Mentre l’estate impone il suo ritmo frenetico fatto di tormentoni e sorrisi di circostanza, Vi Skin – all’anagrafe Sofia Pelle – rompe lo schema stagionale con un brano intimo e disarmante. “Non è male (Studio Version)” è la nuova uscita della cantautrice ciociara, che ancora una volta sceglie la strada della verità emotiva rispetto a quella del facile consenso. Lo fa con una ballad spoglia di orpelli, centrata su un messaggio potente: vivere davvero, anche a costo di fallire.
a cura della redazione
Il pezzo si apre con una dichiarazione tanto semplice quanto destabilizzante: «La vita è un gioco che non so giocare. Tanto vale che mi lasci andare.»
È l’inizio di un viaggio interiore che attraversa dubbi, ferite, consapevolezze. Vi Skin racconta il prezzo di una relazione sbilanciata, dove la libertà è vissuta come minaccia e l’amore si trasforma in gabbia. Una narrazione personale che diventa esperienza condivisa, capace di parlare a chiunque abbia provato a contenersi per essere accettato, a chi ha dato tutto ricevendo solo briciole.
La scelta di pubblicare questo brano in piena estate non è solo una mossa artistica coraggiosa, ma un atto politico. In un’epoca dominata dalla cultura della performance e dal mito dell’efficienza, Vi Skin propone una nuova forma di libertà: l’accettazione dell’errore come parte imprescindibile del vivere. Lo dice con parole che pesano, con arrangiamenti essenziali che lasciano spazio all’ascolto profondo, con una voce che non cerca effetti, ma verità.
«Devo imparare che sbagliare in fondo non è male» è la frase cardine del brano, quella che si imprime nella memoria come un promemoria gentile ma urgente. Non è un invito al disimpegno, ma un’esortazione a spogliarsi del perfezionismo, a fare pace con la propria umanità. Un tema tutt’altro che marginale, se si pensa che – secondo il 58° Rapporto Censis – oltre la metà dei giovani italiani tra i 18 e i 34 anni soffre di ansia, depressione o un diffuso senso di inadeguatezza.
Il testo si muove tra immagini forti e confessioni delicate:
«Cercavo di controllare tutto per proteggermi – racconta – ma ho capito che così facendo stavo solo limitando la mia libertà.»
Perché – come ci ricorda lei – non è male sbagliare, se questo significa tornare a respirare.
E soprattutto, se significa tornare a vivere.
Ascolta il brano
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