Con “Anthem”, SandroWax firma un ritorno potente e autentico alle radici dell’hip-hop, trasformando ricordi, strade e pomeriggi di libertà in un inno generazionale dal sapore nostalgico e ribelle. Un brano che profuma di verità, di adolescenza vissuta senza filtri e di identità costruite tra musica, amicizie e disordine creativo. In questa intervista, proponiamo dieci domande che entrano nel cuore dell’artista e del suo percorso.
a cura della redazione
Benvenuto su Che! Intervista, SandroWax! Per iniziare, come stai vivendo l’uscita di “Anthem” e cosa rappresenta per te questo nuovo capitolo musicale?
Ciao! Devo dire che sto vivendo questa uscita con molta pace e serenità, sono ripartito con il piede giusto concentrato sui nuovi brani.
Anthem” è definito come un inno personale: qual è stata la scintilla che ha acceso la necessità di scrivere questo brano?
La necessità di scrivere questo brano nasce proprio dall’esigenza di voler lasciare una fotografia di quei tempi e ei far capire che quello che faccio e dico mi rappresenta, senza portare alcun tipo di finzione nel brano.
Nel comunicato si parla di giornate in strada, musica rap, fumo e libertà: quanto di quella gioventù è ancora dentro di te?
É cambiato tutto da quei periodi, ma allo stesso tempo io così come i miei amici siamo sempre gli stessi. Mi sento ancora quel ragazzo che scendeva al parchetto a fumare in compagnia ma con meno ingenuità direi.
Il pezzo restituisce un forte senso di autenticità: quanto è difficile oggi rimanere sé stessi in una scena musicale sempre più affollata e competitiva?
Per come la vedo io é l’unica via possibile, chi finge sta mentendo a se stesso oltre che al pubblico e mi sentirei ridicolo a dire o fare cose che non mi rappresentano in pieno.
Nella produzione di Sirk si percepisce un equilibrio tra old school e modernità: come è nato questo sound e quanto ha influito sulla scrittura?
Sono tutte parti di me, col tempo mostrerò più sfumature di quello che sono utilizzando sound differenti.
Nei tuoi lavori citi spesso temi profondi come identità, perdita e crescita personale: in che modo “Anthem” si inserisce in questo tuo percorso introspettivo?
Non ci penso molto onestamente, sono dei generi che amo e da cui sicuramente attingo anche in maniera non conscia, in genere me ne accorgo alla fine da dove il mio cervello prende ispirazione.
La tua musica unisce hip-hop, elettronica, funk e reggae: come convivono tutte queste influenze nel tuo processo creativo? Napoli è una città vibrante e complessa: quanto ti ha formato artisticamente e cosa ritrovi di Napoli dentro “Anthem”?
Di Napoli in questo caso c’é molto, partendo dal mio quartiere appunto dove sono cresciuto con i miei amici, fino ad arrivare alla critica che faccio verso tutti questi pseudo gangsta rapper.
Guardando alla scena rap attuale, quali sono gli artisti o i movimenti che senti più vicini al tuo modo di intendere questo genere?
Non guardo gli ambienti guardo le persone, indipendentemente dalla scena di provenienza mi connetto solo a chi ritengo che a livello umano
“Anthem” nasce da ricordi, amicizie e frammenti di vita: quale desiderio hai per chi ascolterà questo brano per la prima volta?
Spero che chiunque ascolterà il brano si farà catapultare dentro quel parchetto insieme a noi
Grazie Sandro e complimenti per la tua carriera artistica!
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