SanaNasciari, abitare il disallineamento: quando essere “Fuori Fase” diventa una scelta

Nati a Perugia e attivi dal 2021, i SanaNasciari sono un duo che ha fatto dell’introspezione e dell’identità il centro della propria ricerca musicale. Tra pop alternativo ed elettronica, Anastasio Ferrari e Salvatore Sciascia raccontano la contemporaneità attraverso emozioni quotidiane, contrasti interiori e maschere che indossiamo per stare al mondo. Con “Fuori Fase”, nuovo capitolo del progetto Maschere Metropolitane, il duo continua a esplorare il disallineamento emotivo come spazio possibile di libertà. Li abbiamo incontrati per un’intervista che prova a entrare nel loro universo creativo, tra musica, identità e movimento.

a cura della redazione


Benvenuti su Che! Intervista.
SanaNasciari nasce dall’incontro di due percorsi diversi che decidono di fondersi. Cosa vi ha fatto capire che questa collaborazione non era solo un progetto musicale, ma un linguaggio comune?
Ce ne siamo accorti quasi subito, senza bisogno di dichiararlo a parole. Nel modo in cui scrivevamo, nelle immagini che tornavano, nel bisogno condiviso di raccontare fragilità e identità senza filtri. Non era solo “fare musica insieme”, ma riconoscersi nello stesso modo di osservare il mondo.

Nei vostri brani tornano spesso i temi dell’identità e delle “maschere”. Quando avete sentito per la prima volta l’esigenza di raccontare questo aspetto così intimo e universale allo stesso tempo?
Quando abbiamo capito che quello che vivevamo personalmente non era così diverso da ciò che vivevano gli altri. Le maschere non sono una finzione: sono strumenti di sopravvivenza quotidiana. Raccontarle è diventato naturale, quasi necessario.

Maschere Metropolitane sembra costruito come un racconto a capitoli. Quanto è importante per voi pensare la musica come un percorso narrativo e non come singole canzoni isolate?
Per noi è fondamentale. Ogni brano è una tappa, un frammento di un discorso più grande. Pensare in modo narrativo ci permette di dare continuità emotiva e di non ridurre le canzoni a semplici singoli scollegati.

“Fuori Fase” parla di disallineamento emotivo, ma senza dramma. Quando vi siete resi conto che accettare di non essere allineati poteva diventare una forma di equilibrio?
Nel momento in cui abbiamo smesso di combattere quella sensazione. Accettare di essere fuori fase non significa arrendersi, ma smettere di forzarsi in ruoli o tempi che non ci appartengono.

Nel testo cantate: “Fuori fase ma sto bene così”. È una dichiarazione di resa o un atto di consapevolezza verso se stessi e il mondo?
È un atto di consapevolezza. Non è rinuncia, ma presa di posizione. Dire “sto bene così” significa riconoscere il proprio stato senza giudicarlo.

L’atmosfera notturna e urbana è molto presente nel vostro immaginario. Che rapporto avete con la città e con i suoi silenzi, soprattutto quando il rumore si abbassa?
La notte ci permette di ascoltare meglio. La città, quando si svuota, diventa più sincera. È in quei silenzi che spesso nascono le nostre immagini e i nostri testi.

Dal punto di vista sonoro, il vostro pop elettronico è essenziale ma emotivamente molto carico. Come trovate l’equilibrio tra produzione elettronica e centralità del testo?
Lavoriamo per sottrazione. La produzione deve sostenere il testo, non sovrastarlo. L’elettronica per noi è un ambiente emotivo, non un esercizio di stile.

Nei vostri brani non sembra esserci mai una vera “soluzione”, ma piuttosto un movimento continuo. Pensate che la musica oggi debba più porre domande che dare risposte?
Sì, assolutamente. Viviamo in un tempo pieno di risposte facili. Preferiamo lasciare spazio alle domande, perché sono quelle che permettono a chi ascolta di riconoscersi davvero.

Guardando ai primi singoli fino a “Fuori Fase”, in cosa sentite di essere cambiati come artisti e come persone?
Siamo diventati più essenziali, meno difensivi. Abbiamo imparato a fidarci di più delle nostre fragilità e a non nasconderle dietro sovrastrutture.

Se Maschere Metropolitane è uno specchio della contemporaneità, quale maschera sentite di stare togliendo adesso… e quale, forse, non siete ancora pronti a lasciare andare?
Stiamo togliendo la maschera del controllo, del dover dimostrare qualcosa. Quella che facciamo ancora fatica a lasciare è la protezione emotiva: ci stiamo lavorando, passo dopo passo.

Grazie e complimenti per il vostro progetto!

Per saperne di più visita:
Facebook | Instagram | TikTok

Copy link