“Tanta ancora Vita” di Viola Ardone: la resilienza che nasce dall’incontro

“Tanta ancora Vita” (Einaudi,2025) di Viola Ardone è un romanzo che attraversa le ferite del nostro tempo con lo sguardo limpido di un bambino e la saggezza di chi ha imparato a sopravvivere al dolore.

a cura della redazione


Il protagonista, Kostya, ha appena dieci anni quando intraprende un viaggio che è insieme fisico ed esistenziale. Con uno zaino leggero e il peso di un’assenza materna, affronta i confini di un’Europa lacerata dalla guerra. L’incontro con Vita, una donna che ha perso un figlio e sembra aver rinunciato a tutto, diventa il punto di svolta: l’arrivo di quel piccolo ospite inatteso non solo rimette in moto la sua quotidianità, ma le restituisce una responsabilità che credeva di aver sepolto con il dolore.

Ardone intreccia le voci della memoria e dell’attualità con uno stile che sa farsi lirico e concreto al tempo stesso. Irina, la nonna che recita Dante con accento straniero, rappresenta il ponte tra mondi, culture e lingue, custode di una saggezza che non teme il disincanto. Vita, con il suo nome che sembra un destino, è il controcanto: una madre spezzata che si lascia ferire di nuovo, ma questa volta per salvare e salvarsi.

Il romanzo è una riflessione sul coraggio di non sottrarsi alle responsabilità affettive e sul fatto che, in un tempo in cui la guerra sembra divorare ogni certezza, l’unico atto di resistenza sia continuare a prendersi cura dell’altro. La scrittura è tesa, a tratti poetica, capace di restituire l’innocenza dello sguardo infantile e la fatica adulta di convivere con le perdite.

Tanta ancora Vita non è solo la storia di un bambino e di una donna che si incontrano. È la dimostrazione che le vite possono rispecchiarsi, che i destini individuali non sono mai isolati e che, forse, l’unico modo per restare umani è non smettere di tendere la mano.

Per saperne di più visita: einaudi.it

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