Dalle colonne sonore dei videogiochi anni ’80/’90 alla creazione di un immaginario sonoro personale e sperimentale, i Tendha mescolano voci, clarinetto basso, sintetizzatori e batteria in un equilibrio tanto nostalgico quanto innovativo. Un progetto che unisce ricerca timbrica, passione e visione artistica, capace di evocare mondi digitali e atmosfere cinematografiche. Abbiamo incontrato i Tendha per conoscere meglio la loro storia, la loro musica e il loro sguardo sul futuro.
a cura della redazione
Benvenuti su Che! Intervista e grazie per essere con noi! Iniziamo dal principio: com’è nato il progetto Tendha e cosa significa questo nome per voi?
Grazie a voi per l’invito! I Tendha sono nati dalla voglia di esplorare sonorità che unissero il mondo acustico con quello affascinante delle colonne sonore dei videogiochi 8-bit. È stato un vero e proprio esperimento. Il nome, Tendha, viene direttamente dall’oggetto iconico ottenibile nella maggior parte degli episodi della saga di Final Fantasy, un piccolo omaggio alle nostre radici e al nostro immaginario.
Il vostro suono ha un’identità molto marcata. Quanto hanno influenzato le colonne sonore dei videogiochi 8-bit nella vostra scrittura musicale?
L’influenza delle colonne sonore dei videogiochi 8-bit è assolutamente fondamentale per noi. Rappresentano il nostro punto di partenza, il terreno fertile da cui germogliano molte delle nostre idee. Ci hanno sempre affascinato le melodie memorabili ed evocative, l’importante fattore nostalgico e l’incredibile capacità creativa che i compositori dovevano mettere in gioco, creando intere colonne sonore con strumenti apparentemente limitati.
Il clarinetto basso è uno strumento insolito nella musica elettronica: cosa vi ha spinto a inserirlo nel vostro sound?
Inserire il clarinetto basso è stata una scelta dettata dalla sua versatilità e dal suo timbro unico. In primis, cercavamo uno strumento che potesse esprimere l’aspetto monofonico tipico del basso nelle colonne sonore dei videogiochi 8-bit. Inoltre, è uno strumento che si presta sia all’esposizione di linee melodiche evocative, sia all’esecuzione di linee di basso, quasi come un basso elettrico, donando al nostro sound una sonorità personale.
Le vostre composizioni fondono elementi analogici e digitali. Come avviene il processo creativo tra strumenti acustici e sintetizzatori?
Il processo creativo è un dialogo costante tra il mondo analogico e quello digitale. La chiave per noi è trovare quel punto in cui la sperimentazione tra acustico e sintetico non è fine a sé stessa, ma serve a veicolare un’emozione o un racconto. Nello specifico, la scrittura dei brani ci fornisce le strutture portanti, le armonie e i momenti più arrangiati che definiscono l’identità del pezzo. All’interno di queste strutture, però, lasciamo ampi spazi all’improvvisazione: ogni musicista ha la libertà di esprimersi, sia con soli estesi sia con interventi più brevi e interazioni spontanee.
Le voci, maschili e femminili, sembrano fondersi come un unico strumento: lavorate in modo improvvisato o ogni linea vocale nasce da una scrittura precisa?
L’obiettivo è quello di creare un’unica trama sonora vocale. A volte una linea vocale nasce da un’intuizione estemporanea, altre volte è il risultato di una scrittura più meticolosa, pensata per incastrarsi perfettamente con gli altri elementi. Cerchiamo di usarle più come texture e colori timbrici che come semplici veicoli di testo, rendendole parte integrante del nostro paesaggio sonoro.
Nei vostri brani si percepisce un forte senso narrativo, quasi cinematografico. Pensate alla musica come a un racconto per immagini?
Assolutamente sì. Per noi, la musica è intrinsecamente legata alle immagini e alla narrazione. Ogni brano potrebbe essere un frammento della colonna sonora di un videogioco che non è mai stato creato. Si tratta quindi di evocare atmosfere, scenari ed emozioni che si sviluppano e mutano durante l’esposizione del brano, trasportando l’ascoltatore in un viaggio visivo.
Qual è il ruolo della nostalgia nelle vostre sonorità e come cercate di attualizzarla?
La nostalgia gioca un ruolo importante, soprattutto in relazione all’estetica 8-bit e a certi suoni che richiamano un’epoca passata. Cerchiamo di prendere quelle sonorità familiari, quei ricordi sonori, e di contemporalizzarli attraverso arrangiamenti che uniscono aspetti acustici a elementi chiptune. Vogliamo creare qualcosa che sia sì un omaggio al passato, ma che rispecchi la nostra identità sonora.
I live dei Tendha riescono a trasportare il pubblico in un’altra dimensione: quanto conta per voi la performance dal vivo nella vostra identità artistica?
La performance dal vivo è il momento in cui la nostra musica prende davvero vita e si trasforma in un’esperienza collettiva. È lì che possiamo connetterci direttamente con il pubblico e provare a condividere l’energia che mettiamo nelle nostre creazioni attraverso un viaggio sonoro e visivo. Lavoriamo molto sull’aspetto visivo tramite l’utilizzo di proiezioni di frammenti di videogiochi 8-bit, cercando di creare un’immersione totale per chi ci ascolta.
Come vedete l’evoluzione del vostro progetto nei prossimi anni? Avete in mente collaborazioni o sperimentazioni future?
Vogliamo mantenere viva la curiosità e la voglia di non fermarci mai, sperimentando con nuovi strumenti, nuove tecniche di produzione – siamo già al lavoro per un prossimo album! – e magari anche con l’integrazione di elementi visivi ancora più complessi nelle nostre performance. Le collaborazioni sono sicuramente qualcosa che ci affascina: ci piacerebbe lavorare con artisti di altri generi, magari con qualche sviluppatore in grado di tradurre in videogioco l’aspetto immaginifico di un nostro brano.
Infine, quale messaggio vorreste trasmettere a chi vi ascolta per la prima volta e si immerge nel vostro universo sonoro?
A chi ci ascolta per la prima volta, vorremmo invitarli a ritrovare un contatto con il bambino folle e creativo che è dentro ognuno di noi, eliminando quell’eccessiva censura che il mondo intorno a noi e noi stessi ci imponiamo. Speriamo che il nostro universo sonoro possa essere per loro un luogo di ispirazione per riscoprire una libertà intellettuale essenziale per la celebrazione della vita.
Grazie ragazzi e complimenti per la carriera artistica!
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