Domenica 3 maggio, alle 17.30, il Piccolo Teatro di Tolè ha ospitato una selezione da La vedova allegra di Franz Lehár, proposta con la direzione musicale del Maestro Gioacchino Cancemi e con l’adattamento registico curato da Sol Omnibus Lucet APS. Una formula agile, pensata per restituire al pubblico il fascino dell’operetta senza rinunciare alla chiarezza narrativa, alla brillantezza teatrale e a quel tono lieve, mondano e sentimentale che costituisce l’anima stessa del capolavoro lehariano.
a cura della redazione
La vicenda, ambientata nell’ambasciata pontevedrina a Parigi, intreccia diplomazia, schermaglie amorose e interessi economici: al centro, la ricca vedova Hanna Glawari, corteggiata non solo per la sua bellezza ma soprattutto per la fortuna ereditata, mentre Pontevedro rischia la bancarotta. Il libretto dello spettacolo evidenzia bene questo nodo drammaturgico: il barone Zeta vorrebbe indirizzare Hanna verso Danilo affinché il patrimonio resti in patria, mentre Valencienne vive il proprio conflitto sentimentale con Camille.
Nel ruolo di Hanna Glawari, il soprano Valentina Zanni, al debutto nella parte, ha affrontato una figura scenicamente centrale: donna elegante, consapevole, ferita e insieme ironica, capace di muoversi tra disincanto e romanticismo. Accanto a lei, Domingo Stasi ha dato voce e presenza al conte Danilo Danilowitsch, personaggio diviso tra orgoglio, nostalgia amorosa e apparente leggerezza. Il loro rapporto, già segnato da un amore passato e da una separazione imposta dalle convenienze sociali, trova il suo naturale compimento nel celebre duetto “Lippen schweigen”, momento in cui la parola lascia spazio alla musica e il sentimento affiora con limpida evidenza.
Di rilievo anche la presenza del soprano Giada Maria Zanzi nel ruolo di Valencienne, personaggio che porta in scena un’altra sfumatura dell’amore: più inquieta, più ambigua, sospesa tra rispettabilità e desiderio. La selezione dei brani — da “O Vaterland” al Grisettenlied, dal “Vilja Lied” fino al già citato “Lippen schweigen” — ha permesso di attraversare i principali colori dell’operetta: la satira diplomatica, la seduzione parigina, il lirismo fiabesco e il trionfo finale dell’amore.
La concertazione al pianoforte del Maestro Roberto Cancemi ha sostenuto l’impianto musicale con misura e attenzione, offrendo agli interpreti una base essenziale ma efficace. In una versione selezionata, il pianoforte non è semplice accompagnamento: diventa motore ritmico, sostegno teatrale, cornice emotiva. La direzione musicale del Maestro Gioacchino Cancemi ha puntato su equilibrio e leggibilità, valorizzando la cantabilità di Lehár e mantenendo vivo il passo scenico della narrazione.
L’adattamento registico firmato da Sol Omnibus Lucet APS ha scelto una via comunicativa e diretta, adatta allo spazio raccolto del Piccolo Teatro di Tolè. Le scenografie della Compagnia Teatrale Allegri e Vitali e i costumi di Mirta Zagonara hanno contribuito a evocare l’atmosfera elegante e spensierata dell’operetta, senza appesantire la messinscena. Il risultato è stato uno spettacolo di dimensione cameristica, ma capace di conservare il garbo, il ritmo e la brillantezza del titolo originale.
Questa selezione de La vedova allegra ha avuto il merito di riportare Lehár a una dimensione di prossimità con il pubblico: meno fastosa rispetto alle grandi produzioni, ma forse proprio per questo più immediata, più leggibile, più vicina alla natura popolare e raffinata dell’operetta. Tra sorrisi, equivoci, nostalgia e melodie celebri, la serata ha restituito il piacere di un teatro musicale fondato sull’eleganza della forma e sulla semplicità universale dei sentimenti.
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