Dalla danza alla scrittura, passando per la formazione personale e il coaching: il percorso di Roberta Rotondi è un viaggio umano prima ancora che artistico. Autrice di romanzi e biografie, insegnante e guida emotiva, ha costruito nel tempo un metodo che unisce creatività, introspezione e crescita interiore. Nei suoi libri, i sentimenti diventano strumenti di consapevolezza e le storie occasioni per ritrovarsi. In questa intervista approfondiamo il suo cammino, la sua visione della scrittura e il legame profondo tra arte e vita.

a cura della redazione


Benvenuta su Che Intervista! Roberta. Partiamo dall’inizio: quando hai capito che la scrittura sarebbe diventata parte fondamentale della tua vita?
Che la scrittura avrebbe fatto parte della mia vita credo di saperlo da quando ho imparato a scrivere. Già dalla scuola elementare, infatti, avevo una predisposizione per la scrittura che si traduceva in pensieri, lettere, diari e qualsiasi altra forma a cui dar voce attraverso le parole scritte.

Il tuo percorso nasce dalla danza e dall’insegnamento del movimento: quanto ha influito questa esperienza sul tuo modo di raccontare le storie?
La danza è una disciplina che, quando viene insegnata, richiede creatività, così come la scrittura. Questi due settori viaggiano su binari paralleli, dove uno non può escludere l’altro. Ho dedicato alla danza il mio primo manuale DANZAMI.

Nei tuoi romanzi emerge spesso una forte componente emotiva. Che ruolo hanno le emozioni nel processo creativo di uno scrittore?
Le emozioni sono alla base di un processo creativo. Tutto nasce da lì: dalla propria storia, da un’esperienza particolare, da un trauma, da un ricordo indelebile. Per dare il via a un processo creativo, occorre quindi scavare nel profondo, se si vuole realizzare una lettura autentica, capace di emozionare e che possa raggiungere il cuore di chi legge. Ripeto spesso questa frase che mi piace molto: «tanto più lo scrittore si emoziona mentre scrive, altrettanto si emozionerà il suo lettore.»

Hai lavorato anche alla stesura di biografie personali: cosa ti affascina del raccontare la vita reale rispetto alla narrativa?
Sì, ho scritto diverse biografie. Scrivere di vita reale trovo che sia estremamente affascinante. Improntare un lavoro basandosi su fatti davvero accaduti e non solo frutto della fantasia, mi danno quella marcia in più. Pensare di riportare nero su bianco episodi accaduti a una persona che ha scelto di raccontarmeli per non essere dimenticata, è qualcosa di potente e profondo, che tocca il cuore e l’anima. Con queste persone si instaura un rapporto unico, di fiducia e valore. E quando finalmente possono stringere tra le mani il loro libro, leggere negli occhi quella felicità autentica è la più bella emozione che esista. Sono sempre molto grata a chi sceglie di condividere la sua storia con me.

Nei tuoi libri il punto di vista femminile è molto centrale. È una scelta consapevole o nasce spontaneamente dai personaggi?
Mi piace raccontare nei miei romanzi l’universo femminile. È una scelta talvolta consapevole, altre volte, invece, dettata dai personaggi. Infatti, non è raro che siano di più le donne ad aprirsi chiedendomi di scrivere la loro storia. Va da sé che le mie protagoniste siano tutte donne. Vero è anche, però, che nella trilogia dedicata al mondo della pirateria, dove è palese che le donne non siano quasi mai menzionate, scegliere di inserirle come colonne portanti dell’intera vicenda è una scelta voluta per dare voce a coloro che, nella storia che noi conosciamo, non ne hanno mai avuta. Per rivivere vicende da un punto di vista differente e osservarle sotto una nuova luce: quella femminile.

“Solo se tu ci sarai” affronta rapporti familiari complessi e la ricerca del proprio posto nel mondo: quali riflessioni desideri lasciare ai lettori dopo la lettura?
«Solo se tu ci sarai» è sicuramente il mio romanzo che più di tutti racconta le donne da vicino, ripercorrendo due intere vite fatte di dilemmi, incertezze, dolori e abbandoni. Il messaggio che trapela in queste pagine è quello delle seconde possibilità. Quello dell’amore che non si perde nel tempo e nelle difficoltà, anche quando costringe ad odiarsi. Anche dove accettare una persona per quello che è, diventa impossibile. Ed è proprio in questi momenti che emerge con tutta la sua forza, portando grandi svolte.

Nel tuo lavoro unisci scrittura, coaching e crescita personale. Quanto può la letteratura aiutare una persona a conoscersi meglio?
Credo che ognuno orienti le proprie scelte riguardanti la lettura in un modo specifico, magari inconscio, ma dove di sicuro andiamo a ricercare qualcosa di noi. Questo accade già entrando in una libreria, dove l’occhio vaga alla ricerca di qualcosa di familiare, di una copertina in cui riconoscersi o che generi un’emozione familiare. A quel punto inizia la scoperta, si sfogliano magari le prime pagine, si osservano le eventuali illustrazioni oppure si legge la quarta di copertina o l’indice. Un testo, se ben strutturato, contiene sempre elementi in cui potersi ritrovare. Spesso ci si riconosce in un personaggio, perché la sua storia è simile alla propria o perché ha attraversato le stesse difficoltà o lo stesso trauma, seguirlo passo dopo passo verso la riscoperta di se stesso, della sua rinascita interiore e capire come ha potuto far fronte a ogni ostacolo. L’insegnamento arriva proprio da questo: riconoscersi in un romanzo e trarne insegnamenti importanti da ogni storia.

Il “Diario delle emozioni” rappresenta un progetto particolare, quasi esperienziale: come dovrebbe utilizzarlo il lettore per trarne il massimo beneficio?
Il Diario delle Emozioni è proprio frutta della mia esperienza personale nel mondo della formazione. Grazie a questo percorso ho capito l’importanza della gestione delle emozioni in quanto giocano un ruolo cruciale nella nostra vita. Per poter sfruttare tutte le sue potenzialità, occorre avere una mente già aperta e predisposta al cambiamento. Chi si approccia a questo diario deve avere un forte desiderio di mettersi in discussione, di analizzarsi in un lavoro di auto aiuto. All’interno c’è anche un supporto digitale con audio e video in aiuto a questo tipo di approccio e anche la possibilità di ricevere consulenze dirette con un coach.

Oggi molti aspiranti autori vorrebbero pubblicare un libro: quale consiglio daresti a chi sente di avere una storia dentro ma non sa da dove iniziare?
A chi desidera scrivere un libro mi sento di iniziare dicendo che non esistono regole che valgono per tutti. Ognuno ha il suo modo di avvicinarsi alla scrittura e di entrare in questo magnifico mondo. Un consiglio è quello di avere pazienza. Di leggere molto, soprattutto letture che si avvicinano al genere di libro che si ha in mente di scrivere. Esistono poi degli esercizi specifici che aiutano nel processo creativo, così come il sostegno di un coach specializzato che guida passo dopo passo alla realizzazione di un lavoro intenso e molto personale. Come coach in journal therapy e in scrittura creativa, ho già aiutato tanti neo scrittori ad affrontare con successo questo passaggio, realizzando con loro biografie, manuali e romanzi. Dal mio sito www.robertarotondi.com o dai miei canali social, è possibile conoscermi prenotando un primo incontro gratuito online, dove spiego il metodo e consegno subito una mappa descrittiva personalizzata del suo percorso.

Quali progetti stai preparando e cosa possono aspettarsi i tuoi lettori nei prossimi anni?
Nuovi progetti riguardano soprattutto romanzi ispirati a storie vere, che sono di fatto la mia passione e ciò a cui mi dedico più volentieri. Al momento ho in cantiere due romanzi: il primo molto attuale e particolare, dove la storia vera della protagonista è raccontata dal punto di vista di un gatto, così come desiderava la persona che mi ha chiesto di scrivere la sua storia in ricordo del suo amato gatto. Il secondo, invece, è un nuovo capitolo che riguarda la mia trilogia dedicata ai pirati, la seconda mia passione per la quale non smetterei mai di scrivere e di ricercare informazioni storiche. Infatti, anche in questo caso, pur essendoci un grande lavoro fantasy, tutto ruota attorno a personaggi storici vissuti nella realtà.

Grazie Roberta e complimenti per la tua carriera!

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