Stefano D’Onghia, “Il Dongi”: dall’antiquariato al design, nasce la collezione “Frazioni”

Dalla passione per l’arte e l’antiquariato alla firma di una collezione d’arredo originale e identitaria: Stefano D’Onghia, per tutti “Il Dongi”, compie un nuovo passo nel suo percorso creativo diventando designer. In collaborazione con la storica azienda veronese Tosato, dà vita a “Frazioni”, una linea che unisce tradizione e visione contemporanea, raccontando il territorio attraverso forme, materiali e suggestioni estetiche. Un progetto che riflette la sua personalità e il suo sguardo unico sul mondo degli oggetti, già noto al grande pubblico grazie al format televisivo “Cash Or Trash – Chi offre di più?”.

a cura della redazione


Stefano, benvenuto su Che! Intervista: oggi celebriamo il tuo debutto come designer. Che emozione si prova a firmare una collezione d’arredo dopo anni nel mondo dell’antiquariato e della televisione?
Aver disegnato e firmato una linea d’arredo e poi vederla realizzata con grande maestria è stata un’esperienza speciale. Ho un po’ vissuto quello che i designer e i progettisti provano nel veder materializzate le loro idee. E’ davvero bellissimo ed emozionante, ne sono molto felice!

Il tuo percorso è sempre stato legato alla valorizzazione degli oggetti e delle loro storie: in che modo questa sensibilità ha influenzato la nascita della collezione “Frazioni”?
È nata dalla fusione di due grandi realtà: il passato del distretto del mobile veronese, riconosciuto a livello internazionale e pubblicato nelle più prestigiose riviste di design di un tempo, e il presente con il know-how del mobilificio Tosato. La mia sensibilità e l’attenzione nel valorizzare oggetti di ogni tipo mi ha aiutato molto.

Com’è nato l’incontro con Alessandro e Arianna Tosato e cosa ti ha convinto ad accettare questa collaborazione?
Ricordo bene quel pomeriggio, nel mio negozio c’era un gran viavai di gente. Alessandro con il suo sorriso, la sua delicatezza ed educazione, mi chiede: “Stefano, vedo che sei molto attento al territorio e spesso – anche nel programma Cash or Trash – nomini Cerea. Ti va di fare qualcosa assieme che possa in qualche modo valorizzare il nostro territorio e la nostra nobile tradizione del mobile in stile?”. Appena sentita la sua domanda, non ricordo se questo “disegno” fosse già in me, ma l’ho comunque partorito con grande velocità. Prendo carta e penna e gli dico: “Ecco, questo è quello che vorrei fare se dovessi disegnare un mobile per valorizzare il nostro territorio!”

“Frazioni” è un nome evocativo: cosa rappresenta esattamente questo concetto e come si traduce concretamente nel design dei mobili?
“Frazioni”, come detto sopra, è stata pensata con molta velocità, quasi come tutto fosse già nella mia mente. E’ strano da descrivere, anzi, non riesco a descriverlo! “Frazioni” è un nome che in maniera molto semplice racconta il nostro progetto: un mobile frazionato e che vuole ricordare le frazioni, queste piccole parti di un Comune di provincia di per sé già piccolo che negli anni ha saputo inserirsi in uno dei più grandi tessuti economici artigianali ed industriali d’Europa. La sua traduzione è dunque semplice ed immediata.

La collezione fonde tradizione e contemporaneità: quanto è stato complesso trovare un equilibrio tra questi due mondi apparentemente distanti?
E’ stato molto semplice fondere i due stili. Fondere il passato con il futuro è un po’ come vedere una fotografia di noi stessi da piccoli e guardarci ora. Non notiamo differenze, o meglio, noi eravamo quella cosa lì e, appunto, è come se i nostri mobili volessero unire quella fotografia di un bimbo con una fotografia di oggi, persona adulta, matura e consapevole.

I materiali utilizzati – ciliegio, paduka, pero e radica – raccontano una forte identità artigianale: quanto è importante per te mantenere vivo il legame con il territorio veronese?
I materiali utilizzati – ciliegio, paduka, pero e radica – raccontano una forte identità artigianale. Le nostre radiche e i nostri materiali raccontano proprio la nostra identità. Li abbiamo scelti per mantenere questo forte legame con il territorio veronese. La parte intarsiata è la parte di un mobile qui molto venduto e riconosciuto a livello internazionale. L’abbiamo voluto fondere a nostro modo proprio per ricordare e rimarcare quello che abbiamo fatto, quello che facciamo e quello che faremo.

Anche i nomi dei pezzi richiamano le frazioni del Comune di Cerea: quanto conta per te il valore simbolico e narrativo degli oggetti che crei?
Il valore simbolico, narrativo e forse un po’ ironico. Le frazioni di Cerea: Cherubine, Aselogna e Asparetto sono per noi suoni molto familiari. Per altri possono essere nomi interessanti, affascinanti e curiosi, per cui lo spirito narrativo e come ripeto ironico è una componente molto importante per queste mie creazioni. Perché sorridere fa sempre assolutamente bene a tutti.

Il pubblico ti conosce soprattutto per “Cash Or Trash”: questa nuova veste da designer cambia il modo in cui ti percepisci e pensi che cambierà anche la percezione del pubblico?
La percezione del pubblico non cambierà affatto! Al pubblico che già mi conosce ormai è noto che tutte le giacche e i miei outfit sono mie creazioni. Pensa che tantissimi mi chiedono: “Stefano mi vendi quella giacca?”, oppure “Realizziamo qualcosa insieme?”. Ho ricevuto anche delle proposte per una linea d’abbigliamento ma la mia idea per ora è ferma sull’artigianato. Sono maggiormente attratto dall’idea di pezzo unico o di edizione limitata, come nel caso di questa produzione. Sono tre prodotti creati esclusivamente in edizione limitata, numerata e certificata.

Il tuo “Second Life Shop” nasce proprio dall’idea di dare nuova vita agli oggetti: “Frazioni” rappresenta un’evoluzione di questo concetto?
Sì, “Frazioni” rappresenta un’evoluzione in questo senso, in chiave sicuramente concettuale, poiché si tratta di oggetto “reinterpretato” e “attualizzato”, dunque sempre legato al concetto di seconda vita.

Questa esperienza è un punto di arrivo o l’inizio di un nuovo capitolo nel mondo del design?
Questa esperienza non è assolutamente un punto d’arrivo, sarà piuttosto un cammino creativo con Alessandro Tosato. Abbiamo già in cantiere un altro progetto dove si parlerà di arte decorativa.

Grazie Stefano e complimenti per la tua carriera artistica!

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