“Sorridere sempre”: crescere, reggere il peso e restare autentici. La visione generazionale di Gabbbrielll

Con “Sorridere sempre”, Gabbbrielll firma un nuovo capitolo del suo percorso artistico, intrecciando pop–urban e scrittura cantautorale per raccontare il costo emotivo del crescere oggi. Il brano, in uscita il 12 dicembre, osserva una generazione alle prese con aspettative, identità e pressioni sociali, dove il sorriso diventa spesso una maschera più che una scelta. Una canzone che nasce dall’osservazione del presente e da un’urgenza personale di rimettere ordine, dando valore a ciò che davvero incide nel tempo.

a cura della redazione


Benvenuto su Che! Intervista Gabbbrielll, partirei dal titolo: cosa rappresenta per te “Sorridere sempre” e perché hai scelto proprio questa espressione?
Per me “Sorridere sempre” rappresenta prima di tutto la serenità. Vivo le mie giornate con l’intenzione di impegnarmi e dare il massimo per far si che i miei sforzi vengano ricompensati. Questa espressione rappresenta l’intenzione di essere rilassati e buoni con se stessi, saper apprezzarsi e saper riconoscere i propri valori e impegnarsi per rispettarli.

    Nel brano racconti un contesto in cui “tutto costa”, dalle relazioni all’identità: quanto questa percezione è legata alla tua esperienza personale e quanto a ciò che osservi nella tua generazione?
    Per quanto riguarda l’aspetto relazionale ho passato la mia vita a vivere personalmente la superficialità e il crescente egocentrismo dei miei coetanei. Una volta che poi ci si affaccia ad osservare la situazione da una prospettiva più ampia ci si rende ancor di più conto di quanto il tutto sia in peggioramento e sia preoccupante.

    Le strofe mettono in luce tensioni e confronti interiori, mentre il ritornello sembra cercare un equilibrio: come hai lavorato su questa dinamica emotiva nella scrittura?
    Nella scrittura ho pensato alla prima strofa come una critica sociale che potesse arrivare a chiunque ascoltasse fin dalla prima volta. Le metriche sono più ritmate per permettere di far trasparire al meglio il messaggio. Il ritornello funge da equilibrio ma anche da mezzo per mettermi in pace con me stesso, accettando la realtà e la difficoltà di veder un cambiamento. La seconda strofa va a parlare di me, della mia prospettiva, di ciò che ho di caro, come il lago da dove vengo, la mia famiglia ed il mio diabete. Utilizzo quelle 16 barre come sfogo personale.

    Parli spesso di pressione sociale e di aspettative: senti che oggi il dover apparire all’altezza pesa più del costruire qualcosa di autentico?
    Oggi apparire vale più di essere/avere qualcosa per davvero, questo perchè in primis chi comanda e ha il potere di cambiare qualcosa sono i primi ad utilizzare questa metodologia. Io ritengo che l’apparire non sia un qualcosa di concreto, ma inutile a dir poco: meglio poco ma buono e autentico, che tanto ma vago e spesso astratto.

    La tua formazione musicale classica convive con un linguaggio rap e urban: in che modo pianoforte e violino influenzano il tuo modo di scrivere e interpretare un brano come questo?
    Pianoforte e violino, ma in generale gli anni di formazione musicale acquisita tra Liceo musicale e Conservatorio mi aiutano a gestire la mia scrittura con più leggerezza. Quando voglio scrivere scrivo subito senza impormi freni, esattamente come quando voglio suonare il piano. Un brano come questo ha una struttura che alterna emozioni tristi e cupe ad emozioni più leggere e provocatorie e mi viene più facile gestirlo anche grazie al repertorio classico che ho studiato.

    “Sorridere sempre” sembra suggerire una riflessione sulla superficialità dell’immediato: quanto è stato importante per te prendere le distanze da ciò che è veloce e materiale?
    Per me è molto importante rimanere in ascolto delle mie idee e seguire i miei tempi. Il senso di solitudine e di esser sbagliati può prevalere in alcuni periodi ma la consapevolezza di chi sono e di che vita voglio vivere mi aiuta al rimanere nel mio, distaccato da ciò che è superfluo e gonfiato.

    In che modo questo singolo si inserisce nella ricerca musicale e narrativa che stai portando avanti dopo “Diario Personale Vol. 1”?
    Questo singolo si inserisce in una serie di brani più maturi come “Perchè?” e “La mia star”, più melodici e più consapevoli sulla propria scrittura e struttura a differenza dell’ep “Diario Personale Vol. 1” che è più un flusso di coscienza scritto di getto.

    Raccontare la vulnerabilità richiede coraggio, soprattutto alla tua età: come vivi il rapporto tra esposizione personale e identità artistica?
    Mi dono sempre del tempo per approfondire ogni esperienza personale, analizzarla e successivamente capire cosa trarne. Tendo sul momento a vivere tutto con stress e paranoie ma con il tempo riesco a capire come diventare migliore, come crescere e come utilizzare le mie esperienze anche più negative per qualcosa a me caro. La mia identità artistica prende le paure, le insicurezze, le fragilità del mio lato più intimo e le trasforma in brani che vogliono arrivare ad un pubblico ampio e che possa riconoscersi nelle mie parole.

    Dal punto di vista sonoro, il brano mantiene un equilibrio tra accessibilità pop e profondità del testo: quanto è stato centrale il lavoro in studio con i produttori per raggiungere questa sintesi?
    Il lavoro in studio con i produttori lucrezjq, Marina Ciocca e Francesco Tosoni e, più in generale, con tutto il team di Indieffusione è sempre per me motivo di orgoglio e uno stimolo a dare sempre di più. Questo brano, così come tutti quelli a cui stiamo lavorando in questi mesi, richiede una produzione attenta e strutturata, capace di tradurre in modo coerente l’immaginario sonoro che prende forma fin dalle prime fasi di scrittura. È un rapporto che ci rende complici e, allo stesso tempo, più menti che lavorano come un unico corpo, dando vita al brano.

    Guardando avanti, “Sorridere sempre” rappresenta per te un punto di passaggio o l’inizio di una fase più consapevole del tuo percorso?
    “Sorridere sempre” rappresenta la continuità di un percorso che mi sta portando verso una fase più consapevole del mio cammino artistico. È un brano che segna un passaggio importante, un vero e proprio punto di svolta e allo stesso tempo un nuovo inizio, che culminerà con l’uscita del mio primo disco.

    Grazie Gabbbrielll e complimenti per la tua carriera artistica!

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