Sofia D’Elia: tra talento e fragilità, sul set di Tre Ciotole

Il 9 ottobre arriverà nelle sale cinematografiche Tre Ciotole, nuovo film di Isabel Coixet tratto dall’omonimo libro di Michela Murgia, con protagonisti Elio Germano, Alba Rohrwacher e la giovane attrice Sofia D’Elia. Classe 2006, Sofia interpreta Giulia, un ruolo intenso e delicato che si intreccia con il tono intimo e potente della narrazione. L’attrice, già apprezzata per i suoi lavori con Roberto Faenza e premiata per il cortometraggio Tutù, si conferma una delle voci più promettenti del cinema italiano.

Abbiamo incontrato Sofia D’Elia per parlare del suo percorso, delle sfide sul set e del significato profondo di questa nuova interpretazione.

a cura della redazione
Photo credits: Jacopo Gentilini
Styling: Stefania Sciortino
Brand: Elisabetta Franchi 


Sofia, benvenuta su Che! Intervista e grazie per essere con noi. Partiamo da Tre Ciotole: cosa ha significato per te entrare in questo progetto così importante, tratto dal libro di Michela Murgia e diretto da Isabel Coixet?
Grazie a voi. Entrare in Tre Ciotole è stato un privilegio ed una responsabilità. È un’opera che nasce da una voce potente come quella di Michela Murgia, capace di raccontare le fragilità umane con radicalità e dolcezza insieme. Ho cercato di custodire quel mondo con rispetto, entrando con passo leggero ma sincero.

Nel film interpreti Giulia, un personaggio fragile e complesso: come ti sei preparata per renderne le sfumature interiori?
Ho lavorato soprattutto sul silenzio e sull’ascolto. Giulia è un personaggio che parla più con quello che tace che con quello che dice. Ho cercato di farmi attraversare dalle sue paure, dai suoi vuoti, senza mai giudicarla. Mi sono nutrita di piccoli gesti quotidiani, di memorie personali, di momenti di vulnerabilità che nella vita spesso cerchiamo di nascondere, ma che nel cinema diventano rivelazione.

Ti sei trovata sul set accanto ad attori straordinari come Alba Rohrwacher ed Elio Germano. Che esperienza è stata?
È stata sicuramente una opportunità che mi ha arricchito. Alba ha una sensibilità magnetica, è capace di rendere ogni scena un luogo vivo e autentico. Con Elio ho percepito una generosità rara,  è un compagno di scena che non trattiene nulla per sé e ti offre sempre uno spazio. Stare accanto a loro ha rappresentato sicuramente un momento di crescita.

La regia di Isabel Coixet è nota per la sensibilità e l’attenzione ai dettagli emotivi. Cosa ti ha colpito di più del suo metodo di lavoro?
La sua capacità di guardare dentro le persone senza mai forzarle. Isabel non impone, suggerisce, apre possibilità. Sul set crea un clima di fiducia, quasi sospeso, in cui ti senti libera di esplorare. Mi ha colpito il suo sguardo costante, attento a ciò che spesso sfugge,  un silenzio, una pausa, un gesto involontario. Con lei anche piccoli pezzi diventano parte della narrazione.

Nel film emerge il tema della vulnerabilità come possibilità di trasformazione. Quanto risuona in te questa idea?
Moltissimo. Credo che la vulnerabilità sia una forza mascherata, quando ci permettiamo di mostrarci fragili, accade un cambiamento profondo, perché non abbiamo più bisogno di difenderci. Siamo li, veri, senza maschere. È lì che nascono le connessioni più autentiche, nel riconoscersi imperfetti ma autentici.

Sei anche musicista e cantante: quanto la musica influisce sul tuo modo di vivere la recitazione?
Tantissimo. La musica per me è respiro, ritmo e armonia. Porta con sé la capacità di dire senza parole e questo è molto vicino al lavoro dell’attore. Spesso, prima di girare, ascolto un brano che possa avvicinarmi allo stato d’animo del personaggio, è come aprire una porta interiore attraverso le vibrazioni sonore.

In Tre Ciotole il cibo diventa metafora di relazioni, desideri e fragilità. Se dovessi descrivere il tuo lavoro in cucina emotiva, quali ingredienti non mancherebbero mai?
Non mancherebbero mai il coraggio, la curiosità e la tenerezza. Il coraggio di assaggiare anche ciò che spaventa, la curiosità di mescolare sapori lontani e la tenerezza come condimento finale, perché senza quella ogni piatto rischia di essere solo nutrimento e non condivisione.

Quali sono i tuoi sogni e i tuoi prossimi passi, sia nel cinema che nella musica?
Desidero continuare ad intrecciare le due strade. Nel cinema, mi piacerebbe esplorare personaggi femminili forti ma pieni di contraddizioni. Nella musica, ci sono dei progetti molto belli a cui sto già lavorando. Il sogno più grande, però, resta quello di crescere come artista e come persona, trovando sempre nuovi modi per unire ciò che ci piace a ciò che diventa utile per realizzarci.

Grazie Sofia del tuo tempo e complimenti per la tua carriera artistica!

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