Stefano Bartezzaghi e Pier Mauro Tamburini tornano a giocare con la lingua, con il mistero e con il lettore, costruendo un libro che è al tempo stesso romanzo, indagine, divertissement enigmistico e riflessione sul senso stesso della correzione. Dopo Bozze non corrette, il nuovo capitolo riprende il fascino di un universo narrativo in cui gli errori non sono semplici sviste, ma indizi, fenditure, segnali lasciati sulla pagina perché qualcuno abbia il coraggio di guardarli davvero.
a cura della redazione
Il punto di partenza ha già il sapore di un gioco letterario raffinato: raccontare la biografia di Niccolò Errante, scrittore misteriosamente scomparso, affidandone la ricostruzione al suo correttore di bozze, compagno di enigmi e custode involontario di segreti. Ma, come accade nei migliori congegni narrativi, il lavoro biografico si trasforma presto in qualcosa di più oscuro. Raccogliere materiali, inseguire tracce, ricomporre un passato significa anche avvicinarsi a una verità che forse sarebbe dovuta restare nascosta.
Il libro procede così su una doppia pista. Da un lato c’è il racconto dell’indagine, con i suoi accadimenti strani, inquietanti, quasi minacciosi. Dall’altro c’è il gioco, anzi una costellazione di giochi: sciarade, palindromi, bifronti, anagrammi, acrostici, panvocalici e invenzioni linguistiche che trasformano la lettura in una sfida continua. Il lettore non è chiamato soltanto a seguire una storia, ma a parteciparvi, a controllare, dubitare, smontare e ricomporre.
Al centro di tutto compare un oggetto dal forte potere narrativo: un piccolo quaderno stropicciato, ritrovato tra i binari di un treno, protetto in una scatola di latta. Sulla copertina, la scritta Il Manuale dei Giochi sembra promettere un semplice repertorio enigmistico, ma presto rivela una natura più ambigua. Quel quaderno non contiene soltanto passatempi: custodisce un codice, una chiave, forse l’ultima possibilità di comprendere chi fosse davvero Niccolò Errante.
La grande intuizione di Ultimo giro di Bozze sta nel rendere l’errore il cuore pulsante della narrazione. In un mondo editoriale dove l’errore è qualcosa da eliminare, correggere, cancellare prima della stampa, Bartezzaghi e Tamburini lo trasformano in una soglia conoscitiva. Solo chi cerca gli errori trova la verità, e solo chi cerca la verità può accorgersi degli errori. È un paradosso brillante, ma anche una dichiarazione poetica: la pagina non è mai innocente, e ogni deviazione può contenere un senso.
Il libro dialoga con la tradizione dell’enigma letterario, ma lo fa con intelligenza contemporanea e gusto metanarrativo. Il correttore di bozze diventa investigatore, il gioco si fa confessione mascherata, la biografia assume i tratti del thriller intellettuale. Nulla è puramente decorativo: ogni parola può nascondere un meccanismo, ogni meccanismo può aprire un sospetto, ogni sospetto può avvicinare o allontanare dalla soluzione.
Per saperne di più visita: mondadori.it
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