Cantautrice di 23 anni, non vedente e già protagonista di importanti riconoscimenti nazionali e internazionali, Sara Blanca trasforma la musica in un ponte tra esperienze personali e messaggi universali. Con il suo primo album Pagine di vita, pubblicato a gennaio 2026, racconta storie di identità, diversità, coraggio e sogni in più lingue, dando forma a un diario sonoro intimo e inclusivo. L’abbiamo incontrata per parlare del suo percorso artistico, della nascita del disco e del significato profondo che la musica ha nella sua vita.
a cura della redazione
Benvenuta su Che! Intervista.
Pagine di vita nasce come un diario musicale: quando hai capito che le tue esperienze personali potevano diventare canzoni capaci di parlare anche agli altri?
Ciao a tutti, io ho iniziato a scrivere canzoni con l’aiuto della mia produttrice AnnaChiara Zincone 6 anni fa perché sentivo l’esigenza di mettere le mie emozioni, il mio pensiero e la mia vita in musica e dopo la pubblicazione delle mie prime canzoni mi sono resa conto che le persone si rispecchiavano in quei testi e da quel momento non ho mai smesso di scrivere.
Oggi non scrivo solo per una mia esigenza ma anche per dare voce alle emozioni delle persone che mi circondano.
La musica è entrata nella tua vita molto presto, tra tastiera e canto: che ruolo ha avuto nello scoprire chi sei e nel costruire la tua identità artistica?
L’apprendimento della musica e del canto mi ha fatto conoscere una nuova forma d’espressione attraverso la quale ho trovato il mezzo per farmi ascoltare in un mondo frenetico e distratto.
Ho capito chi sono: una persona che ha un mondo dentro e vuole condividerlo con gli altri.
Nei tuoi brani affronti spesso il tema della diversità: quanto è importante per te trasformare ciò che ti rende unica in un messaggio universale?
Trasformare la mia unicità in un messaggio universale è essenziale perché penso che ogni persona abbia dei tratti di diversità che la rendono unica e irripetibile e che possono arricchire la vita delle altre persone, proprio per questo il messaggio che mando attraverso le mie canzoni è quello che essere diversi non vuol dire essere sbagliati ma vuol dire essere unici, vuol dire non omologarsi ad una società che ci vorrebbe tutti uguali e senza identità, non capendo che la diversità è una ricchezza e andrebbe valorizzata e non discriminata.
Scrivi e canti in più lingue. Cosa cambia dentro di te quando racconti una storia in italiano, inglese o spagnolo?
Partiamo dal presupposto che nella maggior parte dei casi non scelgo io in quale lingua scrivere una canzone ma è quello che io definisco “lampo d’ispirazione” che mi suggerisce in che lingua scrivere, l’ispirazione mi viene già in lingua straniera e da li poi sviluppo il testo, la tematica e la melodia.
Questo processo avviene maggiormente per lo spagnolo e per l’inglese, qualche volta anche per l’italiano.
Quello che cambia dentro di me è il modo di pensare perchè se scrivo in spagnolo penso in spagnolo se scrivo in inglese penso in inglese in modo tale che il testo sia il più naturale possibile.
Infatti quando una canzone la scrivo in lingua straniera non riesco ad immaginarla in un’altra lingua proprio perché l’ispirazione mi è venuta in lingua.
Lo scrivere in lingua straniera è stato facilitato anche dal fatto che ho frequentato il liceo linguistico studiando inglese, francese e spagnolo, poi mi sono laureata in Lingue e letterature moderne triennale inglese e spagnolo con un Erasmus in Spagna ed ora sto proseguendo con la specializzazione in lingua spagnolo.
L’album è frutto di un lavoro corale con musicisti e produttori che condividono un percorso simile al tuo: che valore ha avuto questa dimensione umana oltre a quella artistica?
Tutte le persone che hanno lavorato con me alla realizzazione del disco amo definirle la mia famiglia musicale perché sono delle persone super empatiche; umane; sensibili e dolcissime.
La mia famiglia musicale è formata da: la mia produttrice AnnaChiara Zincone che mi conosce e collabora con me da 6 anni.
Questo ha permesso e permette di lavorare in modo molto sincronizzato, empatico e affiatato.
La cosa bella di avere una produttrice che ti conosce da tanti anni e che ha una grande sensibilità è che riesce a capire in pieno cosa vuoi trasmettere cucendoti addosso il brano.
Stefano Taroni è l’autore e compositore non vedente con il quale ho scritto i testi del mio disco e con il quale oltre a condividere la stessa disabilità condivido la mia vita, questo sicuramente ha aiutato molto la scrittura delle canzoni perchè ci ha permesso di amalgamare in modo omogeneo, empatico e complementare le nostre idee, andando a creare delle canzoni profonde e che rispecchiassero la mia personalità.
Giampaolo Rosselli direttore dell’etichetta YPK Entertainment che si è occupato di tutto il progetto rendendolo il più inclusivo possibile dando importanza e attenzione ad ogni singolo dettaglio.
Francesco Lo Cascio che si è occupato del missaggio in Dolby Atmos portando l’ascoltatore a vivere a 360 gradi le mie canzoni immersi in un’atmosfera spaziale e sognante.
Brani come “Guerriere” e “Abbraccio universale” toccano temi forti e delicati: come riesci a mantenere uno sguardo positivo anche quando racconti il dolore?
Trattare temi forti nel modo più delicato possibile non è semplice perché bisogna trovare le parole giuste per esprimere il messaggio in modo limpido ma delicato e sensibile senza cadere nella retorica.
Raccontare del dolore non è semplice ma è necessario per dare più forza possibile a chi quel dolore lo affronta ogni giorno.
Anche dal dolore si può e si deve rinascere e rialzarsi e questo lo si può fare solo avendo uno sguardo positivo nei confronti delle sfide che la vita ci mette ogni giorno davanti.
Hai partecipato a contest importanti e aperto concerti di grandi artisti: quanto queste esperienze hanno rafforzato la tua consapevolezza come cantautrice?
Tutte queste esperienze mi sono servite tantissimo per farmi prendere consapevolezza del fatto che i messaggi delle mie canzoni riescono a toccare il cuore di grandi e piccini lasciando un segno ed un’emozione e questo mi permette di proseguire su questa strada perché l’obiettivo della mia musica è proprio questo toccare il cuore delle persone.
Pagine di vita uscirà anche in Dolby Atmos: che rapporto hai con la dimensione immersiva del suono e con il modo in cui il pubblico “vive” la tua musica?
Io non ho mai ascoltato in Dolby Atmos la musica, l’ascolterò per la prima volta il giorno della presentazione del mio disco ovvero il 14 Febbraio, sarà una sorpresa anche per me.
Da quello che mi è stato raccontato sarà un’esperienza magica che permetterà alle persone di VIVERE la mia musica, lasciandosi avvolgere dai suoni musica e dai testi, sicuramente l’ascolto in Dolby Atmos sarà molto più emozionante e sognante rispetto all’ascolto tradizionale.
Quali sono le difficoltà che ti hanno insegnato di più e che oggi riconosci come tappe fondamentali della tua crescita?
Io penso che ogni difficoltà che si incontra nella propria vita sia importante perché ognuna ci fa crescere in modo diverso in aspetti differenti.
Sicuramente ho imparato tanto dalle difficoltà che incontro ogni giorno nella mia vita a causa della poca informazione sulla mia disabilità come: la società che è ancora poco inclusiva, piena di stereotipi sbagliati, piena di pregiudizi e sempre pronta a giudicare il prossimo semplicemente perché è differente.
Se questo album fosse davvero un libro, che titolo daresti al prossimo capitolo della tua storia artistica?
Lo chiamerei “Lo specchio delle emozioni” l’idea è quello di avere uno specchio che invece di fermarsi all’apparenza vada al di là riflettendo la parte più profonda delle nostre emozioni.
Grazie Sara per la tua intervista e complimenti per la tua carriera artistica!
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