The Skillgates: l’estate, la libertà, e la musica che fa respirare

Dopo il graffio urbano di “Punkdemic Rock” e il viaggio siderale di “So Close to Mars”, The Skillgates tornano con un brano che è un manifesto emotivo: “This Summer”. Una canzone che sa di cielo aperto, di notti infinite, di quelle estati che non si dimenticano. Rock diretto, sognante, autentico. Un inno alla libertà, alla possibilità, alla vita sentita sulla pelle. In attesa del videoclip ufficiale, abbiamo incontrato Ed, Mich e Max Gates per parlare di musica, estate e di quel bisogno urgente di tornare a sentirsi vivi.

a cura della redazione


Benvenuti su “Che Intervista!”, ragazzi. This Summer è un brano che ha il sapore delle cose semplici ma vere: quando e come è nata l’idea di scriverlo?
Grazie di cuore per l’accoglienza!
“This Summer” è nata davvero di getto, durante una sessione in sala prove. Stavamo improvvisando, e all’improvviso è uscita fuori questa melodia fresca, leggera, che ci ha subito trasportati in un’atmosfera estiva, sincera. Non c’era un piano preciso: è stato uno di quei momenti magici in cui la musica arriva prima delle parole. Da lì, il testo è venuto quasi da solo, guidato proprio dal suono. Volevamo raccontare quella sensazione di libertà e verità che si prova d’estate, quando bastano poche cose per sentirsi vivi.

Nel testo parlate di “scoprire il mondo e se stessi, sotto le stelle di una notte d’estate”. Quanto c’è di autobiografico in questo viaggio?
Tantissimo, diremmo quasi tutto. Quel verso nasce proprio da esperienze personali, da notti passate a parlare fino all’alba, magari su una spiaggia, magari in macchina da qualche parte, senza una meta precisa. “Scoprire il mondo e se stessi” per noi vuol dire proprio quello: lasciarsi andare, viaggiare dentro e fuori, senza troppe sovrastrutture. L’estate è spesso un momento in cui le maschere cadono, ci si concede il lusso di ascoltarsi davvero. In quelle notti, sotto le stelle, ci siamo conosciuti meglio anche come band. Questo viaggio è il nostro, ma speriamo che chi ascolta ci si possa ritrovare.

Il suono di This Summer è crudo, viscerale, registrato in presa diretta con strumenti vintage. Quanto è importante per voi mantenere questo tipo di autenticità oggi, in un’epoca ultra-prodotta?
Per noi è fondamentale. Viviamo in un’epoca in cui è facilissimo correggere tutto, limare ogni imperfezione… ma a volte, in quella “perfezione”, si perde l’anima. Con “This Summer” volevamo che si sentisse il respiro vero della musica: il legno degli strumenti, il battito reale della batteria, anche le piccole sbavature. Abbiamo scelto strumenti vintage e registrato in presa diretta proprio per restituire quell’energia viscerale, quella verità che per noi è insostituibile. Oggi, più che mai, l’autenticità è una presa di posizione. È il nostro modo di dire: “Ci siamo, siamo questo, senza filtri.”

Nel brano si percepisce un equilibrio tra nostalgia e desiderio di futuro: che rapporto avete con il tempo, con la memoria e con ciò che ancora deve arrivare?
È vero, c’è sempre questo filo sottile tra ciò che è stato e ciò che verrà. Per noi, il tempo è un elemento centrale: la musica è il nostro modo di fermarlo, riscriverlo, a volte anche sfidarlo. La nostalgia non è mai solo malinconia: è un’energia che ci spinge avanti, ci ricorda chi siamo e da dove veniamo. E allo stesso tempo, c’è sempre quel desiderio di futuro, di qualcosa che ancora non conosciamo ma sentiamo dentro. “This Summer” è proprio quel punto d’incontro: uno sguardo che abbraccia i ricordi ma con gli occhi ancora spalancati verso ciò che ci aspetta. E in fondo, è così che scriviamo: con un piede nel presente e il cuore che viaggia tra ieri e domani.

La vostra musica ha sempre avuto una forte componente visiva. Cosa ci potete anticipare sul videoclip in arrivo? E che tipo di paesaggio avete scelto per raccontare questa storia?
Sì, è vero: per noi la musica si vede prima ancora di sentirsi. Ogni brano porta con sé immagini, colori, paesaggi interiori… e volevamo che il videoclip di “This Summer” riflettesse esattamente questo. Abbiamo scelto ambienti naturali, ma non da cartolina: spazi aperti, selvaggi, a tratti quasi sospesi nel tempo. Luoghi che raccontano libertà ma anche solitudine, ricerca, scoperta. Il video sarà un viaggio visivo tra ricordi e desideri, tra quello che è stato e quello che potrebbe essere. Non vogliamo svelare troppo, ma possiamo dire che sarà un’estate vista con gli occhi di chi sogna, non solo di chi ricorda. E sì, ci sarà tanta luce… ma anche qualche ombra.

“This Summer” sembra parlare anche a chi si sente un po’ fuori posto nel mondo di oggi: quanto sentite il bisogno di tornare a un tempo più umano, come suggerite nel comunicato?
Tantissimo. Viviamo in un mondo che corre, che spesso ci chiede di essere sempre connessi, produttivi, all’altezza… ma alla fine ti lascia addosso un senso di disconnessione, di vuoto. “This Summer” è un invito a rallentare, a riscoprire un tempo più umano, fatto di sguardi veri, silenzi pieni, notti senza notifiche. Anche il sentirsi fuori posto a volte è un segnale: vuol dire che non stai solo seguendo il flusso, ma stai cercando un tuo modo di esistere. La nostra musica nasce anche da lì: da un bisogno reale di ritrovare un contatto autentico, con sé stessi e con gli altri. Se “This Summer” riesce a far sentire meno soli anche solo per tre minuti, allora ha già fatto il suo lavoro.

Da E.D.O. a The Skillgates: cosa vi portate dietro del vostro passato musicale e cosa invece avete deciso di lasciar andare?
Il passato non lo rinneghiamo mai, anzi: E.D.O. è stato il nostro primo passo, la nostra “palestra emotiva”, dove abbiamo imparato a scrivere, sbagliare, cercare una voce. Da quel periodo ci portiamo dietro l’urgenza di dire qualcosa di vero, quella fame creativa che ancora oggi ci spinge avanti. E anche l’istinto: scrivere di getto, suonare col cuore prima ancora che con la testa. Ma con The Skillgates abbiamo fatto una scelta più consapevole: lasciare andare ciò che era immaturo, le cose fatte “perché si devono fare”, le etichette. Ora siamo più liberi, più essenziali. Non rincorriamo un genere, ma un’emozione. E vogliamo che ogni canzone sia un varco, una soglia — proprio come suggerisce il nome della band.

Nelle vostre canzoni c’è spesso una tensione tra urgenza e contemplazione. È qualcosa che rispecchia anche il vostro modo di vivere la musica e la vita?
Assolutamente sì. È una tensione che viviamo ogni giorno, e che inevitabilmente entra anche nelle nostre canzoni. Da una parte c’è l’urgenza, quella voglia di suonare, dire, gridare tutto subito — senza filtri, senza compromessi, il nostro carpe diem. Dall’altra però c’è anche la contemplazione, il bisogno di fermarsi, osservare, dare un senso più profondo a ciò che facciamo. La musica per noi è proprio il punto d’incontro tra queste due forze. È come camminare su un filo teso tra il fuoco e il cielo: un equilibrio instabile, ma vitale. E sì, è anche il nostro modo di stare al mondo: impulsivi, ma sempre in ascolto.

“Punkdemic Rock”, “So Close to Mars”, e ora “This Summer”: tre brani, tre identità diverse ma unite da un filo conduttore. Possiamo aspettarci un album che raccolga tutto questo percorso?
Sì, assolutamente. Questi tre brani sono come istantanee di tre stati d’animo, tre momenti diversi del nostro viaggio. “Punkdemic Rock” era rabbia e reazione, “So Close to Mars” era sogno e distanza, “This Summer” è apertura e ritorno all’essenziale. E dietro tutto questo c’è un filo che ci tiene uniti: la voglia di raccontare chi siamo, senza maschere. Quindi sì — stiamo lavorando a un album che metta insieme queste anime diverse, con nuove canzoni che porteranno ancora più in là il nostro suono. Sarà un disco vivo, diretto, e con un’identità forte. Non possiamo ancora dire troppo… ma possiamo dire questo: sta arrivando.

Infine: se poteste descrivere con una sola immagine l’estate che avete voluto raccontare in questo brano, quale sarebbe?
Un’immagine? Una notte d’estate, di quelle in cui tutto può succedere. Il cielo è pieno di stelle, c’è una musica lontana che arriva da qualche parte, e le strade sembrano portare ovunque. È quella sensazione magica, inspiegabile, che solo l’estate sa regalare: quando ogni istante è sospeso tra quello che sei stato e quello che potresti diventare. Una notte che non dimentichi, anche se non la racconti mai a nessuno. Ecco, “This Summer” è proprio questo: una notte che ti cambia.

Grazie ragazzi e complimenti per la vostra carriera artistica!

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