Rossella e “Mela a Metà”: l’amore oltre gli stereotipi (video intervista)

Con il nuovo singolo “Mela a Metà”, Rossella ci trascina in un viaggio sonoro carico di ironia, passione e consapevolezza. Dopo il debutto con “Sempre”, l’artista ciociara torna con un brano che sfida il mito romantico della “metà perfetta”, abbracciando invece l’imperfezione come bellezza e l’identità come libertà. Un uptempo pop-rock che mescola sogno e carne, riflessione e provocazione, scritto con la sincerità viscerale di chi non ha paura di mostrarsi. In questa intervista esclusiva, Rossella ci accompagna nel suo mondo fatto di suoni, visioni e rivoluzioni intime.

a cura di Chiara Gligora
in studio Salvatore Cucinotta ed Antonio Capua


Benvenuta su Che! Intervista, Rossella! È un piacere averti con noi. “Mela a Metà” è un brano potente e anticonvenzionale: come nasce questa canzone e cosa rappresenta per te oggi?
Grazie di cuore. Il punto di partenza è stato un sogno e l’aver riletto il mito delle metà di Platone. Ne amo sempre la poesia, però ho anche ragionato su quanto sia poco sana l’idea di un incontro che ci completi, mi sembra una responsabilità troppo grande da dare e da portare addosso. Così ho deciso di ribaltarlo un po’ partendo dal fatto che sì, siamo tutti delle metà perché siamo imperfetti e fragili, ma gli incastri possibili sono tanti. Ogni persona che incontriamo può aprire dei mondi dentro di noi, possiamo decidere se ballare o scappare. Volevo dirlo col sorriso e con un po’ di ironia. Per me rappresenta l’espressione di un mio lato più irriverente e performativo, ma comunque autentico.

Hai raccontato che il pezzo è nato da un sogno: qual è stato quel sogno e in che modo ha influenzato la scrittura del testo?
Ho sognato di fare un giro in moto in mezzo alle stelle, la sensazione è stata talmente intensa che appena mi sono svegliata ho scritto parte del testo (sto cercando la via lattea, ti va di fare un giro in moto per andare a toccarla?) e da lì il resto è nato in blocco nel giro di 10 minuti. Non mi succede spesso ma le sensazioni quasi fisiche del sogno mi hanno guidata.

Il tuo modo di scrivere sembra un diario emotivo che si mescola al surrealismo: che ruolo ha l’immaginazione nella tua musica?
L’immaginazione intesa come fantasia è centrale nel mio modo di scrivere, il mio punto di partenza è sempre la vita vissuta, ma spesso le immagini mi aiutano a tradurre in concreto le mie emozioni.

Nel videoclip interpreti due personaggi opposti, quasi speculari: è una metafora dell’amore o anche di te stessa come artista e persona?
Entrambe le cose…la canzone gioca sui poli “opposti” dell’amore (al di là del genere) e li mescola, ma quelle due parti apparentemente contraddittorie sono anche uno specchio di me come persona. Ho imparato che la coerenza è un valore sopravvalutato e che le contraddizioni possono essere armoniche.

In “Mela a Metà” affronti il tema della libertà nei rapporti e della non complementarità perfetta: pensi che la tua generazione stia riscrivendo le regole dell’amore?
Penso che il modo di vivere l’amore cambi sempre e sia poi sempre lo stesso nel tempo. Credo che la mia generazione abbia più familiarità con un percorso di consapevolezza di sé e che questo si rifletta anche nelle relazioni. È calato leggermente il velo di romanticismo che sta dietro all’idea della metà della mela, oggi c’è più libertà di cambiare strada e la fedeltà a sé stessi viene prima della fedeltà ad una storia che non va più…però ogni generalizzazione lascia un po’ il tempo che trova

Il sound del brano è un mix vibrante di pop rock e cantautorato viscerale: come hai costruito l’arrangiamento e con chi hai lavorato per dare forma a questo “shuffle onirico”?
Ho lavorato con Luca Bellanova, che ha prodotto anche il mio primo brano. Il nostro è un dialogo continuo tra le mie idee e la sua capacità di dargli forma concreta.

Dalla tua biografia emerge una forte connessione con il teatro e il cinema: quanto c’è di performativo o cinematografico nella tua musica?
Credo che la mia scrittura sia un po’ cinematografica perché uso tante immagini che rendono i testi visivi, infatti mi piace tanto girare videoclip che riescano a dare una forma al suono.

Hai dichiarato di sentirti vicina alla comunità LGBTQIA+: quanto è importante per te che la musica possa essere anche uno strumento di inclusione e rottura degli stereotipi di genere?
Sempre, la musica ha il potere enorme di essere un canale diretto col cuore della gente ed è in grado di portare messaggi importantissimi. È apertura e questo ci avvicina come esseri umani. Infatti nel pride ha un ruolo fondamentale, è un circolo d’amore.

“Sempre” e “Mela a Metà” sono due brani molto diversi per tono e messaggio: in che direzione sta andando il tuo percorso musicale? Ci puoi dare qualche anticipazione?
Queste sono le mie prime uscite e quindi rispecchiano parti diverse di me, ma sempre vere. Finora c’è stato un lato più fragile e romantico, un altro più ironico ed irriverente, il terzo brano darà voce alla dolcezza e alla forza di quando credo in qualcosa.

Se potessi lasciare un messaggio inciso nella mente e nel cuore di chi ti ascolta, quale sarebbe la frase che rappresenta al meglio il tuo progetto artistico?
“Abbiamo tutti una scintilla, scommettiamoci su”.

Grazie Rossella e complimenti per la tua carriera artistica!

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