Volevo sognarmi lontana, in uscita il 13 giugno 2025 per HarperCollins Italia, di Clizia Fornasier, un romanzo intenso e stratificato, che intreccia generazioni, paesaggi e desideri al femminile. Una storia ambientata in una campagna senza tempo, dove l’autogrill all’orizzonte sembra l’unico segno di passaggio verso un altrove possibile — o impossibile.
a cura della redazione
Laura, diciottenne inquieta e magnetica, sogna un’altra vita oltre la linea dell’autostrada, in un appartamento lontano dall’odore acre della terra e dagli sguardi che giudicano. Accanto a lei c’è Romina, sorella minore, più giovane di due anni, che osserva e assorbe ogni gesto, ogni ribellione. A fare da contrappunto c’è la madre, Nives, vedova e tenace, legata visceralmente alla terra che coltiva e alla fatica che plasma ogni suo giorno.
Quando Laura scompare nel cuore di una notte, lasciando dietro di sé solo due lettere — «Ho bisogno di sognarmi lontana» — inizia il vero viaggio emotivo del romanzo: un percorso di elaborazione, di attesa e di riconciliazione, in cui i sogni, anche quelli più lontani, tornano a fare rumore.
Fornasier costruisce un racconto che vive di silenzi e di immagini: le uve corvine, i campi spezzati dal cemento, i ritmi lenti della provincia. Ma soprattutto vive di donne. Donne forti, ferite, in cerca di senso. Donne che sfidano la tradizione non con rumore, ma con la volontà ostinata di esistere oltre il ruolo che è stato loro cucito addosso.
La scrittura è misurata, evocativa, precisa. Non c’è retorica né sentimentalismo facile. Ogni parola è scelta con cura, come si sceglie la vite da potare o il momento esatto per vendemmiare. Fornasier conferma un talento narrativo maturo, già emerso nei suoi lavori precedenti, ma qui amplificato da una voce più sicura, capace di restituire l’intimità del dolore e il peso silenzioso delle scelte.
“La felicità, se arriva, è un raccolto abbondante, una grandinata mancata per un soffio.”
Questa frase, affidata alla saggezza di Nives, racchiude tutta la poetica del romanzo: la vita come attesa, la felicità come evento naturale, fragile, mai garantito.
“Volevo sognarmi lontana” è una storia che rimane. Un romanzo sulla fuga, ma anche sul ritorno. Sul coraggio delle figlie e sulla resilienza delle madri. Un libro che parla al presente con lo sguardo radicato nel passato, dove ogni personaggio femminile diventa simbolo di un’Italia interiore fatta di silenzi, di lotte domestiche e di sogni troppo grandi per stare tra i filari di una vigna.
Una lettura che emoziona e fa riflettere. E che, soprattutto, ci ricorda quanto conti avere il diritto di sognarsi lontani — e poi scegliere se restare o andare.
Per saperne di più visita: hoepli.it
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