le canzoni?
Sono stato fortunato perché ho avuto il privilegio di mettermi a confronto con questi meravigliosi mondi al fianco di grandi professionisti. Ognuno di loro mi ha regalato un pezzo di quello che oggi sono. La comunicazione e la musica sono e rimangono due amori inscindibili e come tutti i grandi amori, si riflettono spesso anche nei racconti delle mie canzoni.
Questo album rappresenta un punto di arrivo o l’inizio di una nuova fase artistica per Riki Cellini?
Questo nuovo disco rappresenta un punto di arrivo ma anche un nuovo punto di partenza. In fondo la musica è anche movimento e io non sto mai fermo.
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