T.N.Y., Awa Fall e Ivan Stray raccontano “Solo Noi”: quando la canzone torna prima dei numeri

Con Solo Noi, disponibile da venerdì 10 luglio, il producer platinum certified T.N.Y. firma un incontro artistico che unisce mondi diversi: la sua esperienza trentennale nella produzione musicale, la voce intensa e autorevole di Awa Fall e l’immaginario diretto del giovane rapper Ivan Stray. Nato in studio quasi per caso, il brano sceglie di rimettere al centro la canzone prima della prestazione, la creatività prima del rendimento e l’incontro umano prima della misurabilità. Tra urban-pop, elettronica, sensibilità reggae, scrittura sentimentale e barre dal forte impatto emotivo, Solo Noi diventa il racconto di un legame che resiste al buio, alle ferite e alla fame affettiva di chi continua a cercarsi anche quando tutto intorno sembra chiedere solo numeri.

a cura della redazione


Benvenuto su Che! Intervista, T.N.Y. e grazie per essere con noi. Solo Noi nasce dall’incontro tra percorsi artistici molto diversi: il tuo, quello di AWA Fall e quello di Ivan Stray. Com’è nata questa collaborazione?
Grazie. È nata assolutamente per caso, Awa si trovava in studio da me per registrare delle voci relative ad un altro progetto, le ho fatto sentire la base, e tutto è nato in maniera super naturale come, del resto, le cose più belle. Ivan invece lo ho cercato io, abbiamo degli amici in comune e lo ho voluto per scrivere una parte di rap sul brano

T.N.Y., dopo oltre trent’anni di lavoro nell’industria musicale e numerose certificazioni, che cosa ti ha spinto a pubblicare un brano nato in studio quasi per caso, senza partire da una logica di rendimento?
Beh, oggi la situazione è radicalmente diversa rispetto agli anni 90, il che non significa che sia meglio o peggio, ogni epoca ha, da sempre, i propri processi e le proprie tecnologie. Oggi però siamo realmente schiavi di un “algoritmo”, di un qualcosa che in realtà neanche conosciamo e, nonostante questo, produciamo, musicalmente parlando, delle cose cercando di piacere il più possibile ad esso, praticamente un paradosso…Questo comportamento credo porti, spesso, ad avere prodotti super omologati e con un livello di creatività veramente basso.

Il brano sembra voler riportare la musica prima della prestazione e la canzone prima dei numeri. Quanto senti oggi il bisogno di difendere uno spazio creativo più libero dentro un mercato sempre più misurabile?
Ho (quasi) sempre fatto quello che mi piaceva, musicalmente parlando, pur seguendo, ovviamente, alcune logiche di mercato che sono chiaramente un must quando lavori su grandi progetti. Oggi, alla mia età, mi sento molto più libero di sperimentare ed ho una gran voglia di esplorare nuovi mondi

T.N.Y., nella produzione si percepisce una grande attenzione agli spazi, ai pieni, ai vuoti e agli ingressi vocali. Quanto la tua formazione tecnica, ma anche il tuo sguardo da architetto, influenza il modo in cui costruisci un brano?
Sono, purtroppo o per fortuna, odiosamente preciso in tutto quello che faccio, passo giornate intere a sistemare un dettaglio che so, nella realtà, non percepirà mai nessuno…è una vita dura quella di noi maniaci ossessivo compulsivi…Sicuramente il design e l’architettura in generale, hanno molti punti in comune con la musica, credo sia sempre una questione di metodo.

Solo Noi mette insieme elettronica, urban-pop, sensibilità reggae e rap, ma senza sembrare una collaborazione costruita a tavolino. Qual è stato il punto di equilibrio tra le vostre identità artistiche?
In realta’ non abbiamo proprio mai pensato ad un vero equilibrio, e’ stato tutto estremamente naturale e ci ha emozionato sin dalle prime note.

    Dopo Solo Noi, quali nuove possibilità creative desiderate esplorare, continuando a mettere al centro la canzone, l’incontro e la libertà di rischiare musicalmente?
    Ho molte idee nel “cassetto”, spero di riuscire a realizzare nel concreto alcune follie che, per ora, albergano solamente all’interno dei miei poveri neuroni…

    Grazie T.N.Y. e complimenti per la tua carriera artistica!

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